Un momento della conferenza stampa del Lugana DOC sulla TAV

Un momento della conferenza stampa del Lugana DOC sulla TAV

La costruzione della linea ferroviaria ad “Alta Velocità” (TAV) Torino-Venezia sta per cancellare un quinto del territorio del Lugana DOC (si stimano 200-250 ettari su un totale di 1.181). Ma oltre agli ettari di vigneto, andrà in fumo un delicato equilibrio tra le attività agricole e quelle turistiche, già messo a dura prova dalla crescita delle infrastrutture nella zona meridionale del Lago di Garda. Ma, anzichè carezzare l’idea di cavalcare una protesta anti-TAV, i produttori del Lugana DOC tentano la carta della proposta costruttiva: che la TAV attraversi i 9 chilometri del loro territorio non sul tracciato in progetto, ma sfruttando un potenziamento della linea ferroviaria già esistente. In pratica, dicono nel Lugana:

“Preferireste arrivare a Venezia 5 minuti prima o rallentare tra Desenzano e Peschiera (9 km. di tratta), e risparmiare soldi pubblici e territorio?”

In una tesa atmosfera, giovedì 25 settembre i responsabili del Consorzio di Tutela del Lugana DOC hanno convocato una conferenza stampa per fare il punto della situazione. Che è davvero complessa.

In sintesi, il CIPE ha deliberato il progetto della TAV per la tratta che attraverserà la zona del Lugana DOC. L’opera verrà costruita dalla società “Cepav Due, Consorzio Eni per l’Alta Velocità” per conto di RFI – Rete Ferroviaria Italiana. La documentazione progettuale è stata trasmessa ai sindaci dei comuni interessati, entro 60 giorni dovranno essere manifestate le eventuali richieste di variazione al progetto. Poi passerranno al progetto esecutivo e inizieranno i primi lavori. Anche la documentazione per l’avvio delle procedure degli espropri è stata inviata agli interessati (vedi qui). Infine, pochi giorni fa è stato redatto uno studio sulla sostenibilità economica, finanziaria e ambientale della tratta di TAV che attraverserà il Lugana DOC (Aristide lo rende disponibile qui), e le risultanze non sono favorevoli al progetto TAV attuale.

Si sta arrivando alle fasi decisive di un processo progettuale iniziato nel 1991 (!):

“Con rapidità sorprendente siamo arrivati al momento in cui la Tav inizia a chiedere concretamente il proprio spazio, mentre molti di coloro che abitano questi luoghi non sanno ancora cosa sta per accadere”,

spiega Luca Formentini, presidente del Consorzio Lugana. Le parole sono pacate, ma la tensione si avverte chiara e forte:

“Sulla comunicazione di questi mesi il nome Lugana e’ comparso sempre più frequentemente fino a diventare una presenza costante ogni volta in cui si veniva a toccare il tema TAV. Questo ha sorpreso anche noi, facendoci rendere sempre più conto che ormai il Lugana non è più solo un vino ma un modo per richiamare attenzione verso una zona in cui non sono gli interessi di pochi privati a meritare attenzione ma la compromissione di qualcosa di molto più grande.
Difendere l’interesse del Lugana non significa difendere un interesse economico; l’interesse del Lugana si difende proteggendo l’ambiente, e viceversa.
Più volte abbiamo letto di questi oltre 200 ettari di produzione che verrebbero a mancare. Ma 200 ettari non sono la dimensione del problema.
Se davvero a qualcuno interessa che questa opera passi da questa strettoia tra le colline ed il lago, lo faccia con gli occhi aperti e si renda conto di cosa tocca, adeguando il suo percorso ed eventualmente  la sua velocità, affinché possa attraversarla con intelligenza”.

E aggiunge:

“Il nostro consorzio non ha le competenze per ideare la soluzione, ha però la possibilità e il dovere istituzionale di richiamare l’importanza di una alternativa.
Lo facciamo (…) sottoscrivendo una richiesta fatta con Legambiente ed indirizzata a tutti i comuni perché contribuiscano ad una ricerca tecnica volta a trovare alternative sostenibili sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista economico”.

Poi segue l’appello a una riflessione:

“Questa TAV diventerà un immenso monumento, visto ed attraversato da milioni di turisti che sono la fonte di vita per questi luoghi. Sarà un monumento impressionante, che rappresenterà per generazioni il livello di civiltà raggiunto dalla nostra società nel momento in cui è stato realizzato. Cerchiamo di fare sì che impressioni per lungimiranza e sensibilità (…) Vorremmo che facesse pensare, a chi visita il nostro lago, che è stata pensata in funzione di cio’ che rende unica questa zona, perché se non siamo noi a darle valore non possiamo pensare che lo facciano gli altri”.

C’è anche tutta la frustazione e la rabbia dei due predecessori di Luca Formentini alla presidenza del Consorzio. Paolo Fabiani:

“Non hanno capito cosa voglia dire territorio. Ora siamo al progetto definito, presentato proprio mentre siamo in piena vendemmia. Noi vogliamo un potenziamento della linea esistente, per evitare uno sfregio al territorio del Lugana”.

E Francesco Montresor:

“Questa è una vicenda che nasce da un progetto del 1991, che ormai non rispecchia più la realtà del territorio. E’ un progetto indifendibile, non tiene conto dell’impatto su una zona vinicola di pregio, costruita in decenni di lavoro, e in una zona turistica con 20 milioni di visitatori all’anno. Si stima che il progetto costi 20 volte l’intervento di potenziamento della linea storica. E poi avremo 15 anni di cantieri, in una zona già critica per le infrastrutture esistenti.
Questo non è progresso, è la fine di una realtà sana. Ci siamo fidati, ma siamo agricoltori, contavamo sul valore di una stretta di mano: tutti ci hanno dato ragione ma nessun politico ha fatto nulla. Non siamo dei “NO-TAV”, ma siamo incazzati e tutti devono sapere a cosa andranno incontro se travolgeranno la nostra terra con un’opera indifendibile come questa”.