In senso orario, da sinistra: Giacomo Ansaldi, Ercole Alagna, Renato De Bartoli

In senso orario, da sinistra: Giacomo Ansaldi, Ercole Alagna, Renato De Bartoli

Dopo un lungo periodo dedicato all’organizzazione di un nuovo wine blogger tour in Sicilia – il West Sicily Wine Bloggers Tour 2013 – rientro dalle zone visitate di Marsala e Menfi con una sensazione straniata di mancate occasioni e nuove opportunità.

Non mi riferisco agli esiti di questo tour di wine blogger internazionali (a quanto pare si è trattato di un discreto successo, in linea con quanto realizzato lo scorso anno sull’Etna), quanto alle sensazioni raccolte durante la progettazione e preparazione del tour, negli incontri con alcuni vignaioli, nello svolgimento stesso del tour (4 giorni assai intensi di incontri), e nel confronto con gli amici provenienti dagli USA e da alcuni paesi d’Europa. In particolare, mi riferisco al Marsala.


Sì, proprio quella grande tipologia di vino fortificato che si confrontava con il Porto, Madera, Sherry. Un grande passato nel ‘900, seguito da un lento declino nel XX secolo, con un boom negli anni ’80 ma poi ancora declino fino ai giorni nostri. Molti commentatori ed esperti si sono soffermati, negli ultimi anni, sulle ragioni della crisi del Marsala e le possibili soluzioni. Ne cito alcuni, perché vale la pena leggerne le ragioni:

Già la lettura di questi titoli conferma che a Marsala hanno un problema. Anzi due: uno di prodotto, uno di mercato.

Provo a sintetizzare. Il Marsala è diventato una commodity, un “vino da scaloppine” a €3 sullo scaffale del supermercato. Ne hanno accorciato i tempi di introduzione sul mercato riducendo gli affinamenti (che per un vino fortificato dovrebbero essere lunghi), ecceduto con l’alcolazione, svilito il marketing comprimendo le opportunità per creare valore aggiunto, industrializzata la vigna e il vitigno che oggi maggiormente lo compone, cioè il Grillo, insieme a Inzolia e Catarratto.

Vi riporto un commento a caldo di uno dei nostri amici blogger, Arnold Waldstein, non appena rientrato dal viaggio in Sicilia nella sua New York:

“…after talking to a number of friends in the shops and the restaurants, Marsala as a region has a serious (really serious) marketing problem.
Really educated wine geeks, in the import trade, don’t know that there is non-fortified wine there are all.
All upside but it will take some time and a smart work to make this change”.

Che, tradotto, suona pressapoco così:

“…dopo aver parlato con alcuni amici enotecari e ristoratori, Marsala come regione ha un serio (veramente serio) problema di marketing. I meglio istruiti tra i super-esperti di vino, nel settore dell’importazione, non sanno che esiste a Marsala una versione di vino non-fortificata. Occorrerà tempo e un lavoro eccezionale per cambiare questo di cose”.

A cosa si riferisce Arnold Waldstein?

Durante il wine blogger tour a Marsala abbiamo visitato il vigneto sperimentale della Regione Siciliana, gestito dai ricercatori e tecnici dell’Assessorato dell’Agricoltura e del Centro per l’Innovazione della Filiera Vitivinicola E.Del Giudice di Marsala. In dieci ettari di estensione di questo vigneto, sono conservate centinaia di varietà siciliane contemporanee e del passato (le “reliquie”). E qui abbiamo visto il “cuore del problema“, ovvero i due biotipi del vitigno Grillo sui quali si sta focalizzando l’attenzione dei ricercatori (oltre ad almeno altri due). Ma sono il “biotipo A” e il “biotipo B” che interessano, eccone le caratteristiche essenziali (qui una scheda con maggiori informazioni):

  • il “biotipo A” ha il grappolo compatto, alta produttività, produce mosti con una concentrazione di zuccheri bassa, pH basso, acidità alta, i vini hanno note agrumate e vegetali;
  • il “biotipo B” ha il grappolo spargolo, bassa produttività, produce mosti con una concentrazione di zuccheri alta, pH alto, acidità bassa, i vini hanno notevole struttura, con descrittori di note speziate e frutta tropicale.

Per farla breve

  • il “biotipo A” corrisponde al moderno Grillo che produce i vini freschi che apprezziamo, ed è la base dell’attuale Marsala (insieme a Inzolia e Catarratto);
  • il “biotipo B” corrisponde al Grillo che probabilmente già esisteva a Marsala prima dell’arrivo degli inglesi (1770), un vitigno che per le sue caratteristiche produceva naturalmente 18 gradi alcol alla vendemmia, senza bisogno di fortificazione.

Col tempo e l’evoluzione del mercato, i produttori hanno progressivamente sostituito i vecchi cloni del Grillo “B” col più produttivo “A”, contribuendo così a modificare strutturalmente la natura del Marsala.

Ufficialmente, un solo produttore ha un mix di Grillo “A” e “B” in produzione: si tratta di Marco De Bartoli, in particolare col suo Vecchio Samperi.

Ma grazie al lavoro di ricerca e recupero della Regione Siciliana, ci possiamo augurare che il biotipo “B” venga reintrodotto alla produzione: alcuni operatori della zona manifestano interesse, uno tra loro in particolare è Giacomo Ansaldi, il quale ci ha fatto capire che sta lavorando in questo senso. Un altro produttore molto sensibile, e che abbiamo incontrato, è Ercole Alagna.

Tutto questo per il lato “prodotto” del problema Marsala. Sul lato “mercato”, non c’è dubbio che oggi il Marsala sia un prodotto “popolare” per la cucina, un’attrazione turistica per alcune cantine museo della zona, ma un quasi “flop” per i mercati pregiati all’estero, dove come al solito ci si presenta con una sola strategia: la leva di prezzo contro volumi.

Imprenditrici Marsala

Da sinistra: Gipi De Bartoli, Laura Doro, Alexandra Curatolo, Sarah Vesco e Maria Chiara Bellina

Persino a Marsala, i ristoratori non conoscono il Marsala. Non lo dice Aristide, ma lo segnala una recentissima iniziativa costituita da un gruppetto di imprenditrici e operatori locali: Alexandra Curatolo (Curatolo Arini), Laura Doro (Martinez), Gipi De Bartoli (Marco De Bartoli), Sarah Vesco (Cantine Rallo) e Maria Chiara Bellina (Cantine Pellegrino) [tutte e cinque nella foto a lato], insieme ai ragazzi di Marsala e Sapori, tra cui il Master Sommelier Michele Miceli e il presidente dell’associazione, Manuele Russo (Ristorante Le Lumie), hanno organizzato il primo “Educational sul Marsala” riservato proprio ai ristoratori locali.

 

Come spiega ad Aristide una di loro, Alexandra Curatolo:

“Come ben sappiamo, a Marsala… non si beve il Marsala. Gli amici di Marsala&Sapori ci hanno confermato che questo avviene non perché non sia un buon vino, non sia di moda o non piaccia, ma principalmente perché non si conosce e il personale di ristoranti e locali è il primo a non saperne abbastanza (…).

Quindi ci siamo rese conto dell’opportunità di provare a muoverci insieme per la promozione a livello locale del Marsala, anche attraverso azioni semplici ed immediate, cominciando proprio affrontando questa prima criticità: far conoscere il Marsala ai ristoratori.

Soddisfatti del risultato, stiamo già preparando il secondo incontro che avverrà tra qualche settimana. Ma questo per noi è solo l’inizio: quello che vogliamo è unire le forze noi giovani generazioni del Marsala, e con piccole azioni concrete, far conoscere il Marsala, la sua storia, il suo valore e far sì che  venga visto come un vino che beviamo anche noi giovani”.

In bocca al lupo, care amiche e amici di Marsala! Molto altro ci sarà da fare, soprattutto al di fuori del mero ambito locale e sui mercati internazionali. Il Marsala non deve soffrire di complessi di inferiorità nei confronti dei grandi vini fortificati spagnoli e portoghesi, ma deve saper recuperare qualità in vigna, rigore in cantina, visione sui mercati.