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    Aristide vuole raccontare il viaggio nel mondo del vino di Giampiero Nadali, il suo autore, con i sensi dell’enofilo appassionato e la compagnia di quanti vorranno seguirlo.


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Vignaioli organizzati, Qualithos per il Tai Rosso

Qualithos_logo Un altro annuncio in pochi giorni che riguarda vignaioli che si organizzano sotto un marchio. Se una rondine non fa primavera, due cosa fanno? Dopo la notizia della costituzione della FIVI - Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (vedi il post precedente), ecco nascere Qualithos, marchio sotto il quale si riuniscono le aziende Le Pignole, Piovene Porto Godi e Dal Maso per promuovere il Tai Rosso dei Colli Berici (Vicenza) nella versione più strutturata e ricca di colore.

La "nursery" della neonata sigla è stata la Tenuta La Scaletta di Altavilla Vicentina, dove le tre aziende hanno sottoscritto un protocollo di intesa nel quale vengono indicati i principi produttivi del loro modo di intendere il Tai Rosso, in una versione vino più strutturata e complessa, dal colore più intenso rispetto alla versione beverina e dal colore rubino chiaro maggiormente diffusa. Spiega per tutti Tommaso Piovene: "il protocollo firmato prevede un’attenta scelta dei terreni, basse rese in vigneto, maturazione ottimale e un attento uso del legno in fase di affinamento". Le tre aziende si impegneranno a riportare in etichetta il marchio comune Qualithos e ad attuare strategie comuni di promozione e comunicazione su scala nazionale dei loro prodotti.

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E' nata la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti

Fivi_federazione_italiana_vignaioli "In vignaiolo veritas".
Questo è lo slogan che campeggia dal loro sito Internet. L'understatement non sarà il loro forte, ma accogliamo senza ironia e con grande considerazione la nascita della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI).

Aristide già raccontò qualcosa circa l'organizzazione dei Vignerons Indépendants de France [qui il post del 2007], alla quale in qualche modo la neonata organizzazione si richiama: infatti, la FIVI sarebbe nata proprio per impulso dell'organizzazione transalpina.

Il loro motto ("un vigne, un vigneron, un vin" - meno supponente di quello italico, ma pazienza...) ha una forte caratterizzazione rivolta a comunicare direttamente ai consumatori un argomento di vendita  molto preciso. L'abilità artigianale del vigneron, la sua capacità di interpretare le tradizioni e l'autenticità, anche con metodi moderni di marketing e comunicazione.

Augurando buon lavoro alla nuova organizzazione italiana e al suo Presidente, Costantino Charrère (fondatore della cantina valdostana Les Crêtes), attendo con impazienza di vedere se e come sapranno interpretare le istanze dei consumatori con un marketing associativo adeguato.

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Brunello di Montalcino, all'ICQ i controlli

Il Brunello di Montalcino che sarà venduto negli USA sarà accompagnato da un attestato di garanzia firmato dall'Ispettorato Controllo Qualità (ICQ) di Firenze. Lo stabilisce il decreto firmato il 3 luglio e presentato alla conferenza stampa tenuta presso l'azienda Conti Costanti di Montalcino dal ministro Luca Zaia con l'ambasciatore USA Ronald Spogli.

Il decreto recepisce la richiesta del Department of the Treasury Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau ("...tutti gli importatori di vino a Docg Brunello di Montalcino, a partire dal 23 giugno 2008, debbono dotarsi di un’apposita dichiarazione del Governo italiano che attesti che l’annata ed il marchio del vino a Docg Brunello di Montalcino siano conformi ai requisiti del disciplinare di produzione e che il prodotto sia commerciabile come tale in Italia") e individua nell'ICQ di Firenze lo strumento per fornire tale "dichiarazione di conformità" del Brunello di Montalcino DOCG.

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Appello-petizione di Porthos sull'identità del vino minacciata

Il magazine Porthos lancia un appello-petizione "In Difesa dell'Identità del Vino Italiano" ideato da Marco Arturi e Sandro Sangiorgi. Lo scenario nel quale si innesta questa iniziativa é quello dei recenti fatti di "presunta violazione del disciplinare del Brunello di Montalcino (...) l'ennesimo attacco nei confronti della tipicità e della storia dei vini italiani (...) A sferrare l'offensiva sono stati i teorici dell'omologazione, del liberismo selvaggio applicato al settore vitivinicolo, di quella malintesa modernità che vorrebbe qualsiasi prodotto enologico conforme ai canoni della richiesta di mercato".

Fosse solo per l'incipit di questo appello, Aristide avrebbe già cambiato pagina. Non considero il liberismo sempre "selvaggio", mentre l'etica collettiva imposta dall'alto ha già dimostrato i suoi effetti nella realtà fallendo in pieno, come ho constatato nel mio ultimo viaggio in Ungheria.

Ma ho deciso ugualmente di firmare l'appello, perché credo sia opportuno parlare di questi temi. Mi interessa il dibattito e vi invito a fare altrettanto, firmando qui.

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Muri-Gries e Franz Haas si dividono il trono 2008 del Pinot Nero

Dsc02172 Le "Giornate Altoatesine del Pinot Nero 2008", tenutesi il 22 e 23 maggio nei due villaggi di Egna e Montagna (BZ) (qui il programma), hanno decretato il vino vincitore di questa settima edizione del Concorso Nazionale Pinot Nero, annata 2005.

Il trono del vincitore se lo dividono ex-aequo due produttori altoatesini, Muri-Gries e Franz Haas, con questi due vini (bottiglie qui a lato):

- Tenuta Cantina Convento Muri-Gries - Alto Adige Pinot Nero Riserva "Abtei Muri" 2005
- Franz Haas - Alto Adige Pinot Nero 2005

Nel prosieguo del post trovate la classifica completa.

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Nettari di Massafra, ultimi sviluppi

L'isteria collettiva e mass-mediatica ha trasformato i "veleni di Massafra" in acqua zuccherata. Sono bastati pochi giorni a mutare i "veleni a effetto lento" raccontati da L'Espresso in acqua zuccherata, come sostenuto da Il Sole 24 Ore? [vedi Kelablu sulla notizia riportata da Il Sole 24 Ore].

Il sequestro è stato revocato "per profili di carattere procedurale, vizi di forma", non per questioni di merito. Il Tribunale del Riesame di Taranto ha accolto il ricorso del legale di Giovanni Caramia, l’amministratore della Enoagri, una delle due aziende di Massafra coinvolte nella vicenda sollevata da L'Espresso e raccontata da Aristide qui e nei post successivi. Una domanda: se si tratta di "vizi di forma", come fa Il Sole 24 Ore a sostenere che "le analisi hanno accertato che la sofisticazione è avvenuta con aggiunta di sola acqua zuccherata"? Mah. In ogni caso, il giorno dopo, il 16 aprile, il Pubblico Ministero di Taranto ha disposto un altro sequestro della Enoagri con "procedura per caso d'urgenza".

Riporto qui di seguito l'intervista segnalata da Elisabetta Tosi su VinoPigro [qui], realizzata da Carlo Flamini per Focuswine del 17 aprile. E' la vicenda raccontata dal punto di vista di Giovanni Vinci, il legale dei titolari della Enoagri e Vmc.

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L'affaire "L'Espresso-Vinitaly", interviste e video

Come già anticipato, ecco la cronaca in video della brutta giornata del 5 aprile al Vinitaly. Troverete la presa di posizione del Vinitaly contro l'articolo de L'Espresso, "Benvenuti a Velenitaly", resa dal suo presidente, Luigi Castelletti, durante la conferenza stampa. Aristide ha potuto sentire e riportare le opinioni di due esponenti della filiera: Giancarlo Prevarin, presidente Assoenologi, e Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di Tutela dei Vini di Soave. A loro si aggiungono i commenti dei giornalisti Francesco D'Agostino, vicedirettore di "Cucina e Vini", e Luciano Pignataro, redattore enogastronomico de "Il Mattino" di Napoli [blog: Luciano Pignataro WineBlog].
Nessuno dei produttori interpellati in fiera a voluto rilasciare alcuna dichiarazione alla mia telecamera. Peccato.

A seguire il video realizzato per Aristide WebTV.

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Nettari di Massafra & Vinitaly: non ci sono responsabilità politiche?

C'è un aspetto della vicenda legata all'inchiesta de L'Espresso ("Benvenuti a Velenitaly") sulla quale voglio spendere qualche considerazione.
La maggior parte delle reazioni si è concentrata sulle "colpe" ascrivibili al news magazine: aver strumentalizzato il marchio "Vinitaly" con la copertina "Velenitaly" del 3 aprile e aver voluto colpire la filiera del vino nel momento di massima importanza della propria fiera di riferimento, il Vinitaly.
Aristide pensa che la stampa libera vada sempre difesa. Anche da se stessa. Anche quando, come in molti casi, non risulta affatto libera ma serva di altri interessi.
Ad Aristide sembra che in questa vicenda emergano responsabilità politiche di una certa rilevanza e delle quali nessun attore della filiera del vino sembra voler chiedere conto.

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Servizio Pubblico: ecco i clienti dei nettari di Massafra

Come anticipato, VinoPigro e Aristide sono finalmente in grado di rendere pubblici i nomi delle aziende acquirenti dei prodotti sofisticati dalle ditte V.M.C. Srl ed Enoagri Export Srl di Massafra (TA):

  • VINICOLA MARSEGLIA – Ortanova (FG)
  • CANTINA SGARZI – Castel San Pietro (BO)
  • CANTINE SOLDO Spa – Chiari (BS)
  • CANTINE BORGO SAN MARTINO – La Morra (CN)
  • MORETTONI Spa – Santa Maria degli Angeli (PG)
  • ACETIFICIO PONTIROLI – San Felice Sul Panaro (MO)
  • NUOVA COMMERCIALE Srl – Ovada (AL)
  • CAPPA ANGELO & Figli Snc – Dogliani (CN)
  • VINICOLA SANTA CROCE Srl – Monteforte d'Alpone (VR)
  • AZIENDA AGRICOLA RIZZELLO Spa – Cellino San Marco (BR)
  • CANTINA CAMPI – Seclì (LE)
  • COOPERATIVA TRA PRODUTTORI – Latiano (BR)
  • CASA VINICOLA POLETTI – Imola (BO)
  • SAROM VINI Srl – Castelbolognese (RA)

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Brunello taroccato? Si, forse, no, chissà

F_for_fake_orson_welles Incredibile, c'è pure qualcuno che si azzarda a chiamarla "brunellopoli". Assisto muto al nuovo "scandalo" che ammorba il mondo del vino italiano da qualche settimana. Alcuni wine blog italiani e americani se ne sono occupati, molti di voi lettori saranno già informati dei fatti (chi non lo fosse trova alcuni link in fondo al post).

Già, quali fatti? Prima si pensava all'impiego di uve "aggiunte" provenienti dalla Puglia, poi il Procuratore di Siena, Nino Calabrese, astemio (!), ha smentito, precisando che sta "verificando il rispetto da parte dei viticoltori del Disciplinare del vino Brunello di Montalcino Docg. Gli accertamenti sono tuttora in corso. Non è vero, comunque, quanto riportato da alcuni organi di informazione circa l’impiego nella produzione di Brunello di vino proveniente dalla regione Puglia". Circola l'ipotesi che alcuni produttori abbiano in realtà aggiunto uve di propria produzione, ovviamente estranee al disciplinare del Brunello di Montalcino, ma così utili a dare al vino colore, corpo, struttura, ecc.

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Vinitaly 2008, manuale di sopravvivenza 3.0

Dsc00878_2 Una settimana al Vinitaly 2008 e molti di voi si stanno sicuramente preparando a visitare la fiera vinicola, a Verona dal 3 al 7 aprile.
Sulla scorta dell'esperienza, Aristide, come già fece nel 2006 e 2007 (sono dunque alla versione 3.0 - e diffidate delle imitazioni), vi propone alcune indicazioni per visitare e affrontare al meglio la più importante rassegna del vino in Italia.

Premetto che un giorno è a malapena sufficiente per avere un'idea esaustiva dell'evento, sarebbe opportuno organizzarsi per almeno due giorni di visita. Certo, il costo del biglietto è certamente impegnativo (qui i prezzi, c'è uno sconto se li comprate online), come pure problematico sarà trovare un posto per dormire a Verona o immediati dintorni. In base al vostro budget, potrete in ogni caso organizzare una visita interessante al Vinitaly.

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Tribù e coriandoli al Simposio sull'enoturismo in Toscana

CoriandoliMarginali, politeisti low-cost, affluenti, esclusivisti. Con tranquilla precisione, il prof. Fabio Taiti, Presidente di Censis Servizi, segmenta  socio-economicamente gli enoturisti di oggi. Li definisce un'insieme di tribù, la "tribalizzazione della domanda". Contrapposta alla "coriandolizzazione dell'offerta". Le aziende della filiera vitivinicola ed enoturistica nel loro insieme frammentato sono coriandoli.

Siamo a Siena, presso l'auditorium della Banca di Monteriggioni, dove la delegazione toscana del Movimento Turismo del Vino ha convocato un simposio per discutere del turismo enogastronomico in Toscana. La sala è affollata dagli studenti delle scuole medie superiori del senese a indirizzo commerciale, agrario e turistico, ai quali gli organizzatori hanno posto la sfida di immaginare modi nuovi per fidelizzare gli enoturisti e cercare di individuare qualche buona idea per cercare di allungare la stagione dell'enoturismo al di fuori delle stagioni canoniche.

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Benvenuto Brunello 2003, si fa per dire

Montalcino_2008 La valutazione qualitativa del Brunello di Montalcino 2003, assegnata dal Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, è di 4 stelle: "annata ottima". Il massimo sarebbero 5 stelle (il 2004, il 2006 e il 2007), l'annata 2002 di stelle ne guadagnò due.
Per Aristide l'annata 2003 del Brunello di Montalcino è stata una delusione. Punto.
Nella degustazione riservata alla stampa presso la manifestazione "Benvenuto Brunello 2003" lo scorso week-end, ho potuto degustare una quarantina di vini alla cieca, selezionati soprattutto tra i Brunello di stile "tradizionale", ovvero affinati in botti grandi, e coerenti con lo stile tradizionale dell'area ilcinese.

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Flash: Primo Simposio sul turismo enogastronomico in Toscana

L'8 marzo, a Siena, presso l'auditorium della Banca di Monteriggioni, la delegazione toscana del Movimento Turismo del Vino ha convocato un simposio per discutere del turismo enogastronomico in Toscana. Nell'iniziativa saranno coinvolti gli studenti delle scuole medie superiori del senese a indirizzo commerciale, agrario e turistico, ai quali gli organizzatori porranno la sfida di immaginare modi nuovi per fidelizzare gli eno-turisti e cercare di individuare qualche buona idea per cercare di allungare la stagione dell'enoturismo al di fuori delle stagioni canoniche.
Al prof. Fabio Taiti, Presidente di Censis Servizi, è venuto in mente di utilizzare lo strumento blog all'interno dei set di strumenti a disposizione degli studenti e delle aziende vitivinicole sottoposte alla simulazione. E il sottoscritto farà parte del team di "esperti" che indirizzeranno e valuteranno gli sforzi dei ragazzi. Un'altra bella storia da raccontare? Lo sapremo presto.

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Zucchero vs. mosto concentrato: l'OCM Vino non risolve la querelle

Sugar_cubes "Bisogna sapere che, alla base di tutta la produzione enologica italiana, esiste una disgraziata legge della fine dell'Ottocento: legge che proibisce, sotto pene severissime, di vinificare mediante l'aggiunta di qualsiasi quantità di zucchero, e che, contemporaneamente, impone che il vino tocchi almeno i dieci gradi di alcool. (...) Tanto a lungo e con tanta severità fu applicata la legge, che ancora oggi, in tutta Italia, è diffusa la falsa credenza che l'aggiunta di zucchero durante la vinificazione sia nociva alla salute, e che la legge abbia, appunto, questo obiettivo igienico: mentre l'aggiunta di zucchero è assolutamente innocua, e la legislazione francese, così meticolosa in questo campo, la permette. Lo scopo della nostra legge era ben altro: era, molto semplicemente ma non altrettanto esplicitamente, quello di aiutare i baroni viticoltori dell'Italia meridionale, e in particolar modo delle Puglie e di Sicilia, a vendere i loro mosti, provenienti da terre bruciate dal sole e non irrigate: ricchi cioè di zucchero, generatore di alcool".

Così scriveva Mario Soldati, nel primo capitolo di "Vino al vino", autunno del 1968 (pag. 31 e seguenti dell'edizione Mondadori Oscar Grandi Classici).

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Lessini Durello, uno spumante di terroir italiano, tipico e sincero

Durello_libro_2007_2Quella che vedete qui a fianco è la copertina del libro "Il Durello, le terre, le vigne, gli uomini", l'ultima opera appena sfornata dal vulcanico Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio Lessini Durello Doc, e dal presidente Andrea Bottaro (già direttore della Cantina di Montecchia di Crosara). Il libro esce a vent'anni dal riconoscimento della Doc, e a dieci anni dalla fondazione del Consorzio, un piccolo consorzio composto da solo otto aziende. Durante la presentazione in anteprima alla stampa, abbiamo assistito alla carrellata dei brevi interventi dei ben dodici autori del libro.

Aristide parla volentieri di Durello perchè è un vino spumante ("metodo Martinotti-Charmat" o "metodo classico") che potrebbe incuriosirvi a partire dalle prossime feste natalizie e magari anche oltre (qui un post dello scorso settembre dedicato alla festa estiva dei Durello Friends). Ammesso che ne troviate ancora sul mercato: il "metodo classico" è andato esaurito presso i produttori, il 2007 è stato un anno che ha portato - finalmente - ad una crescita delle vendite pari al +25% rispetto al 2006.

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Flash: Malabaila di Canale, "Campione del Barbera 2007"

Il Mezzavilla Barbera d'Alba Doc 2006 dell'azienda Malabaila di Canale (CN) si è aggiudicato il titolo di "Campione del Barbera 2007" al recente "3.o Concorso Internazionale del Barbera" [ma non si dice "della Barbera"?], tenutosi in Alessandria qualche giorno fa. Già Medaglia d’Oro nella "categoria 1" del concorso (vini DOC prodotti con almeno l’85% di uve Barbera), il Mezzavilla è stato giudicato come il miglior vino nella fase di degustazione finale. A leggere la descrizione fornita dal produttore sembrerebbe una Barbera assai interessante: "Il Barbera Mezzavilla trae la sua tradizionale eleganza e finezza e la robusta struttura anche dal fatto che la vigna e' di vecchio impianto (1963) e la resa in uve e' molto bassa, mai superiore ai cinquanta/sessanta quintali/ettaro".

A seguire il comunicato ufficiale e gli altri vini premiati.

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Vino Novello, cosa aspettate a modificare il disciplinare?

Novello_g2Quasi quasi non ne volevo parlare di vino Novello. Uscito sul mercato lunedì 5 novembre, il Novello è una tipologia di vino ostica a molti dei cosiddetti wine lovers italici, che oggi sembra essere arrivata oltre la cima del top dei consumi e, complice l'annata 2007, si presenta con un calo tra il 6 e il 10 per cento del vino prodotto (dipende dalla fonte). E' stato un commento "fuori tempo massimo" di Rudy Zeni [Az. Agricola Roberto Zeni, Grumo - S. Michele all'Adige (TN)] ad un post di Aristide del 16 novembre 2005 (qui il post di due anni fa) che mi fa ricredere (il blog è come il maiale, non si butta via niente...).

Inutile tergiversare: il Novello sta perdendo appeal, interesse nel mercato? Se fosse così, secondo Aristide la ragione risiederebbe in un vizio all'interno del disciplinare adottato nella legge del 1999 (con successive modificazioni), il quale limita la macerazione carbonica ad un minimo del 30% delle uve. In pratica si consentono "integrazioni" con vini prodotti con vinificazione tradizionale di uve della medesima vendemmia. E non lo si dichiara in etichetta.