Eccomi di ritorno da un viaggio-studio in Germania. In qualità di embedded wine blogger ero aggregato a un bel gruppo di professionisti di Assonenologi del Veneto Occidentale. Quest'anno abbiamo visitato numerose aziende vitivinicole di diverse tipologie, attraversando idealmente un po' tutta la filiera produttiva germanica.
Le immagini che troverete nel seguito del post riguardano un momento di massima intensità di questi giorni di viaggio: ritraggono uno dei vigneti più famosi del mondo, il Bernkasteler Doctor, un ripido pendio di arenaria sopra il villaggio di Bernkastel-Kues, gemma medioevale che punteggia una delle tante curve del fiume Mosella.
Erik Rundquist, di origine svedese e proprietario da un quarto di secolo della Weingut Wwe. Dr. H. Thanisch - Erben Müller-Burggraef, ci accoglie nella piazza del villaggio davanti alla rappresentazione del mito locale così legato al vigneto "Doctor" e alla magia del vino.
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Terza parte del breve reportage fotografico tratto dal mio viaggio nella Napa Valley e Los Carneros [prima parte qui, seconda qui]. Devo queste note finali a una segnalazione, anzi un bonario consiglio, elargitomi da Mario Pojer, vignaiolo in Faedo (TN) e buon conoscitore della California: "non mancare una visita da Saintsbury", mi disse. E così è stato (grazie Mario!).
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Seconda parte del breve reportage fotografico dalla Napa Valley e Los Carneros [prima parte la leggete qui]. Napa è una cittadina assai tranquilla, la capitale del business del vino di questa fortunata regione. Edifici bassi, come quasi dappertutto in California, molta vegetazione - qui regnano le conifere, gli eucalipti e le sequoie. E poi ci sono i Napa Valley Conference and Visitors Center: ne ho localizzati almeno sei, distributi nei dieci centri abitati principali della valle.
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Indulgerò ancora in qualche giorno di riposo dopo essere stato dimesso dall'ospedale. Rassicurandovi sulle mie condizioni di salute (ancora grazie di cuore a tutti voi per i messaggi pervenuti!), riprendo un post che era in preparazione proprio mentre il mondo stava per rovesciarsimi addosso. Cosa fai quando il poco tempo a disposizione non ti permette di visitare una regione nel modo appropriato da ricavarne un buon report? Fai vedere le foto...
Il mio viaggio nella zona vitivinicola più importante degli USA è stato troppo breve. Chi ci è stato confermerà che occorrono molti giorni a disposizione per farsi un'idea di massima. Con metodo e giornate piene a disposizione ci si può riuscire anche in tre giorni. In attesa di ritornarci, ecco qualche immagine, collegata a qualche impressione ricavata direttamente sul campo.
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Fine della vacanza. Cominciamo il racconto dalla fine. Ostriche fritte, salsa tartara e french fries, accompagnate da un bicchiere di Sauvignon Blanc Auntsfield "Long Cow" 2005 da Malborough, Nuova Zelanda. Eccolo il gran finale che, nella sua semplicità, chiude dodici giorni di viaggio di Aristide negli USA. Siamo a New York City, all'Oyster Bar and Restaurant, nelle sale sotterranee della Grand Central Station (42a Strada & Vanderbilt Avenue). Sissignori: l'ultimo pranzo a New York lo facciamo in una stazione ferroviaria. Inconcepibile per noi italiani? E' il fascino del Nuovo Mondo, bellezza.
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Quella che vedete qui a fianco è la copertina del libro "Il Durello, le terre, le vigne, gli uomini", l'ultima opera appena sfornata dal vulcanico Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio Lessini Durello Doc, e dal presidente Andrea Bottaro (già direttore della Cantina di Montecchia di Crosara). Il libro esce a vent'anni dal riconoscimento della Doc, e a dieci anni dalla fondazione del Consorzio, un piccolo consorzio composto da solo otto aziende. Durante la presentazione in anteprima alla stampa, abbiamo assistito alla carrellata dei brevi interventi dei ben dodici autori del libro.
Aristide parla volentieri di Durello perchè è un vino spumante ("metodo Martinotti-Charmat" o "metodo classico") che potrebbe incuriosirvi a partire dalle prossime feste natalizie e magari anche oltre (qui un post dello scorso settembre dedicato alla festa estiva dei Durello Friends). Ammesso che ne troviate ancora sul mercato: il "metodo classico" è andato esaurito presso i produttori, il 2007 è stato un anno che ha portato - finalmente - ad una crescita delle vendite pari al +25% rispetto al 2006.
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Esiste una vigna che ha visto almeno 350 Natali. Non solo è la più antica, ma è anche la più grande del mondo: la sua pianta principale ha un'estensione fogliare di 350 mq. Questo capolavoro della natura vive ai piedi delle mura di un vero maniero medioevale, Castel Katzenzungen, a Prissiano frazione di Tesimo (BZ), a pochi minuti da Merano. Aristide ha ritratto in video questa magnifica vigna durante la visita alla rassegna "bio&dynamica - le varie sfaccettature della viticoltura biologica", manifestazione immediatamente precedente il
Merano International Wine Festival.
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Anno di anticipi, questo 2007. Anticipiamo, dunque, anche gli argomenti natalizi. Appena issata l'insegna natalizia (la
testata con il Babbo Natale), Aristide non resiste alla
tentazione di stilare una classifica di fine anno. Libero come sono in casa mia, mi prendo la libertà di stilare una classifica "anomala",
personalissima, utile a ricordare a me stesso i migliori dieci vini
degustati quest'anno, utile a motivarmi per qualche futuro viaggio,
utile (magari) a voi per qualche idea di acquisto per i prossimi giorni
di festa.
Auguri!
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Vendemmia manuale, raccolta in cassetta, attenta selezione dei grappoli, eccetera. Noi consumatori siamo abituati a queste espressioni, impiegate più o meno a ragione dai produttori per introdurre un elemento di qualità nella delicata fase di raccolta dell'uva. Tutti abbiamo visto o immaginiamo schiere di raccoglitori, spesso giovani studenti, familiari e amici o lavoratori extra-comunitari, intenti nella "gioiosa" e faticosa opera della vendemmia. Eppure esiste un'altra vendemmia, della quale nessuno vuole parlare volentieri. Menzionata di sfuggita o raramente dichiarata, la vendemmia meccanica è l'altra vendemmia.
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Non una, ma ben due sono le "stelle" appena assegnate dal Premio Giornalistico "Le Età del Lugana". La "Stella del Garda" è un premio decisamente particolare nel panorama dei concorsi enologici. E' un riconoscimento del Consorzio Tutela Lugana Doc alle aziende i cui vini dimostrano di avere potenzialità di invecchiamento interessanti. In tornate successive di valutazione da parte di una giuria di 15 giornalisti, una serie di campioni di vini Lugana non più in commercio vengono accantonate e valutate negli anni. Dopo una selezione avviatasi tre anni fa, sono arrivati in finale due vini delle tipologie Lugana Doc e Lugana Superiore Doc. La giuria (nella quale esordiva il vostro qui presente wine blogger) ha giudicato entrambi i due vini finalisti, pur caratterizzati da tipologie e stili in parte diversi, di essere ancora più che integri e dotati di capacità di invecchiamento residue ancora molto interessanti.
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Questo post è dedicato ad un vino "minore", come ce ne sono tanti in Italia, ma di grande tradizione locale ed interesse. Vi parlo del Recioto "vivace" di Gambellara Doc, prodotto da pochissimi vignaioli in Gambellara, comune al confine tra le province di Verona e Vicenza. La denominazione "vivace" qui utilizzata si riferisce a quella versione di Recioto realizzata con la fermentazione naturale in bottiglia, ma senza raggiungere quella pressione interna tale da far scattare la denominazione "frizzante" (superiore a 1,5 bar) o "spumante" (superiore a 3 bar). Semplicemente "vivace".
Da queste parti si è sempre prodotto questo tipo di vino. Prima che le barrique, i disciplinari moderni ed altre complicazioni rendessero non-conveniente produrre questa piccola rarità, questo era il vino che tutte le famiglie producevano per i giorni di festa. A Gambellara il Recioto "Classico" si ottiene da uve Garganega (come a Soave e Monteforte d'Alpone, del resto) rigorosamente cresciute in collina, in ambiente che appare ancora integro. Infatti, il comune di Gambellara sorge in una zona abbastanza incontaminata dall'antropizzazione selvaggia del nord-est italiano: i capannoni industrial-artigianali e le annesse "casette del geometra" sorgono un po' più a valle, un po' più vicini all'autostrada A4.
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Una perturbazione atlantica - di solito si definisce così - ha costretto il vostro Aristide ad abbandonare temporaneamente il proprio nido d'aquila sulle Alpi Tirolesi e discendere a valle, per sfuggire alla noia che costringe in albergo e tornare per qualche ora alle sane abitudini dell'homo oeconomicus, ovvero lo shopping in città.
La prima che trovo in fondo alla discesa a valle è Innsbruck, capitale del Tirolo. Era qualche anno che non ci tornavo, ma mi sono immediatamente adeguato al life style tirolese. Il centro di Innsbruck pullula, oltre alle orde di italiani in vacanza, di numerosi locali eno-gastronomici di diverso livello.
E quando uno sa cosa cerca, inevitabilmente la fortuna lo favorisce.
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La notizia non è nuova, risale al 2004. Ma è stata sicuramente una delle curiosità emerse durante il recente viaggio a Jerez de la Frontera con la sezione Veneto Occidentale di Assoenologi e in collaborazione con due importanti aziende del settore, Vason Group e Cadalpe.
Nelle bodegas del Grupo Estévez, titolare dei marchi Marqués del Real Tesoro/Tio Mateo e Valdespino, recentemente trasferitesi alla periferia di Jerez, utilizzano anche la musica per il lento affinamento degli Sherry nelle botti in legno di rovere americano.
Curiosità nella curiosità, non si tratta di una musica qualsiasi: è una musica "estratta" dal genoma del DNA del lievito.
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Jerez de la Frontera è un luogo in Spagna assai strano. La città andalusa risulta essere nota ai più per le moto da Grand Prix che sfrecciano sul suo circuito. Ma, a parte questo non tascurabile dettaglio, a Jerez non sembra che la velocità sia la cosa più importante del mondo. Anzi. Da quando i Fenici fondarono la città ben 11 secoli prima di Cristo, da loro chiamata Xera, l'umanità tutta ha guadagnato un sito da allora dedicato alla coltivazione della vite. Nella Jerez di oggi, nelle bodegas (cantine) più antiche del centro della città, come nei moderni complessi nella sua periferia, trovate vini che proprio sul lento scorrere del tempo fondano il loro grande fascino: gli Sherry. Grazie al caldo intenso per tre mesi all'anno e ad un lifestyle assolutamente mediterraneo che vi potete immaginare, tutto laggiù si muove intorno ai tempi dello Sherry e dei Brandy de Jerez. Tutto, o quasi tutto: la delegazione di enologi dell'Assoenologi del Veneto Occidentale con piccolo seguito di giornalisti - e il vostro embedded wine blogger - in "viaggio-studio" per pochi giorni a Jerez, ha sfruttato al massimo il tempo, saltando da una cantina all'altra, con tappe importanti al Consejo Regulador e all'Università di Cadice.
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Intenso week-end a Monteforte d'Alpone. Intendiamoci amici miei, non parlo di intensità nel senso della fatica, ma delle emozioni.
Si trattava della manifestazione “Tutti i colori del Bianco”, svoltasi nel suggestivo Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone (Verona).
Il Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto di Soave, organizzatore della manifestazione, ci comunica numeri notevoli circa la seconda edizione dell’evento dedicato al vino
bianco italiano: "oltre 2500 bottiglie provenienti da tutta Italia, coinvolte tutte le regioni della penisola, 150 le aziende italiane presenti, 35 i territori a denominazione rappresentati, 300 i vini selezionati, oltre 100 i vini Soave in assaggio, più di 80 giornalisti accreditati".
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Molti di voi si stanno sicuramente chiedendo se visitare il prossimo Vinitaly, in Fiera a Verona dal 29 marzo al 2 aprile [se non altro per partecipare all'incontro per ricordare Mario Soldati o passare per un saluto e un brindisi al “Wine-net Meeting Point @ Vinitaly 2007”].
Sulla scorta dell'esperienza, Aristide, come già fece nel 2006, vi propone alcune indicazioni per visitare ed affrontare al meglio la più importante rassegna del vino in Italia.
Premetto che un giorno è a malapena sufficiente per avere un'idea esaustiva dell'evento, sarebbe opportuno organizzarsi per almeno due giorni di visita. Certo, il costo del biglietto è certamente impegnativo (qui i prezzi), come pure problematico sarà trovare un posto per dormire a Verona o immediati dintorni. In base al vostro budget, potrete in ogni caso organizzare una visita interessante al Vinitaly.
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Credetemi. Esausto ma felice, questa settimana il vostro Aristide è rimbalzato come una pallina da ping-pong da una parte all'altra della pianura Padana. Incurante della nebbia e degli orari notturni, nonostante gli impegni del proprio lavoro diurno, il qui presente ha inanellato una serie di serate in compagnia di vini interessanti e di vecchi e nuovi amici. Nulla di eccezionale, direte voi. Mi par di udire già una vocina: "ad un professionista del settore sai quante di queste settimane gli tocca fare in un anno?" Si, è vero, ma Aristide professionista non è, è solo un modesto appassionato. Molto appassionato, direte voi. Ve lo concedo. Questa settimana, che forse non è stata nemmeno la prima nè sarà l'ultima, merita qualche riflessione. Professionisti o no, credo che la comune passione che lega molti di noi e voi al mondo del vino, meriti una piccola pausa, giusto per essere consapevoli di alcune cose che ci accadono, mentre rimbalziamo come palline da ping-pong nella nebbia padana di una notte qualunque.
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