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Mercato USA in crescita, conferme dalla California

Aristide, in viaggio in California, ha partecipato nei giorni scorsi al Direct Symposium di Inertia Beverage Group, azienda di Napa, specializzata in soluzioni e sistemi software per il marketing online del vino, e promotrice di REthink Wine Blog, l'interessante corporate blog che è diventato il motore di comunicazione di molte innovazioni introdotte nelle cantine californiane.

Di ritorno dalla California, trovo la notizia che gli USA sono diventati il secondo mercato mondiale, superando l'Italia e minacciando la leadership della Francia. Una crescita che continua imperterrita da 14 anni, nonostante la crisi economica [secondo l'economista di Harvard Alberto Alesina, intervenuto l'altro ieri sul Sole 24 Ore, la "retorica catastrofista e antimercato ormai così diffusa - anche in Italia - è fuorviante" perché "l'economia reale americana sta reggendo relativamente bene a due shock contemporanei e molto seri, quello petrolifero e quello finanziario"].

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Anteprima: iPhone e le applicazioni per il vino

Iphonenirvinotogo Come annunciato, ho seguito il WITS - Wine Industry Technology Symposium, incontro annuale degli operatori interessati alla convergenza tecnologica tra l'Information Technology e il mondo del vino.
In un prossimo post vi racconterò qualcosa dei contenuti di questo seminario (sono ancora in California mentre scrivo). Uno dei fili conduttori di questi giorni trascorsi parzialmente in vacanza e parzialmente a contatto con il business del vino californiano si chiama iPhone 3G. Il "telefono-non-solo-telefono" di Apple, venduto in un milione di pezzi nel primo week-end di uscita sui mercati, rischia di portare notevoli cambiamenti e innovazioni anche nel mondo del vino.
Ne ho parlato al WITS con Tim Elliot, autore dei blog WineCast e Acan Media, subito dopo il suo intervento alla sessione dedicata al "Wine 2.0".

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California, vino e tecnologia

Plane_2Sono due gli appuntamenti dei prossimi giorni che mi hanno convinto a programmare un viaggio in California. Dovendo incontrare alcuni amici dalle parti di San Francisco, mi sono assicurato di poter seguire il WITS - Wine Industry Technology Symposium, incontro annuale degli operatori interessati alla convergenza tecnologica tra l'Information Technology nella sua punta avanzata che è Internet e i sistemi per l'enologia e la gestione agronomica del vigneto, la vendita diretta e la gestione dei canali commerciali, il "web 2.0", ecc. E già che ci siamo non perderò il Direct Symposium di Inertia Beverage Group, azienda di Napa specializzata in soluzioni e sistemi software per il marketing online del vino, e promotrice di REthink Wine Blog, l'interessante corporate blog che è diventato il motore di comunicazione di molte innovazioni introdotte nelle cantine californiane.

Aspettatevi racconti interessanti dal vostro reporter in California. A presto.

Napa Valley Impressions (3): Saintsbury

Napa_banner_3Terza parte del breve reportage fotografico tratto dal mio viaggio nella Napa Valley e Los Carneros [prima parte qui, seconda qui]. Devo queste note finali a una segnalazione, anzi un bonario consiglio, elargitomi da Mario Pojer, vignaiolo in Faedo (TN) e buon conoscitore della California: "non mancare una visita da Saintsbury", mi disse. E così è stato (grazie Mario!).

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Napa Valley Impressions (2)

Napa_banner_2Seconda parte del breve reportage fotografico dalla Napa Valley e Los Carneros [prima parte la leggete qui]. Napa è una cittadina assai tranquilla, la capitale del business del vino di questa fortunata regione. Edifici bassi, come quasi dappertutto in California, molta vegetazione - qui regnano le conifere, gli eucalipti e le sequoie. E poi ci sono i Napa Valley Conference and Visitors Center: ne ho localizzati almeno sei, distributi nei dieci centri abitati principali della valle.

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Napa Valley Impressions (1)

Napa_banner Indulgerò ancora in qualche giorno di riposo dopo essere stato dimesso dall'ospedale. Rassicurandovi sulle mie condizioni di salute (ancora grazie di cuore a tutti voi per i messaggi pervenuti!), riprendo un post che era in preparazione proprio mentre il mondo stava per rovesciarsimi addosso. Cosa fai quando il poco tempo a disposizione non ti permette di visitare una regione nel modo appropriato da ricavarne un buon report? Fai vedere le foto...
Il mio viaggio nella zona vitivinicola più importante degli USA è stato troppo breve. Chi ci è stato confermerà che occorrono molti giorni a disposizione per farsi un'idea di massima. Con metodo e giornate piene a disposizione ci si può riuscire anche in tre giorni. In attesa di ritornarci, ecco qualche immagine, collegata a qualche impressione ricavata direttamente sul campo.

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Arrivano dalla Georgia per studiare le DOC

Degustazione_masi_1024 Una delegazione di operatori della filiera del vino della Georgia, la repubblica euro-asiatica del Caucaso, sta terminando in questi giorni un viaggio-studio nel nostro paese.
Guidati dal Vice Ministro dell'Agricoltura, la signora Lily Begiashvili, e dal Deputato e Membro della Commissione Agricoltura del Parlamento georgiano, Murman Kuridze, la delegazione era accompagnata da funzionari della FAO (Food and Agricolture Organization of the United Nations), nell'ambito del progetto "Protection of Georgian Wine Appellations" (qui e qui i dettagli, il progetto è sostenuto dal Governo del Canada), i quali hanno provveduto a riempire una fitta agenda di incontri istituzionali e visite presso aziende vitivinicole italiane. Scopo del viaggio è stato lo studio della legislazione della Denominazione di Origine Controllata (DOC), in vista di nuove regolamentazioni per il mercato georgiano.

Già molti lettori di Aristide sorrideranno, ma è proprio così. Una nazione riemersa dalle macerie del post-comunismo sovietico e da lunghe vicissitudini per stabilizzare il processo di indipendenza politico (fino all'ultima, non violenta, "<a href=">Rivoluzione delle Rose"), si trova a dover riorganizzare uno dei settori storici e di grande tradizione locale, sopravvissuto a circa settanta anni di applicazione delle politiche di pianificazione sovietiche: la vitivinicoltura. Ora che nella capitale Tbilisi si è installato un governo orientato all'apertura e collaborazione politico-economica con l'Europa e gli USA, i responsabili della politica agricola si aprono al confronto, in particolare con l'Europa.

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Vinitaly in India, in attesa del Bangalore Nouveau

Hindu_business_line Famosa per i grandi tè e le spezie, l'India potrebbe essere pronta fra qualche anno ad invadere gli scaffali dei nostri supermercati con vini prodotti a Bangalore. Oppure a Nashik, considerata la Napa Valley indiana, 190 km a nord di Mumbai, la ex Bombay, città dove ha sede la Sula Vineyards. Fondata da Rajeev Samant, ingegnere laureatosi a Stanford (California) che lasciò la Oracle Corp. per tornare a gestire l'azienda agricola di famiglia nello stato occidentale del Maharashtra. Oggi Sula Vineyards produce vini su basi Cabernet Sauvignon, Shiraz, Clairette e Sauvignon Blanc (si nota anche un Madera White, un blend di vitigni internazionali e non specificati vitigni autoctoni) ed è importatore dei vini della Ruffino (forse sarà presente al Vinitaly 2007).

Il commercio del vino era bandito in India fino al 2001 (con la sola esclusione dei canali diplomatici), anno nel quale è stato in qualche modo aperto, proprio per iniziativa del governatore del Maharashtra. Oggi è un mercato ancora caratterizzato da forti dazi sull'import, compresi tra il 250% e il 550%.

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Vendemmia sotto la Grande Muraglia

China_harvest Questa vendemmia particolare potrebbe essere l'inizio di un incubo?

Siamo a circa 70 km. a nord-ovest di Pechino, in vista della Grande Muraglia, provincia di Hebei. Si tratta del "vigneto sperimentale Franco-Cinese" e la persona ritratta nella foto a fianco, insieme a due raccoglitrici cinesi, è il vignaiolo francese Nicolas Billot-Grima. Lasciate le vigne di famiglia nel Sud-Ovest francese (cantina Laroche Pipeau), Billot-Grima si dedica a questo "vigneto dimostrativo" sin dall'ottobre 2000, impiantato su un terreno arido e sassoso, 20 ettari di superfice a 600 metri di altitudine, scelto per coltivare qualcosa là dove nessun agricoltore lavorerebbe un terreno così poco fertile.

L'ambizioso esperimento è quello di produrre vini di alta qualità, in una regione difficile ma probabilmente in grado di conferire al vino un certo carattere di tipicità. Le uve scelte sono il Cabernet Sauvignon, Merlot e Marselan (incrocio tra Cabernet Sauvignon e Grenache Noir), oltre a Chardonnay e Sauvignon Blanc. Billot-Grima si unisce ad un folto gruppo di operatori interessati a fare della Cina un potenziale attore del mercato dei paesi del cosiddetto Nuovo Mondo (vedere post di Aristide dell'anno scorso: Château China 2005). Nel frattempo, molti operatori locali stanno abbandonando il mercato della birra e dei superalcolici locali (fino a 10 anni fa la bevanda alcolica preferita dai cinesi era il baijiu, un distillato estratto dal grano) per avviare attività nel più raffinato mercato del vino. Infatti, oltre 500 cantine sono sorte negli ultimi dieci anni in tutto il paese.

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30 anni dopo, California batte ancora Francia

Ridge_montebello_bottles Arriva il risultato dalla doppia degustazione commemorativa - The Tasting that Changed the Wine World: “The Judgment of Paris” 30th Anniversary - che ha visto due gruppi di nove degustatori riunirsi uno al COPIA in California e l'altro presso la storica enoteca di Londra Berry Brothers & Rudd. Il risultato di questa celebrazione conferma l'esito del 24 maggio del 1976: non solo i vini californiani vinsero nel 1976 con grande sorpresa e scoramento dei francesi, ma si sono nuovamente imposti nel 2006 [a conferma che nessuno dei degustatori legge Alessandro Baricco!]. In particolare, la degustazione dedicata ai vini che parteciparono all'evento di Parigi trent'anni fa, ha individuato nel Ridge California Monte Bello Cabernet Sauvignon 1971 (nella foto tratta da Wine Journal) il vino in assoluto preferito da entrambe le giurie di Napa e Londra (qui la scheda del produttore - attualmente questo vino è quotato su Internet tra i $295-$350 a bottiglia, circa €230-€275).

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30 anni fa, cambiava il mondo del vino

Judgementofparis600 Viene ricordato come il "Judgement of Paris": il 24 maggio del 1976, in una degustazione alla cieca presso l'Hotel Intercontinental di Parigi, si confrontavano grandi vini francesi e vini californiani. L'esito di quella degustazione cambiò il mondo del vino.

L'evento fu organizzato da Steven Spurrier, un inglese trasferitosi a Parigi per aprire un'enoteca e gestire una scuola di vino, allora 34enne. Spurrier aveva in mente un evento seriamente organizzato ma informale e non certo pensato per mettere in imbarazzo i propri clienti parigini.

I vini francesi da lui scelti comprendevano infatti prodotti di grande prestigio: Château Haut-Brion e Château Mouton Rothschild tra i rossi del Bordeaux, Bâtard-Montrachet Romonet-Prudhon e Beaune Clos des Mouches Joseph Drouhin tra i bianchi di Borgogna. I californiani erano i pressoché sconosciuti Ridge e Stag's Leap Wine Cellars per i Cabernet Sauvignon e Chateau Montelena e Chalone per i Chardonnay. In tutto quattro vini francesi si confrontarono con sei californiani in ogni categoria.

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Pinotage, attenti al "mal d'Africa"

Kwvpinotage Il Pinotage è un vitigno del quale sentirete, probabilmente, sempre più parlare nel prossimo futuro. Si tratta a tutti gli effetti dell'uva originaria del Sud Africa: infatti, fu il professor Abraham Perold dell'Università di Stellenbosch (poco lontana da Città del Capo) che, nel 1924, incrociò il Pinot Nero con l'Hermitage (il nome sudafricano del Cinsaut, o Cinsault, un altro vitigno assai popolare nel sud della Francia) dando vita alla cultivar Pinotage.

Oggi è considerato un vero e prezioso tesoro locale, il vitigno più "autoctono" del Sud Africa, che si attesta al 5% della superficie vitata sudafricana. Dopo una certa popolarità di vino cheap (economico) raggiunta negli anni '70 (la prima versione in purezza risale agli anni '60) il Pinotage ha conosciuto un lento declino fino agli anni '90, quando i produttori hanno cominciato ad invertire la tendenza. Secondo molti esperti e fonti consultate su Internet, la ragione risiede nella maggiore capacità dei produttori di conservare l'aroma fruttato di queste uve straordinariamente ben maturate, in una regione praticamente perfetta per la coltivazione di vini rossi: il clima è sostanzialmente di tipo mediterraneo, simile alla Toscana, sottoposto alla benefica ventilazione dall'Antartide e dall'Oceano Atlantico. Un migliore controllo delle rese insieme ad una maggiore abilità nella vinificazione con ricorso ad affinamenti lenti in legno, sono le cause di un ritorno di interesse per questo vino.

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Mercato USA, ottimo 2005 per i vini italiani

Ismeausa200510470xDel successo dei vini italiani negli USA ne abbiamo parlato durante buona parte del 2005 (attraverso le categorie Enomarketing e Nuovo Mondo, qui a fianco,  è possibile visualizzare una veloce raccolta dei post qui pubblicati). Si tratta di un successo sancito dai numeri (vedere i dati dell'export) e sancito dalla qualità e diversità della nostra offerta rispetto agli altri paesi produttori (vedere gli appassionati post di Terry Hughes qui su Aristide e sul suo weblog Mondosapore).

Ormai non si può più parlare di boom delle esportazioni di vino italiano negli USA (come fa la Coldiretti nel comunicato stampa qui sotto riportato), ma di una vera e propria leadership in via di consolidamento. In totale le importazioni statunitensi di vini, nei primi 10 mesi dell’anno, sono ammontate ad un controvalore di 2,4 miliardi di dollari, con un incremento dei consumi di vini stranieri del 11,7%. In questo ambito, la quota di mercato dei vini italiani negli USA è salita al 33% del valore dello mercato, seguita dall'Australia con il 24,5%, la Francia con il 20%.

Aristide vi fa notare che...

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Chiaro del Bastardo (3), la replica del produttore

Cvbm_logo Dopo i nostri due post (1 & 2) sulla vicenda del Chiaro del Bastardo, abbiamo contattato la Casa Vinicola Bosco Malera Srl di Salgareda (TV), gestita dalla famiglia Dal Bianco, detentrice del marchio Marchesi di Montecristo sotto il quale ricade il nostro C.d.B.

Giorgio Dal Bianco, responsabile commerciale della C.V.B.M., ci ha gentilmente inviato la copia di una email inviata ieri pomeriggio (mercoledi 21 dicembre) a Mark Fisher, il giornalista americano che sul proprio blog Uncorked aveva raccontato la storia delle due bottiglie di C.d.B contenenti vino di colorazione diversa ed acquistate presso un punto vendita della catena Trader Joe's di Kettering, Ohio. In questa email, riprodotta più sotto, il responsabile della produzione Flavio Zuliani rivela che la causa della colorazione differente sta nel fatto che si tratta di due blend di Garganega differenti.

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Chiaro del Bastardo (2)

Chiaro_del_bastardo_label Come preannunciato nel precedente post sul Chiaro del Bastardo (dove si racconta del medesimo vino presumibilmente ritirato dal mercato USA), il giornalista americano Mark Fisher che edita il blog Uncorked (per il Dayton Daily News), ci ha inviato maggiori dettagli sull'etichetta del "Bastardo". Ecco quanto viene riportato nell'etichetta frontale della bottiglia:

Marchesi di Montecristo Chiaro del Bastardo, Vendemmia 2003
Questo vino nasce da uve raccolte dai vigneti caratteristici per la splendida esposizione al sole. Che sanno regalarci un gusto corposo ricco di estratti e tannini nobili. L'affinamento in botti di rovere poi, ne esalta le sue caratteristiche. Ottimo vino da meditazione si sposa con pasta o pesce.

Ed ecco quanto riporta l'etichetta in inglese sul retro della bottiglia:

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Chiaro del Bastardo

Chiaro_del_bastardo_bottles Inconsapevole delle sottigliezze linguistiche, il giornalista americano Mark Fisher che edita il blog Uncorked (per il Dayton Daily News), si avventura a comprare presso un punto vendita della catena alimentare Trader Joe's di Kettering, Ohio, una bottiglia di Chiaro del Bastardo, un bianco italico, a dollari 6,99 (circa 5,80 Euro). Nel giro di pochi giorni il vino viene ritirato dal mercato dalla stessa Trader Joe's. Cos'è successo?
Il nostro Mark si è trovato di fronte a due gruppi di bottiglie sullo stesso scaffale e dello stesso prodotto, ma di colore notevolmente differente (qui nella foto tratta da Uncorked, clic per ingrandire). Evidenziato il fatto al personale del negozio, il prodotto è stato rimosso dallo scaffale. Dopo la pubblicazione sul proprio blog della vicenda, ed una fitta corrispondenza con i responsabili di Trader Joe's, un lettore ha riferito in un commento nel blog di aver riscontrato lo stesso inconveniente in altro negozio di Ventura, in California: a questo punto, la catena Trader Joe's si è vista costretta a ritirare completamente da tutti i negozi il Chiaro del Bastardo. Non è stata chiarita la causa della diversa colorazione: Mark Fisher ha degustato due campioni concludendo che, probabilmente, si tratta di due blend diversi: quello più scuro sembrava ossidato (ma non eccessivamente) e svanito. Altra differenza interessante riscontrata da Fisher sono stati i due tappi, differenti anch'essi: il vino più "chiaro" aveva il tappo con impresso il nome del vino, l'altro più scuro aveva impresso "Messo in bottiglia nelle proprie cantine".

Qui trovate la prima, la seconda, la terza e la quarta puntata di questa vicenda.

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Cavaliere solitario in cerca di autoctona dolcezza

Ospitiamo nuovamente l'amico Terry Hughes il quale, direttamente dal suo blog Mondosapore, edito nel cuore di Manhattan, New York, ci invia questa breve intervista con Greg Smolik, un importatore di vini italiani che abbiamo già letto qualche tempo fa su Aristide.
Buona lettura.
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GregsmolikThe loner. Il solitario. L’uomo che deve perseguire il proprio sogno, la propria visione. Lo amiamo nei film, nei libri.  Vince sempre nell’arte, oppure soffre una sconfitta così gloriosa che sembra vincere un tipo di vittoria morale.

La realtà della vita Americana, anzi della vita moderna, è assai diversa.  Il visionario vive spesso un’esistenza precaria. “Sognare non costa nulla” cantava Blondie.  Essere imprenditore, però, costa caro.

Ed ecco Greg Smolik, nato a Chicago, ex-buyer di vini italiani presso Sam’s Wines, italo-americano e credente appassionato nei vini artigianali di tutta l’Italia.

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Vino italiano negli USA: è boom di vendite

Avanzano i vini italiani negli USA e consolidano il primato di questo 2005.
Ecco il comunicato ISMEA:

"Roma, 7 ottobre 2005
I dati del dipartimento del Commercio statunitense confermano la tendenza all’aumento dell’import di vini italiani in Usa. Con riferimento al periodo gennaio-luglio 2005, infatti, gli aggiornamenti indicano una crescita del 7% su base annua, per un ammontare complessivo di un milione 157mila ettolitri.
Ismeausa470_1In valore, l’import di vini italiani in Usa è risultato pari a 583 milioni di dollari, facendo segnare un più 13,6%. Nello stesso periodo, l’import a stelle e strisce di vini australiani ha raggiunto quota un milione 140mila ettolitri (+4% su base annua), per un controvalore di 456 milioni di dollari (+2%). Sempre secondo gli aggiornamenti del dipartimento statunitense, gli acquisti di vini francesi hanno sfiorato quota 500mila ettolitri (+1,5%), mentre in termini monetari l’esborso è pari a 528 milioni di dollari, in crescita del 2,6% su base annua. In totale le importazioni statunitensi di vini, nei primi 7 mesi dell’anno, sono ammontate a 3,8 milioni di ettolitri (+8,3%), per un controvalore di 1,9 miliardi di dollari (+9%)".

(Cliccate sulla chart - elaborazione Aristide - per ingrandirla)

Mondosapore: impressioni sul vino italiano

Torna a scriverci l'amico Terry Hughes. Da New York ci racconta una nuova tappa del suo personale viaggio nel mondo del vino italiano negli USA.

Italwines_correttaAttenzione: Metafora malandata!

Ogni tanto provo la sensazione di nuotare in un grandissimo lago di vino italiano.  D’estate mi tuffo al fondo visibile, chiaro come il Vermentino. Venuta la freschezza d’ottobre ecco il mare scuro come il Nero d’Avo