Aristide, a wine blog http://www.aristide.biz Blog di viaggio nel vino Sun, 30 Aug 2015 21:40:03 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.4 Maso Michei e l’Eremita sulla Montagna http://www.aristide.biz/2015/08/30/maso-michei-e-leremita-sulla-montagna/ http://www.aristide.biz/2015/08/30/maso-michei-e-leremita-sulla-montagna/#comments Sun, 30 Aug 2015 21:40:03 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1594 C’è un eremita sulla montagna della Valle dei Ronchi, nei pressi di Ala di Trento, in alto a 900 metri tra i vigneti di Pinot ...

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Giuseppe Tognotti

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Giuseppe Tognotti

C’è un eremita sulla montagna della Valle dei Ronchi, nei pressi di Ala di Trento, in alto a 900 metri tra i vigneti di Pinot Nero, Chardonnay, Müller Thurgau, Gewürztraminer e altre prelibatezze aromatiche.

Si chiama Giuseppe Tognotti, andatelo a trovare, fa vini unici perché è unico “quel” luogo, incastrato sotto le Piccole Dolomiti.

E, ça va sans dire, un po’ unico lo è anche l’Eremita.

Con lui berrete di tutto: ieri è toccato al nuovo Maso Michei Bianco Vigneti delle Dolomiti IGT, di Müller Thurgau in bottiglia da 1 Lt. con tappo a vite, poi il #sempreclamoroso Maso Michei 823 Metodo Classico Trento DOC (tra i miei top-3 metodo classico preferiti in Italia), poi il Passofonduto Vigna Salto d’Angiò Bianco Sicilia 2014 assai buono del “contadino emozionale” Giuseppe Cipolla.

Finale di giornata con Le Père Jules Cidre Bouché Sec alle mele di Normandia, il quale – dopo almeno dieci anni di abbandono in cantina – si è rivelato una sorpresa notevole, buonissimo.
Insomma, non è cosa per tutti o per chiunque, ma non lasciate solo l’eremita… 😉

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Qui sotto alcune immagini della giornata a Maso Michei:

Maso Michei e l'Eremita sulla Montagna

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DWCC in Bulgaria http://www.aristide.biz/2015/08/18/dwcc-bulgaria/ http://www.aristide.biz/2015/08/18/dwcc-bulgaria/#comments Tue, 18 Aug 2015 18:18:27 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1494 “Sono impressionata… se parlate coi numerosi veterani di eventi del vino qui presenti (alla DWCC, Ndr.), tutti affermano che questa conferenza è senza dubbio la ...

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DWCC 2015

“Sono impressionata… se parlate coi numerosi veterani di eventi del vino qui presenti (alla DWCC, Ndr.), tutti affermano che questa conferenza è senza dubbio la migliore”.
Jancis Robinson, Novembre 2014.

Ora, cosa farete per non mancare quest’anno alla DWCC? Quali dubbi o perplessità vi impediranno di partecipare al migliore evento del vino internazionale?

Alcuni spunti ve li fornisce Elisabetta Tosi sul nostro blog Fermenti Digitali. Leggete qui l’articolo.

#dwcc

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Microfiche: Rosso di Gulfa Etna Rosso DOC http://www.aristide.biz/2015/07/17/microfiche-rosso-di-gulfa-etna-rosso-doc/ http://www.aristide.biz/2015/07/17/microfiche-rosso-di-gulfa-etna-rosso-doc/#comments Fri, 17 Jul 2015 14:59:58 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1451 Siamo sul versante Sud-Ovest dell'Etna DOC. Le uve di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio provengono da vigneti di circa 40 anni a 900 mt. s.l.m., in contrada Cavaliere...

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Produttore: Feudo di Gulfa, Vincenzo Vacirca
Vino: Rosso di Gulfa Etna Rosso DOC 2011
Denominazione: Etna DOC
Alcool: 14%
Prezzo: €14,00 al pubblico in cantina, bott. 750ML.

Siamo sul versante Sud-Ovest dell’Etna DOC. Le uve di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio provengono da vigneti di circa 40 anni a 900 mt. s.l.m., in contrada Cavaliere di S.Maria di Licodia. Impianti ad alberello o alberello appoggiato, a 5.000 piante x ha, con una resa a 60 ql/ha. Feudo di Gulfa è tra le più belle e antiche aziende dell’Etna, è estesa su 15 ettari e appartiene alla famiglia Vacirca dal 1870.
Da pochi anni, Vincenzo Vacirca si sta occupando della produzione di due nuovi vini (Etna Rosso ed Etna Bianco), nati da una partnership con la famiglia Benanti, altra cantina prestigiosa dell’Etna. Infatti, questo vino viene vinificato presso la cantina dei Benanti a Viagrande. Il progetto di rilancio prevede anche la produzione di olio E.V. Monte Etna DOP.
Il 2015 è dunque l’anno che segna il debutto di due Etna Rosso (2012 e 2011) e un Etna Bianco (2013).
Il Rosso di Gulfa 2011 segna quella che è considerata da molti un’ottima annata per gli Etna DOC. Il colore è classico dell’Etna Sud-Ovest: rubino scuro con bella trasparenza. Naso decisamente balsamico, complesso, ampio, pulito, frutta rossa e marasca. In bocca buona acidità, sapidità moderata, dopo 12 mesi di barrique, i tannini sono ancora ruvidi e ben attivi, un po’ sovrastanti, buona è la persistenza, con sensazione calda prevalente. Ha bisogno di tempo per levigare i tannini, col supporto dell’acidità evolverà bene nella sua complessità e ampiezza di sentori.
Un debutto interessante e da seguire.

Qui sotto, alcune immagini dei vigneti di Feudo di Gulfa (clicca sulle foto per ingrandire).

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Solstizio d’Estate 2015 sull’Etna Sud Ovest http://www.aristide.biz/2015/06/27/solstizio-destate-2015-sulletna-sud-ovest/ http://www.aristide.biz/2015/06/27/solstizio-destate-2015-sulletna-sud-ovest/#comments Sat, 27 Jun 2015 16:56:29 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1426 Seconda edizione del Solstizio d’Estate sull’Etna, tra le vigne del versante Sud-Ovest della DOC Etnea. Sulla scorta dell’esperienza “numero zero” del 2014, Etna Wine Lab, il team ...

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L’immensa area viticola intorno all’Etna, il più grande vulcano d’Europa – l'area rossa indica il versante Sud-Ovest dell’Etna DOC [questa rappresentata è un'approssimazione di Aristide a puro scopo indicativo, non indica con esattezza i confini dell'Etna DOC in quel versante - clicca l'immagine per ingrandire]

L’immensa area viticola intorno all’Etna, il più grande vulcano d’Europa – l'area rossa indica il versante Sud-Ovest dell’Etna DOC [questa rappresentata è un'approssimazione di Aristide a puro scopo indicativo, non indica con esattezza i confini dell'Etna DOC in quel versante - clicca l'immagine per ingrandire]

L’immensa area viticola intorno all’Etna, il più grande vulcano d’Europa – l’area evidenziata indica il versante Sud-Ovest dell’Etna DOC [questa rappresentata è un’approssimazione di Aristide a puro scopo indicativo, non indica con esattezza i confini dell’Etna DOC in quel versante – clicca l’immagine per ingrandire]

Seconda edizione del Solstizio d’Estate sull’Etna, tra le vigne del versante Sud-Ovest della DOC Etnea. Sulla scorta dell’esperienza “numero zero” del 2014Etna Wine Lab, il team guidato da Valeria Càrastro, agronomo ed esperta della zonazione dell’Etna DOC,  e Giovanni Marletta, agronomo (team al quale si è associato anche il sottoscritto e Fermenti Digitali), con il patrocinio della Strada del Vino dell’Etna, ha organizzato una degustazione alla cieca di vini Etna Bianco ed Etna Rosso provenienti da quattro versanti diversi del grande vulcano (immagini nella galleria in fondo al post).

Interessante la degustazione, condotta da Vittorio Cardaci, delegato della FISAR (e già presidente nazionale), tenutasi nella funzionale Enoteca della Strada del Vino dell’Etna, a Ragalna. Stimolante l’introduzione:

“Quanti consumatori immaginano che la regione del vino Etna DOC abbia addirittura cinque versanti diversi? (Nord, Nord-Est, Est, Sud-Est e Sud-Ovest, N.d.r.). Esistono davvero delle differenze tra questi terroir?”

E – aggiunge Aristide – i vini oggi prodotti sono in grado di riprodurle e renderle evidenti? E gli stili produttivi adottati dai differenti produttori, coprono confondendo o esaltano convincendo tutte queste differenze? Basta il concetto vacuo di mineralità vulcanica a spiegare la diversità, o ci serve un complesso logico meglio articolato – tra zone-versanti e stili produttivi – per attrarre e sedurre definitivamente gli influenti wine critic e gli esigenti wine lover internazionali? Sono sicuro che c’è ancora molto lavoro da fare.

I vini selezionati e proposti alla cieca, hanno confermato un alto livello e una cura notevole. Eccoli con le mie minute:

Etna Bianco

Annata 2013, i vini provengono da aziende collocate ad altitudini simili. Una sola osservazione generale: se solo ne facessero invecchiare una piccolissima parte, chessò, un 3-5 percento, chessò per almeno 10 anni e poi lo vendessero, chessò, con un bel valore aggiunto ai ricchi guru del vino internazionale. Allora ne vedremo delle belle.

[tra parentesi il versante di provenienza]

  1. Quantico Etna Bianco DOC 2013 (NE) Carricante e 10% di Grillo – Leggera sensazione di affumicatura, bella secchezza, buona acidità, fa salivare, finale austero, medio-lungo. Note floreali (zagare, ginestra, tiglio, agrumi) e mielate.
  2. Calcagno Carricante Etna Bianco DOC 2013 (N) – profilo un po’ piatto al naso, buona acidità, medio-corta persistenza.
  3. Tenuta Monte Gorna Etna Bianco DOC 2013 (E) – profumi sui valori dei precedenti, spiccata la nota mielata, buona acidità e salinità, bella ampiezza e fronte dei sentori complesso.
  4. Masseria Setteporte N’Ettaro Etna Bianco DOC 2013 (SW), vigneti degli anni ’70 – Leggermente affumicato, più frutto morbido, vivace al gusto, una virgola meno elegante del terzo.

Etna Rosso

L’annata 2011 è ritenuta dai produttori come una grande annata.

[tra parentesi il versante di provenienza]

  1. Calcagno Arcuria Etna Rosso DOC 2011 (N) – Colore nella “regola” della corretta trasparenza del Nerello Mascalese (come di grandi altri vitigni rossi interpretati correttamente, come Pinot Nero, Nebbiolo, Corvina, Sangiovese), discreta astringenza, al limite dell’allappante, acidità un po’ pungente.
  2. Terre di Trente Nerello Mascalese Rosso Sicilia IGT 2011 (NE) – Rosso più intenso alla vista, riflessi violacei, tannini secchi, precisi, non precisamente connotato da una grande bevibilità…
  3. Benanti Serra della Contessa Etna Rosso DOC 2011 (SE), vigne prefilosseriche, vendemmia leggermente anticipata (fine settembre), lieviti autoctoni selezionati e brevettati, macerazione di circa 25 gg., 1 anno di rovere francese, circa 8 mila bottiglie – favolosa la trasparenza rossa, bocca ambia e cangiante complessità, molto equilibrato.
  4. Masseria Setteporte Nerello Mascalese Etna Rosso DOC 2011 – buona trasparenza, frutta matura (con una leggera dolcezza), bella balsamicità (legno?), tannini rotondi, sicuramente più pronto del precedente.

Di sicuro questo evento ha avuto il pregio di aprire una riflessione, che continuerà e si estenderà in futuro agli altri versanti Etnei. Perché è arrivato il momento che questa regione produttiva torni a pensare e agire da leader quale è stata nel periodo 1850-1910, quando la regione Etnea era la seconda area produttiva del mondo, dopo Bordeaux. E là fiorivano ricerca agronomica/ampelografica ed enologica, filiere produttive complete, logistica, nobili e alto-borghesi uniti nella visione e competizione dei grandi imprenditori. Se la ricchezza di allora svanì per la sciagura della filossera, oggi potrebbe cominciare a riaffermarsi, dopo una prima fase di riscoperta e rilancio intorno a ben pochi nomi, poi seguiti dalla “moltitudine” di nuovi operatori atterrati sulle pendici del vulcano.

Dopo la degustazione, eccoci in breve visita a L’Abbazia, ristorante e produttore sopra Santa Maria di Licodia, dove si allevano le uve per il debuttante Benedettino Rosso Terre Siciliane IGT 2013. Più tardi – grazie all’ospitalità delle famiglie Bentivegna e Portale – il calare del sole e la lunga notte stellata sono stati il teatro per la degustazione libera dei vini delle aziende locali, oltre ad alcune che utilizzano uve dell’area Sud-Ovest: Feudo di Gulfa, Benanti Winery, Masseria Setteporte, Falcone, Antichi Vinai, Barone Spitaleri – Castello di Sollicchiata e Bentivegna.

A seguire le foto dell’evento, più qualche altra variazione sul tema effettuata nei giorni successivi, in particolare all’azienda Tornatore, della quale parlerò in futuro.

#Etna Solstizio d'Estate 2015 a Sud Ovest - HD

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Le prediche inutili di Angelo Gaja, un marziano sul vulcano http://www.aristide.biz/2015/05/23/le-prediche-inutili-di-angelo-gaja-un-marziano-sul-vulcano/ http://www.aristide.biz/2015/05/23/le-prediche-inutili-di-angelo-gaja-un-marziano-sul-vulcano/#comments Sat, 23 May 2015 09:31:28 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1407 Angelo Gaja in tour sull’Etna, invitato dal magazine online Cronache di Gusto, parlando a un folto pubblico in una conferenza al Picciolo Golf Resort: “Lasciate stare ...

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Angelo Gaja conferenziere sull'Etna - foto di Gianni Paternò, Cronache di Gusto

Angelo Gaja conferenziere sull'Etna - foto di Gianni Paternò, Cronache di Gusto

Angelo Gaja conferenziere sull’Etna – foto di Gianni Paternò, Cronache di Gusto

Angelo Gaja in tour sull’Etna, invitato dal magazine online Cronache di Gusto, parlando a un folto pubblico in una conferenza al Picciolo Golf Resort:

“Lasciate stare i soldi pubblici. Fate gli imprenditori del vino senza fondi pubblici, scommettete su voi stessi”.

E ha pure citato Luigi Einaudi, statista liberale, piemontese come Gaja:

“un uomo brillante che aveva bisogno di stare a contatto con i contadini per chiedere, per domandare; un uomo con una visione del denaro pubblico che non corrisponde certo a quella corrente”.

Chapeau.

Qui il post di Cronache di Gusto, e qui una galleria fotografica del Gaja Etna Tour.

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Libero cibo http://www.aristide.biz/2015/03/09/libero-cibo/ http://www.aristide.biz/2015/03/09/libero-cibo/#comments Sun, 08 Mar 2015 22:39:04 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1394 Camillo Langone in un intervento non conformista su “Come mangiare felici senza mode, leggi e guru”: “Il proibizionismo alimentare consiste, in sintesi, nel voler impedire agli altri di ...

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snyders_frans_512_still_life

snyders_frans_512_still_life

Snyders Frans, Natura morta – tratto da http://www.settemuse.it/arte_bio_S/snyders_frans.htm

Camillo Langone in un intervento non conformista su “Come mangiare felici senza mode, leggi e guru”:

“Il proibizionismo alimentare consiste, in sintesi, nel voler impedire agli altri di mangiare quello che a noi non piace, quello che noi non riteniamo giusto mangiare. È il gastronomicamente corretto, per molti versi una variante del politicamente corretto e quindi un conformismo fattosi oppressione. Così come la correttezza politica impoverisce il vocabolario, impedendo di pronunciare un gran numero di parole, la correttezza gastronomica impoverisce il ricettario, espellendo dal novero dell’edibile un gran numero di ingredienti e di piatti. In nome della libertà e della varietà alimentare che da sempre è ricchezza, sia culturale che economica, dell’Italia, scrivo questo urgente manifesto”.

Qui il testo del Manifesto del Libero Cibo.

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Lugana, quando il successo non è un caso http://www.aristide.biz/2015/02/25/lugana-successo/ http://www.aristide.biz/2015/02/25/lugana-successo/#comments Wed, 25 Feb 2015 10:32:53 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1368 Fabio Zenato, co-titolare dell’azienda agricola Valerio Zenato-Le Morette nel Lugana DOC: “Caso probabilmente unico in Italia, nell’area del Lugana la gran parte dei vigneti negli ultimi ...

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Le Morette

Fabio Zenato, co-titolare dell’azienda agricola Valerio Zenato-Le Morette nel Lugana DOC:

“Caso probabilmente unico in Italia, nell’area del Lugana la gran parte dei vigneti negli ultimi cinquant’anni deriva dallo stesso vivaio (l’azienda agricola Le Morette) e questo ha comportato un elevato grado di conservazione del germoplasma, in altre parole ha garantito la presenza del vitigno autoctono nel territorio, senza influenze di altre varietà estranee”.

Un bel caso da raccontare, un connubio che mi appare felice tra scienza e imprenditorialità. Fabio Zenato ci ha ricevuto nella sua cantina qualche giorno fa, un gruppetto di giornalisti e comunicatori. Mi preparavo al giretto in cantina, due parole di inquadramento della storia aziendale, degustazione e buffet. E invece, ecco una bella lezione del “ricercatore” Fabio Zenato, un biologo della vite laureatosi alla Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, attraverso una breve storia della ricerca e delle pratiche agronomiche degli ultimi 50 anni in Italia, dalla selezione clonale degli anni ’70 per arrivare alle ricerche sul DNA. Per il Lugana DOC questa evoluzione significa due cose:

  • la nascita nel 2011 del nome del vitigno Turbiana, il nome scelto che identifica elementi di differenziazione genetica rispetto ad altri vitigni della famiglia dei Trebbiano, emersi dalla ricerca sul DNA che fu peraltro oggetto della tesi di laurea dello stesso Fabio Zenato. Quindi, non più Trebbiano o Trebbiano di Lugana o Verdicchio, ma Turbiana;
  • la rivendicazione di un’unicità fondata sulla capacità di quella filiera di gestire l’aspetto vivaistico: in pratica, è quanto afferma Fabio Zenato nel virgolettato di apertura di questo post.

Ad Aristide non sembra poca cosa che una denominazione fondi la qualità della propria produzione su aspetti concreti e dinamici, sulla seria ricerca scientifica e su conoscenze consolidate. Che non sono fini a se stesse: avere il controllo sulla gran parte della selezione del materiale vegetale, grazie all’auto-produzione affidata a una sola azienda vivaistica (ma anche vitivinicola, in questo caso), la quale poi rivende tale materiale alle aziende del Lugana DOC, si rivela essere uno dei fattori competitivi di maggior rilevanza tra quelli che hanno determinato il successo del Lugana di questi anni.

Successo che speriamo possa fare breccia (io ne sono convinto) nel ristretto mondo degli estimatori dei “Grandi Vini Bianchi del Mondo”, un circolo relativamente ristretto di consumatori, appassionati ed esperti che prediligono i bianchi di Borgogna, Mosella, Rheingau, Loira e pochissimo altro. Un pubblico influente che è alla ricerca di valide alternative a vini spesso molto costosi. Potrebbe essere il Lugana DOC, nelle sue versioni “affinate in cantina” – o se preferite “invecchiate” – per un periodo di almeno 5-10 anni, quel grande vino bianco italiano che possa ingaggiare questo segmento eccellente di mercato?

La degustazione di due vini Le Morette ce ne ha dato una conferma – ancora una volta, del resto – che in Lugana DOC ci sono produttori e prodotti assolutamente all’altezza di una sfida del genere:

  • Le Morette Mandolara Lugana DOC 2012, 2008 e 2006, è il modello del Lugana “moderno”, fresco e immediato, una gran bella beva;
  • e soprattutto il Le Morette Benedictus Lugana DOC 2011 (elegante, di grande proiezione nel futuro, ottimo), 2008 (come il precedente, evoluzione coerente) e 2006 (naso “tedesco”, di grande complessità e morbidezza, ottimo). Le uve selezionate di Turbiana provengono da un vigneto Cru di 42 anni, un giorno di macerazione delle uve, poi lieviti indigeni e affinamento di una parte della massa in tonneaux, il resto in acciaio.
A seguire, il comunicato rilasciato dal produttore.
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Nota: L’Autore di questo post non collabora con l’Azienda Agricola Le Morette, mentre ha un rapporto di consulenza con il Consorzio Tutela Lugana DOC.

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Comunicato stampa

IL CASO LUGANA: NEI GENI IL SEGRETO DEL SUO SUCCESSO

La longevità dei vigneti, insieme ai terreni argillosi, all’origine della mineralità e della struttura tipiche del Lugana. Se ne è parlato all’evento L’Anima del Lugana all’azienda agricola Le Morette

Si è tenuta presso l’azienda agricola Le Morette di Peschiera del Garda (Verona) la serata L’Anima del Lugana. Un incontro nel corso del quale è stato presentato il contributo di Fabio Zenato, contitolare dell’azienda, agli studi realizzati negli ultimi anni sulla varietà Turbiana.

“I primi studi – ha spiegato Zenato – partono nel 2001 con la mia tesi di laurea alla facoltà di Agraria dell’Università di Milano. In quell’occasione si è dimostrato che il Trebbiano di Lugana presenta elementi di differenziazione genetica rispetto ad altri vitigni appartenenti alla famiglia dei Trebbiani e considerati fino a quel momento affini”.

Da qui si è arrivati, attraverso una serie di studi successivi, a confermare l’identità del vitigno e nel 2011 ad inserire nel disciplinare la denominazione ufficiale Turbiana. Oggi il Consorzio Tutela vini Lugana è impegnato in un progetto per l’individuazione e registrazione di nuovi cloni a partire da un gruppo di 60 biotipi diversi raccolti sul territorio. Una ricerca che vede impegnata anche l’azienda agricola Le Morette nella fase vivaistica.

Un progetto che dalle prime indicazioni sta già confermando la particolarità del Lugana. Caso probabilmente unico in Italia, nell’area del Lugana la gran parte dei vigneti negli ultimi cinquant’anni deriva dallo stesso vivaio (l’azienda agricola Valerio Zenato-Le Morette) e questo ha comportato un elevato grado di conservazione del germoplasma, in altre parole ha garantito la presenza del vitigno autoctono nel territorio, senza influenze di altre varietà estranee.

“Il risultato di questo percorso storico – prosegue Zenato – è stato un migliore adattamento della vite al territorio. Oggi il vino Lugana, proprio grazie a questa stabilità genetica e alle caratteristiche delle argille dell’area, ha sviluppato un’identità sempre più definita e riconoscibile. Possiamo dire che qui vino e territorio sono diventati un assioma indissolubile”.

Inoltre, i vigneti di Turbiana, anche per queste ragioni, vivono mediamente più a lungo, arrivando ad una vita media di oltre quarant’anni. “Non è solo un vantaggio per il viticoltore – conclude Zenato – ma questo garantisce ai vini maggiore carattere e mineralità, che sono certamente due tra gli aspetti più apprezzati del Lugana”.

Durante la serata i vini della cantina Le Morette sono stati abbinati ai piatti dello chef Corrado Fasolato del Ristorante Spinechile di Schio (Vicenza). Dopo un benvenuto con un Ringo con baccalà mantecato, miele e caffè accompagnato dal Cépage Spumante Brut, il percorso enogastronomico è stato guidato dalle tre tipologie di Lugana DOC della cantina Le Morette: Lugana Mandolara 2014 con un Crudo e cotto di gamberi alla melissa; Lugana Benedictus 2012 con Risotto mantecato con le patate, scampi e gelato al rafano e con Carpaccio di cervo, tataki di tonno, tartufo e affumicatura fatta al momento e Lugana Riserva 2011 con Anatra con purè alla menta leggera, rabarbaro e fegato grasso. Infine, il vino dolce passito Accordo con il Dolce e salato di mascarpone, frutto della passione, olive, capperi e gelato al pistacchio.

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Anteprima Amarone 2011/2015 http://www.aristide.biz/2015/02/12/anteprima-amarone-2011-2015/ http://www.aristide.biz/2015/02/12/anteprima-amarone-2011-2015/#comments Thu, 12 Feb 2015 15:39:13 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1334 Fatevela raccontare da un indigeno adottato, questa rassegna dedicata all’Anteprima Amarone 2011, svoltasi nell’ultimo week-end di gennaio a Verona. Vivo in Valpolicella da qualche anno, ...

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Courtesy of Consorzio Valpolicella

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Courtesy of Consorzio Valpolicella

Fatevela raccontare da un indigeno adottato, questa rassegna dedicata all’Anteprima Amarone 2011, svoltasi nell’ultimo week-end di gennaio a Verona. Vivo in Valpolicella da qualche anno, in piccola parte ci lavoro pure, creando in proprio alcune opportunità, soprattutto attraverso lo strumento di Terroir Amarone, sito in lingua inglese, che condivido con Elisabetta Tosi.

Il problema principale del format “Anteprima Amarone”, sta nella rappresentatività. La base produttiva è largamente sotto-rappresentata: una sessantina di 64 aziende presenti sono circa un terzo della base iscritta al Consorzio Valpolicella, e un quinto del totale dei produttori (272 aziende imbottigliatrici, delle quali 213 trasformano le uve). Negli anni, ai produttori è stato consentito di presentare anche Amarone di annate mature, relegando la presentazione della versione che io chiamo “cruda”, quella in Anteprima, a una presenza via via minoritaria. Nella degustazione dell’Amarone 2011 riservata alla stampa, su 66 vini in lista, solo 23 erano già in bottiglia, tutti gli altri classificati come “prelevato da botte”. Vi sono poi altri limiti: il sistema di riferimento delle zone e dei cru è totalmente assente (comparve fugacemente in un’edizione di qualche anno fa). Anche nella comunicazione spicciola, ho sentito parlare di 5 valli, poi di 6. Ma perché non vanno a leggersi la Carta dei Cru della Valpolicella di Alessandro Masnaghetti? O, se preferite, la versione digitale su Google Maps da me realizzata e adattata su Terroir Amarone? Le zone (tra valli e aree produttive significative) sono 13, i Cru catalogati dal Masnaghetti arrivano a essere ben 271! Una ricchezza di territorio e complessità davvero ragguardevole, con pochi raffronti con altre zone vinicole mondiali (io amo associarne la complessità e rilevanza a quella della Borgogna). Perché solo accennarne? E’ vero che il sistema della “zonazione” della Valpolicella dorme beato in qualche cassetto, e non vi sono segnali che possa diventare un’arma del marketing e comunicazione della denominazione. Rimane una questione dalla matassa inestricabile, al momento.

La consueta celebrazione dei valori dell’annata in corso di presentazione (in genere officiata dall’enologo Daniele Accordini), è toccata quest’anno al ricercatore Diego Tomasi. Ecco un super-estratto di quanto ci ha detto dell’annata 2011:

“L’annata 2011 presenta vini ricchi e complessi, ma meno fini/eleganti… Clima: inverno freddo e piovoso, buona primavera e con un germogliamento anticipato; caldo e poche precipitazioni in Aprile/Maggio, fioritura anticipata, poi caldo fini ai primi di Agosto, seguito da un po’ di pioggia e temperatura in calo, buon Settembre con condizioni ideali, vendemmia a metà Settembre con poche precipitazioni, appassimento lento e graduale, poco ricorso al sistema forzato. Un’annata di luce…”.

In ogni caso, secondo il Consorzio Valpolicella, è un annata “5 Stelle”.

Sui vini degustati, devo premettere che da sempre all’Anteprima Amarone cerco di limitare gli assaggi. Quest’anno sono stati 24 alla cieca, su 66 vini disponibili. Non faccio mistero di non amare la tipologia dell’Amarone “crudo” di queste Anteprime. Pur avendo molte opportunità durante l’anno di assaggiare campioni di Amarone non ancora imbottigliati, mi ci avvicino sempre con grande umiltà e diffidenza, perché conosco i miei limiti, ma anche i limiti di un prodotto così tecnico e complesso come l’Amarone. L’evidenza della mia degustazione non sostiene molto l’idea di un’annata “5 Stelle”, ma me lo annoto e la verifica sarà fatta a tempo debito fra qualche anno.

Non sono il primo a osservare che le degustazioni non dovrebbero svolgersi in luoghi mal illuminati e rumorosi, in contesti che sembrano dei magazzini sotterranei o dei sottoscala. Ma tant’è, la grandiosità delle sale superiori del Palazzo della Gran Guardia a Verona viene (quasi) sempre riservata a mostre d’arte o altri eventi. Unica eccezione che mi ha consentito di calcare il prestigioso scalone di rappresentanza e accedere al piano nobile, è stata la degustazione “Amarone Old Style & New Style”, condotta dal sommelier Luca Martini, dedicata a una veloce rassegna delle annate 1998, 2003 e 2006. Per un po’ mi sono riconciliato col mondo: finalmente una degustazione in un contesto appropriato (inevitabilmente il pensiero è volato all’ultima occasione in Montreux), un’ampia sala con ancora i quadri appesi di una mostra in corso di smontaggio, belle luci, sedute confortevoli. Poi, la sensazione di un’occasione mancata. L’evoluzione degli stili non si può raccontare solo “dal bicchiere”, senza fare cenno alle numerose scelte operate dai produttori in quegli anni:

  • espansione della superficie vitata – da 4.999 ha nel 1998 a 5.839 ha nel 2006, +17% – oggi siamo a 7.435 ha (+48,7% in 16 anni) – fonte: Terroir Amarone;
  • evoluzione della quota percentuale di uve destinate ad Amarone/Recioto: da 15,99% nel 1998 a 35,68% nel 2006, con una resa media di quintali per ettaro passata da 110,6 a 113,5 (modestissimo incremento), che nel 2010 e nel 2011 “5 Stelle” toccava il top storico di 120 q/ha, bruscamente ricaduti a una stima di 228.000 q. prodotti per una resa di 81,4 q/ha nel vintage horribilis del 2014 – fonte: Terroir Amarone;
  • progressivo abbandono dell’impianto a pergola per il comodo Guyot;
  • preponderanza della varietà Corvinone;
  • progressiva scomparsa della varietà Molinara;
  • gestione dei residui zuccherini (prima cresciuti significativamente, oggi un po’ ridimensionati nella prevalenza dello stile);
  • uso progressivamente esteso dei sistemi di appassimento forzato delle uve (qui sopra una rassegna di immagini di fruttai della Valpolicella).

Oltre a numerosi cambiamenti e innovazioni nel versante enologico, e chissà quanto altro ancora dimentico qui. Un intricato complesso di vincoli, scelte e occasioni di mercato, assai più grandi della modesta logica del solo bicchiere.

Per concludere, l’Anteprima Amarone è una bella occasione di pubbliche relazioni e diversi buoni assaggi “mirati”, ma ancora – secondo il nostro sistema di monitoraggio dei social media del vino – con una modestissima rilevanza internazionale. Probabilmente, fra qualche tempo vedremo realizzare un piccolo sogno che so essere condiviso da molti, qui in Valpolicella: una rassegna ben più ampia, dedicata all’Amarone “in fasce” ma, soprattutto, all’Amarone “maturo”, grande vino per la sua grande complessità e interesse, e senza perdere di vista il Recioto della Valpolicella, il grande padre di tutta questa contemporanea genia di vini moderni. Una rassegna in grado di coinvolgere i vari segmenti di pubblico professionale, italiano e internazionale, e di consumo. Con calma, ci arriveremo.

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Il senso del “servigio” http://www.aristide.biz/2015/02/10/il-senso-del-servigio/ http://www.aristide.biz/2015/02/10/il-senso-del-servigio/#comments Tue, 10 Feb 2015 12:51:17 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1328 Cristiana Lauro racconta di questa particolare rappresentazione – “Il Signore non è servito” – messa in scena da Noi di sala, associazione di professionisti di sala ...

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Cameriere 1

Cameriere 1Cristiana Lauro racconta di questa particolare rappresentazione – “Il Signore non è servito” – messa in scena da Noi di sala, associazione di professionisti di sala e cantina, e Marco Giallini, durante Identità Golose 2015:

“Il senso è una promessa per il futuro della categoria che ha chiaro il significato del termine “servigio” (a differenza di qualche chef che ha dimenticato il senso della ristorazione, permettendosi di mandare i clienti a quel paese).
(…) Mi piacerebbe che diventare stimati camerieri fosse tanto ambito quanto essere ottimi chef e che non fossero i reality a rendere sexy un mestiere fondamentale per questo paese”.

Magari un reality non convenzionale potrebbe invece essere utile alla causa, una cosa tipo MasterMaitre… Sottigliezze. Per il resto, ecco un ottimo post su un argomento strategicamente scottante ma assai trascurato.

Leggete il post su Intravino, qui: “Il signore non è servito: Noi di sala e le regole del bravo sommelier a Identità Golose 2015“.

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L’immagine di apertura è tratta da Pearlsofprofundity.

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“Rosé Revolution” del Chiaretto di Bardolino http://www.aristide.biz/2014/12/21/bardolino-chiaretto-rose-revolution/ http://www.aristide.biz/2014/12/21/bardolino-chiaretto-rose-revolution/#comments Sun, 21 Dec 2014 12:04:22 +0000 http://www.aristide.biz/?p=1295 Si chiama Litchi (Litchi chinensis), e il suo colore – o meglio tre gradazioni di esso: normale, chiaro e intenso – sono il cuore della ...

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bicchieri chiaretto - passato e presente - foto paola giagulli

Litchi Fruit-02(Small)

Litchi (Litchi chinensis) – foto tratta dal sito http://www.mtex.co.il/docs/Litchi/

Si chiama Litchi (Litchi chinensis), e il suo colore – o meglio tre gradazioni di esso: normale, chiaro e intenso – sono il cuore della “Rosé Revolution” del Chiaretto di Bardolino. Ma il colore è solo l’aspetto più immediato ed esteriore di questa rivoluzione. Perché dietro al bicchiere di un Chiaretto di Bardolino 2014 c’è un lungo e importante lavoro cominciato almeno tre anni fa.

Ne abbiamo parlato durante un’interessante mezza giornata, su invito dei responsabili del Consorzio di Tutela Vino Bardolino DOC, Franco Cristoforetti, presidente, Angelo Peretti, direttore, Andrea Vantini, responsabile tecnico, e Paola Giagulli, ottima coordinatrice organizzativa (nonché autrice di alcune immagini qui riportate).

Cos’è questa “Rosé Revolution”, dunque? Ancor prima di parlare di prodotto, merita parlare del posizionamento strategico ideato per questa tipologia di vino rosato e dell’impatto che avrà all’interno dell’intera denominazione del Bardolino DOC. Eccone i punti salienti:

  • oggi il Chiaretto di Bardolino “pesa” circa 9 milioni di bottiglie prodotte, il Bardolino circa 19 milioni. I produttori si preparano a invertire queste proporzioni, portando in tre annate il Chiaretto a pesare per i 2/3 del volume prodotto;
  • Beaujolais e Provenza sono le due regioni alle quali si ispirano alcuni concetti di questa rivoluzione: la prima per il sistema dei Cru, la seconda per alcune scelte tecniche a cui riferirsi non per imitazione ma per differenziarsi.
  • Il Bardolino dichiarerà presto i suoi Cru, per ora sintetizzabili un tre diverse aree: zona Classica (riferimenti: lampone, cannella), zona Interna (fragola, chiodi di garofano), zona Meridionale (ciliegia, pepe). Le modifiche al disciplinare sono state già avviate, aspettatevi novità al riguardo assai presto.

E poi il prodotto:

  • convergenza su un colore rosa concordato tra i produttori, il litchi appunto: il Chiaretto dovrà essere riconoscibile dal colore;
  • macerazione sulle bucce di Corvina e Rondinella molto brevi, a bassa temperatura, per estrarre al meglio i profumi caratteristici di fiori, erbe officinali e agrumi;
  • freschezza e sapidità immutati, sono già elementi vincenti del Chiaretto;
  • gradazione alcolica leggermente più bassa, il Chiaretto deve essere “facile” da bere.

Dopo gli assaggi direttamente dalla vasca e la degustazione di 17 diversi campioni, il pranzo presso il sontuoso ristorante Oseleta di Villa Cordevigo ha confermato la grande flessibilità del Chiaretto di Bardolino con i cibi non solo Gardesani.

Il prossimo appuntamento con il nuovo Chiaretto e la “Rosé Revolution” è fissato per l’Anteprima Bardolino, domenica 8 marzo 2015, alla Dogana Veneta di Lazise, sulla sponda veronese del Lago di Garda.

Dopo le foto, il comunicato stampa ufficiale.

[foto di Paola Giagulli e del sottoscritto]

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Comunicato stampa:

Le cantine della sponda veneta del lago di Garda si apprestano a presentare la loro “Rosé Revolution”, che ha portato ad individuare con l’annata 2014 un nuovo stile di Chiaretto, caratterizzato da un colore rosa molto tenue e dalla presenza di profumi di agrumi e di fiori.

La vendemmia del 2014 è di quelle che resteranno nella storia della viticoltura gardesana. Segna infatti una svolta radicale per il Bardolino Chiaretto, già oggi leader in Italia nel comparto produttivo dei rosé a denominazione di origine, con più di 9 milioni di bottiglie.

Il Chiaretto 2014 avrà dunque caratteristiche totalmente nuove. Su invito del Consorzio di tutela del Bardolino, più dell’80% delle aziende vinicole dell’area ha deciso di produrre un Chiaretto 2014 dal colore rosa che ricorda il litchie e dagli aromi che fanno pensare all’arancia, al mandarino, al kumquat, ai fiori bianchi.

Di fatto, sono state applicate al Chiaretto le tecniche produttive in uso a latitudini maggiori rispetto a quella mediterranea, arrivando a ricavare quasi dei “blanc de noir”, e cioè dei vini “quasi bianchi” ottenuti da uve rosse, quali sono la Corvina Veronese e la Rondinella.

Le macerazioni delle bucce col mosto sono state molto brevi e sono avvenute a basse temperature per ottenere colori molto chiari e sviluppare al massimo dei profumi connotati dalla presenza dei fiori, delle erbe officinali e degli agrumi, caratteristica, quest’ultima, che è tipica in particolare della Corvina Veronese coltivata sulle rive del lago di Garda.

Leggermente più bassa è anche la gradazione alcolica.

Immutata rimane invece la tipica freschezza quasi salina dei vini rosati della riviera gardesana.

Si tratta, nel complesso, di un quadro organolettico che, nel mentre conferma il carattere fortemente territoriale del Chiaretto, strettamente legato alla riviera e alle colline del Garda, mira con decisione ad aprire nuovi mercati, quali la Scandinavia e gli Stati Uniti.

C’è già la data della presentazione ufficiale del nuovo Chiaretto: è domenica 8 marzo 2015, con l’Anteprima prevista alla Dogana Veneta di Lazise, sulla sponda veronese del lago di Garda, anche se le prime bottiglie del nuovo “rivoluzionario” Chiaretto sono già da pochi giorni disponibili presso alcune cantine.

Intanto è proprio il Chiaretto a continuare a trainare i fatturati dei produttori della riviera veneta del Garda. Nel 2014 è stato collocato sul mercato in più di 9 milioni di pezzi, mettendo a segno una crescita su base annua dell’11%. Il Chiaretto è così salito al 34% dell’imbottigliato totale della denominazione bardolinese rispetto al 29% dell’anno precedente. L’attesa per il 2014 è quella di un ulteriore incremento della rilevanza produttiva del Chiaretto rispetto all’intera denominazione. Italia e Germania sono, per ora, i mercati principali. Al terzo posto la Francia, seguita dai Paesi Bassi.

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