Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente). Ma è pure il simbolo di un'identità che interessa cercare nel vino, espressione di un frutto, un territorio, persone, cultura, tradizioni, ma anche il business del vino, lo sviluppo economico, le innovazioni tecnologiche. Aristide vuole raccontare il viaggio nel mondo del vino di Giampiero Nadali, il suo autore, con i sensi dell’enofilo appassionato e la compagnia di quanti vorranno seguirlo.
New York, 419 Lafayette Street. Siamo al centro della zona universitaria, tra il Greenwich Village e l'East Village. Intorno, gli edifici della New York University. Al 419 sorge un palazzo di una decina di piani. E' una sorta di incubatore di piccole aziende, circa 6 o 7 a piano, con segreteria e saletta riunioni condivisa. Mentre aspetto, intravedo un meeting nella saletta a fianco. I grafici di flusso sulla lavagna a secco sono tipici dell'ingegneria software.
Pochi minuti di attesa ed ecco Philip James (foto a fianco), CEO di Snooth. Poco più che trentenne, Philip James è un cittadino britannico trasferitosi a New York dopo gli studi. Esperienze nella finanza e nel venture capital, ed ecco che a New York scopre il mondo del vino, ricoprendo per quasi due anni il ruolo di
Executive Vice President per The Wine Messenger, un rivenditore online di vino. Nel novembre 2006 fonda Snooth, che definisce, con poco understatement britannico, come la "revolutionary web-based social shopping experience" (l'esperienza rivoluzionaria di shopping sociale basata sul web).
Nella ricerca di informazioni sui vini in commercio, o ci si affida ai motori di ricerca "generalisti" come Google o Yahoo! o altri ancora, oppure si ricorre alla consultazione dei siti dei principali sistemi di vendita di vino online. Aristide monitora alcuni di questi siti nel colonnino qui a sinistra, nella sezione "Wine Shopping" e, per vostra comodità, li ho radunati tutti insieme al termine di questo post (chi ne avesse da segnalare, si accomodi pure nei commenti).
I più attenti tra voi avranno già notato il logo qui a fianco, che da qualche settimana campeggia nella colonna a destra di questo blog. E' il logo di Global Wine Stocks (GWS), un motore di ricerca canadese dedicato ad indicizzare le informazioni sui prezzi dei vini [Aristide aderisce al GWS Affiliate Program: cliccando sui link e iscrivendovi al GWS contribuite a farmi fare le vacanze in un bel posto esotico...]. Attualmente, GWS dovrebbe essere una delle principali fonti di informazione per i collezionisti sul valore di mercato dei vini. Sono oltre due milioni i prezzi visualizzati nel loro database, raccolti tra circa 10.000 commercianti a livello mondiale. Riguardano 175.000 profili di vini per 50.000 etichette, con oltre 80.000 profili di produttori.
E' iniziata così: partecipo ad un paio di convegni dedicati ai grandi vini italiani di taglio bordolese (qui e qui). Entrambe le volte, "sopporto" una lunga e "faticosa" mattinata di interventi e ragionamenti sul complesso ma affascinante mondo del vino. Sono tutti ispirati, in genere, all'auto-compiacimento per una sorta di superiorità aristocratica o antropologica dell' homo vitiviniculus, ora artista, ora contadino, ora saggio ma popolare, ora nobile ma visionario, ora attento custode di antiche tradizioni o di leggende territoriali tramandate oralmente.
Bene. Al termine di tutte queste "adorabili" elucubrazioni (ma
sempre al termine!) ecco che prende la parola un distinto signore
brianzolo, il quale con pacata asciuttezza spiega pazientemente ai
pazienti convegnisti ancora rimasti in sala il valore del Mercato per
il mondo del vino. Finalmente, qualcuno metteva in relazione l'homo vitiviniculus con l'homo oeconomicus.
Il prossimo 12 febbraio si terrà a Parigi, presso il Carrousel du Louvre, l'ottavo Salone
professionale dedicato ai viticoltori indipendenti, francesi (oltre 180 produttori provenienti da tutta la Francia) ed internazionali. Il "Salon Professionnel des Vignerons Indépendants de France" è il solo
salone in Francia a promuovere unicamente vini prodotti da viticoltori
indipendenti. In realtà, è la principale manifestazione dell'organizzazione dei Vignerons Indépendants de France (qui a fianco il loro bellissimo logo), il movimento dei vignaioli indipendenti costituitosi nel 1976 per iniziativa di un vigneron dell'Aude, Charles Ramires, nell'allora denominata Fédération Départementale des Caves Particulières. Attraverso gli anni, e dopo numerose modifiche organizzative, nell'aprile 2003 diviene il movimento dei Vignerons Indépendants de France, organismo di rappresentanza sindacale riconosciuto dallo Stato francese, oggi presieduto da Xavier de Volontat, costituito in 33 federazioni dipartimentali raggruppate in 10 federazioni regionali (praticamente tutte le regioni vitivinicole francesi). Nato per contrastare lo strapotere delle grandi cantine cooperative, l'organizzazione è progressivamente diventata un'interessante veicolo promozionale della realtà dei piccoli produttori di vino francesi.
Famosa per i grandi tè e le spezie, l'India potrebbe essere pronta fra qualche anno ad invadere gli scaffali dei nostri supermercati con vini prodotti a Bangalore. Oppure a Nashik, considerata la Napa Valley indiana, 190 km a nord di
Mumbai, la ex Bombay, città dove ha sede la Sula Vineyards. Fondata da Rajeev Samant, ingegnere laureatosi a Stanford (California) che lasciò la Oracle Corp. per tornare a gestire l'azienda agricola di famiglia nello stato occidentale del Maharashtra. Oggi Sula Vineyards produce vini su basi Cabernet Sauvignon,
Shiraz, Clairette e Sauvignon Blanc (si nota anche un Madera White, un blend di vitigni internazionali e non specificati vitigni autoctoni) ed è importatore dei vini della Ruffino (forse sarà presente al Vinitaly 2007).
Il commercio del vino era bandito in India fino al 2001 (con la sola esclusione dei canali diplomatici), anno nel quale è stato in qualche modo aperto, proprio per iniziativa del governatore del Maharashtra. Oggi è un mercato ancora caratterizzato da forti dazi sull'import, compresi tra il 250% e il 550%.
Interessante iniziativa di maisazi.com: ideare e regalare un'etichetta in uso esclusivo ad un produttore di vino interessato. Gli animatori di maisazi.com sono Mariangela Balsamo (alias copertina75) e Francesco de Francesco (alias fradefra): "un blog in cui si
scrive di cucina creativa, di ristorazione, di prodotti enogastronomici ed in generale di tutto quello che può essere attinente", così gli autori presentano la missione del loro blog.
Il progetto dell'etichetta gratuita è stato avviato da maisazi.com nell'ottobre 2006: qui potete leggere tutti i dettagli. Si tratta di un'iniziativa senz'altro originale e studiata nei minimi dettagli dai suoi creatori, un piccolo team composto dagli autori del blog, dall'agenzia IO di Torino e da Simone Carletti, sommelier e curatore anch'egli di un interessante blog: Vino
e Salute.
Inoltre, Aristide dispone di un valido motivo per parlarvene.
Mentre la rivista Time dichiara "Persona dell'anno 2006" tutti noi ("YOU") che popoliamo Internet e le sue tante comunità online; mentre altri - meno nazional-popolari di Time, forse - come Bruce Sterling sull'assai più visionario magazine WIRED vanno ben oltre, e prevedono già l'avvento dell'era "post-Internet"; mentre l'ISTAT ci informa che solo il 14,4% degli italiani dispone di collegamento a Internet in banda larga, cioè di una connessione adeguata ad applicazioni degne di una fase "Internet-e-basta"; mentre, sempre in Italia, secondo l'ISTAT è "una diffidenza di tipo culturale" che limita al 40% delle famiglie la penetrazione di Internet, contro il 52% medio in Europa; mentre qui su Aristide dovrei parlare di solo vino; mentre tutti insomma parliamo, tre inglesi - Emma Goddard, Mark Goddard e David Percival - creano BottleTalk, il primo social network (* vedi nota sotto) pensato per gli amanti del vino.
Non posso nascondere il compiacimento. In Valpolicella è in atto una mini-contro-rivoluzione: un manipolo di persone di "buona volontà" vuole tornare a dedicare risorse ed energie alla produzione del Valpolicella, anzi di un "Super Valpolicella" come loro stessi lo definiscono.
Aristide è stato testimone della posa simbolica di questa "prima pietra" della ricostruzione della rinnovata identità del Valpolicella. Presso la storica Bottega del Vino di Verona, il titolare Severino Barzan ha accolto gli ospiti della Cantina di Negrar per l'evento di presentazione del Domini Veneti "Verjago" 2004 Valpolicella Classico DOC Superiore.
Avviso ai naviganti e breve celebrazione corporativa. Da ieri, lunedì 11 dicembre, questo blog ospita il primo inserzionista pubblicitario. VinoClic, il circuito di raccolta pubblicitaria dedicato ai mercati del vino e del cibo, ideato e realizzato da Filippo Ronco, editore di TigullioVIno, ha "chiuso" il primo contratto con un inserzionista interessato a lavorare su questo target, trattandosi di una Business School specializzata in marketing e comunicazione che ha appena avviato un Master per il settore eno-gastronomico (volete saperne di più? Cliccate sul banner, il rettangolino pubblicitario animato che vedete qui a lato e a metà pagina).
Sempre più persone guardano video online, e sempre più persone dedicano meno tempo alla TV. Lo affermano i risultati di un'indagine svolta dalla società di ricerche inglese ICM Research per conto della BBC (qui la notizia su BBC News). Si tratta di una minoranza di persone (il 9% della popolazione accede regolarmente a video online, il 13% occasionalmente) e per giunta inglesi (tra gli europei più "aperti" ai mezzi di comunicazione interattiva e digitale: non perchè siano inglesi, ma grazie agli investimenti effettuati da BBC e SKY nello sviluppo di queste tecnologie). Il 43% di questi fruitori di video online dichiara di dedicare sempre meno tempo alla TV tradizionale. La responsabilità di questa progressiva mutazione nelle abitudini viene attribuita al successo dei sistemi di raccolta e distribuzione di video online come YouTube (acquistata di recente da Google) e tanti altri emuli nati sulla rete negli ultimi mesi, ingaggiati con altrettanto successo da Apple iTunes e dalla tecnologia di distribuzione di contenuti multimediali (testi, audio musicale, audio libri e video) resa possibile dal Podcasting, alternativa a bassissimo costo al broadcasting televisivo.
"Libertà di scelta sull’uso dei trucioli nel vino." Andrea Sartori - Presidente Unione Italiana Vini dichiarazione resa a WineNews - 26.10.2006
"Rischiamo di essere l’unico Paese al mondo ad autoprivarsi di questo strumento tecnico: ci tarpiamo le ali da soli!" Ezio Rivella - Enologo dichiarazione resa a WineNews - 26.10.2006
"...non saranno i trucioli a sollevare o affossare le sorti della nostra
vitivinicoltura. Quella dei trucioli non sarà altro che una riga in più
aggiunta alla lunga serie di “pratiche” a cui oggi è possibile
sottoporre il vino e tutto in modo perfettamente legale, approvato
dall’O.I.V. e dai regolamenti della UE". Gigi Brozzoni - Giornalista e direttore del Seminario Veronelli dichiariazioni rese a WineNews - 27.10.2006
"Il Regolamento (CE) n.1507/2006 11.10.2006 della Commissione Europea - contrariamente a quanto annunciato dai principali organi di informazione - non prevede l'obbligo di dichiarare l'uso dei trucioli sull'etichetta della bottiglia". Aristide, 16.10.2006
Stiamo raccogliendo le prime adesioni al servizio Internet Chips Free (apertura a breve del sito) dedicato ai produttori di vino che desiderano autocertificare il non impiego di trucioli di legno (detti anche “chips”) o loro derivati in forma di liquido o polvere, nella vinificazione dei propri vini. Ecco il modulo in due formati diversi: Modulo Autocertificazione - formato MS Word Modulo Autocertificazione - formato Acrobat PDF
Scaricatelo, compilatelo ed inviatelo al n. di fax 045 485 0292.
Scaricatelo e distribuitelo agli amici vignaioli interessati all'auto-certificazione Chips Free.
"L’uso dei pezzi di legno di quercia (trucioli o chips, ndr.) nell’elaborazione dei vini conferisce al prodotto un gusto di legno identico o simile a quello di un vino elaborato in botti di quercia. È quindi molto difficile per il consumatore medio stabilire se il prodotto sia stato ottenuto con l’uno o con l’altro metodo. Il ricorso ai pezzi di legno di quercia nell’elaborazione dei vini è economicamente molto interessante per i produttori vinicoli e si riflette sul prezzo di vendita del prodotto. Può esserci quindi il rischio che il consumatore venga tratto in inganno, se l’etichettatura di un vino elaborato usando pezzi di legno di quercia contiene termini o espressioni che potrebbero indurlo a credere che si tratti di un vino elaborato in botte di quercia. Per evitare che il consumatore venga ingannato e che si producano distorsioni della concorrenza fra i produttori, occorre definire norme di etichettatura appropriate". Questo passaggio estratto dal "Punto 3" della premessa al Regolamento (CE) n.1507/2006 11.10.2006 della Commissione Europea vale come un editoriale sull'impiego dei trucioli nella vinificazione. In un solo paragrafo la Commissione UE prende atto delle numerose proteste levatesi da più parti (buon ultimo anche da Aristide) ed interviene con un nuovo regolamento.
Tutto bene, dunque? Possiamo archiviare la questione come risolta? Niente affatto.
Aristide apre alla pubblicità. A partire dal prossimo 2 ottobre, questo blog ospiterà due banner (ovvero: strisce pubblicitarie) già visibili sin da ora qui a lato. Intendo sostenere l'idea imprenditoriale di Filippo Ronco, determinato a lanciare VinoClic, un circuito di raccolta pubblicitaria dedicato ai mercati del vino: ad esso hanno aderito, o stanno aderendo, diversi wine blogger ed entità del mondo del vino online (questo post esce in contemporanea "concordata" con l'amico newyorkese Terry Hughes di Mondosapore).
Aristide accetta quindi di ospitare inserzioni pubblicitarie sulle proprie pagine. Ecco alcune regole che mi sono dato e che desidero rendere trasparenti ai lettori:
Aristide non ospiterà pubblicità di produttori di vino o società che detengono la proprietà di cantine di produzione: questa è una richiesta esplicita, da me fatta e concordata e accolta dal gestore del network di raccolta pubblicitaria;
Aristide ospiterà pubblicità esercitando ogni controllo possibile per evitare di incorrere in potenziali situazioni di conflitto di interesse. In ogni caso mi preme sottolineare che intendo privilegiare la libertà di espressione e comunicazione di questo blog rispetto agli introiti pubblicitari, continuando nella linea e nello stile sin qui seguiti;
Aristide ospiterà pubblicità di operatori e soggetti istituzionali che non detengano interessi finanziari in aziende o società di produzione di vino;
Aristide ospiterà pubblicità perché non esiste ancora un sistema migliore per farsi pagare i costi di gestione del sito, le innovazioni recenti (video) e di prossima introduzione. E le ore notturne passate sulla tastiera? Quelle sono il mio personale investimento...
Proverò a sintetizzare gli argomenti della discussione nata intorno alla proposta qui presentata di aprire un catalogo elettronico online dedicato ai produttori di vino che desiderano autocertificare il non impiego di trucioli di legno (detti anche “chips”) o loro derivati in forma di liquido o polvere, nella vinificazione dei propri vini. Più sotto troverete una copia da scaricare del modulo di autocertificazione.
Come ho già scritto, l'idea "Chips Free" è semplice:
"In attesa che le Autorità competenti autorizzino
con apposita disciplina l'indicazione in etichetta della presenza di
trucioli nel vino, e che autorizzino parimenti l'indicazione da parte
del produttore del non impiego di trucioli, ho proposto di realizzare un archivio
elettronico dei produttori e rispettivi vini che siano
esenti da trattamento con trucioli di rovere. Lasciamo che i
produttori auto certifichino il "non-ricorso" a questa pratica,
accedendo gratuitamente a questo servizio. Lasciamo che i consumatori e
gli operatori del settore possano consultare liberamente questo
database. Lasciamo che il controllo dal basso, nel tempo, si imponga
sui controlli dall'alto.
Lasciamo che l'informazione libera consenta a tutti di fare libere scelte".
Venerdì 1.o settembre il quotidiano L'Arena ha pubblicato una breve inchiesta di Elisabetta Tosi (VinoPigro) sul punto di vista dei produttori di vino circa l'uso dei trucioli (chips) come pratica per insaporire i vini "al legno", risparmiando così sui costi e tempi dell'affinamento in botte (in fondo trovate i post di Aristide dedicati all'argomento). Elisabetta ha intervistato Daniele Accordini (enologo, presidente dell’Assoenologi del Veneto Occidentale e vignaiolo), Giuseppe Campagnola (azienda Campagnola, Valgatara di Marano Valpolicella) Emilio Pedron (presidente del Consorzio Valpolicella e Amm. Delegato del G.I.V.), Luciano Piona (azienda Cavalchina, Custoza), Matilde Poggi (azienda Le Fraghe, Cavaion Veronese) e Valentina Tessari (azienda Suavia, Soave).
In chiusura di articolo si parla anche di Aristide e della "ventilata" iniziativa incentrata sulla "proposta di autocertificazione (...). Tutte le aziende che non usano i trucioli nei loro vini potranno dichiararlo in un database consultabile su Internet, e avranno il supporto della comunicazione di blog, newsgroup, forum, e magazine on line".
L'ottima Elisabetta si riferisce al dibattito evidenziato in questo post del 20 luglio ("Partito dell'etichetta": prende forma una proposta dal Web?) e ai commenti sviluppatisi in seguito. La pausa d'agosto ha rallentato lo sviluppo dell'idea e sono pertanto qui a rilanciarla a tutti gli amici che ne hanno condiviso l'impostazione sin dall'inizio e a tutti coloro che vorranno unirsi in itinere.
Ora che Coldiretti e Confagricoltura, da punti di vista diversi, convergono sulla proposta di indicare in etichetta l'impiego di trucioli (chips) nella vinificazione, non resterebbe che affidarsi al rispettivo potere di lobby delle due organizzazioni nei confronti del Parlamento e delle Autorità competenti (Ministero delle Politiche Agricole e Comunità Europea) per vedere finalmente attuata una qualche direttiva di legge circa l'uso dei chips nel vino e la loro eventuale indicazione sull'etichetta.
Non resterebbe, dunque, che affidarsi ai tempi della politica.
Prende quota il dibattito e l'interesse sulle numerose forme di
manipolazione del vino in fase di vinificazione. Aristide ne ha parlato
in questi mesi (vedi i riferimenti ai vari post qui in fondo) e molti
altri blog hanno trattato la questione. In particolare, l'elemento
scatenante è stata la notizia che l'Unione Europea ha autorizzato la
pratica dell'uso dei cosiddetti
trucioli di legno di rovere, altrimenti noti nell'ambiente come chips. Il dibattito sui chips, di rilancio in rilancio ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora colmo di tecniche e interventi tramite vari tipi di coadiuvanti enologici
(tutti consentiti dall'attuale legislazione), sostanzialmente definiti
da molti come scorciatoie alla qualità con costi minori. Il dibattito svoltosi qui su Aristide e su altri luoghi della rete (in primis: il newsgroup it.hobby.vino, dove numerosi addetti ai lavori ed esperti da anni dibattono sulle manipolazioni del vino) segnala sempre più l'esigenza di rendere maggiormente "eloquenti" le etichette dei vini, al fine di informare il consumatore circa l'eventuale l'impiego di "artifici" legali (ovvero consentiti dalle leggi attuali) nella lavorazione del vino. Si tratta, lo ripetiamo, di metodi legali ma che non vengono indicati in etichetta. Il vino è, da questo punto di vista, una categoria a parte tra i prodotti alimentari: per esso non è previsto alcun obbligo nell'indicare i coadiuvanti enologici impiegati o le tecniche di manipolazione meccanica del vino o gli ingredienti che ne costituiscono la composizione.
In attesa di approfondire il tema nei prossimi giorni, segnaliamo un caso interessante di "etichetta trasparente" o almeno "quasi" trasparente, come vedremo.
Macleod dichiara di essersi ispirato al "The Corporate Weblog Manifesto" di Robert Scoble, il principe dei blogger di casa Microsoft. E qui risiede, in parte, il successo incontrato dalla Stormhoek: essendo partita per prima, ha puntato su un pubblico ben individuato di potenziali consumatori, cioè i blogger informatici ed i loro lettori. Giovani, ignoranti di vino, massimamente esposti al mezzo di comunicazione scelto. Una grossa comunità che ha ben risposto alle stimolazioni lanciate da Stormhoek come dimostrato dagli interessanti dati di vendita. Un caso da manuale.
Più volte annunciata ma poi smentita dai fatti, ri-nasce l'iniziativa commerciale del primo "outlet" del vino in Italia. A Villa Lagarina (TN), proprio di fronte all'uscita autostradale di Rovereto Nord dell'Autostrada del Brennero, ha ufficialmente aperto i battenti al pubblico "Settedecimi - Wineoutlet & Food", dall'impegnativo pay-off "l'altro modo di vendere vino". Dopo vicende alterne tra i soci, un nuovo riassetto societario ha condotto all'apertura dell'ampio spazio di vendita (1.400 mtq.) con il marchio "Settedecimi" che sostituisce l'originario "WineOutlet" (rimasto di proprietà di Massimo Meneghello, l'imprenditore veronese titolare di Wine Outlet Italia, la società che ha aperto di recente un punto vendita a Sona, periferia occidentale di Verona). Marchio diverso ("Settedecimi" richiama un'espressione trentina riferita al vino di qualità) ma stessa missione iniziale, ribadita negli spazi e allestimenti che già potemmo sbirciare nel settembre 2005.
Riprendiamo una "breve" dal giornale quotidiano L'Arena di oggi, 4 maggio.
Apre a Sona (VR) l’outlet del vino Dopo
Rovereto «Wineoutlet» apre anche a Verona. Secondo punto vendita di
vini «griffati» a costo di produzione. Oggi alle 16 verrà inaugurato il
negozio «Wineoutlet Store Verona» in via Verona 24 sulla statale 11 tra
Verona e Peschiera nel comune di Sona. La formula dell’outlet per il
settore vini arriva dall’esperienza di «bestoutlet.it», primo portale
degli outlet della moda, ideato dall’imprenditore veronese Massimo
Meneghello.
Magari nei prossimi giorni faremo un sopralluogo e vi raccontiamo qualcosa al riguardo. Per la puntata precedente, ecco il nostro post sull'argomento.
La pubblicità su questo blog è veicolata dal network di raccolta VinoClic. Per maggiori informazioni sulle regole che Aristide si è dato circa l'informazione pubblicitaria, leggere qui.
Leggi l'eBook!
Il mio primo eBook, ideato e scritto con Elisabetta Tosi, un manuale digitale dedicato ai nuovi turisti del vino sempre più interattivi e digitali. Leggete qui la scheda dell'eBook e tutte le informazioni per acquistarlo online.
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