"Vinitaly caput mundi dell’enologia, con un incremento del 4,4% degli operatori esteri per un totale di 47.000 provenienti da oltre 110 Paesi e soprattutto da nuovi mercati (dati in attesa di certificazione FKM), per un totale di 152.000 presenze. Oltre 2.500 giornalisti accreditati, in arrivo da oltre una cinquantina di Paesi".
Così, in sintesi, ecco i numeri del successo del Vinitaly, secondo quanto comunicato dagli stessi organizzatori. Eppure, proprio all'apice del successo, che non può crescere all'infinito, il Vinitaly potrebbe trovarsi sulla sommità di una curva di progressi che hanno raggiunto il limite fisico all'espansione.
Diciamolo: considerata la collocazione della Fiera al centro di una grande città, i costi per accedervi ed esporre, i grandi numeri da realizzare e gestire, le sempre troppo poche risorse da dedicare, io credo che più di così al Vinitaly non si possa fare. A questi limiti strutturali ormai raggiunti, aggiungo che tutte le grandi fiere del mondo sono state messe in crisi dalla progressiva smaterializzazione del commercio.
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Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente).







Fa sempre piacere sentire parlare di formazione professionale, soprattutto nel mondo del vino. Ogni iniziativa in tal senso è la benvenuta, qui su Aristide. Vi segnalo, quindi, che oggi prendono l'avvio alla 
New York, 419 Lafayette Street. Siamo al centro della zona universitaria, tra il Greenwich Village e l'East Village. Intorno, gli edifici della New York University. Al 419 sorge un palazzo di una decina di piani. E' una sorta di incubatore di piccole aziende, circa 6 o 7 a piano, con segreteria e saletta riunioni condivisa. Mentre aspetto, intravedo un meeting nella saletta a fianco. I grafici di flusso sulla lavagna a secco sono tipici dell'ingegneria software.
E' iniziata così: partecipo ad un paio di convegni dedicati ai grandi vini italiani di taglio bordolese (
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