Codicearistide170xAristide è cresciuto raccontando molti aspetti del mondo del vino, nei suoi aspetti positivi e negativi, cercando di cogliere alcuni elementi di cambiamento nel processo sempre in atto tra evoluzione delle tradizioni ed innovazioni tecniche. A beneficio dei lettori, mi piace sintetizzare in un breve manifesto i principali spunti trattati nel blog. Anzi, un serioso codice, il Codice Aristide.

Codice Aristide

  1. Il vino è innanzitutto una bevanda
    Non è il risultato di “invenzioni artistiche” o intuizioni trascendentali, ma nemmeno il risultato di una sofisticazione dannosa per la salute dell’uomo o per l’ambiente naturale.
  2. Il vino è la trasformazione alimentare di un frutto
    Il liquido prodotto dall’uva deve ricondurci ad essa ed agli elementi più tipici del suo territorio. Non deve sapere di quercia, cedro, muschio, catrame, tabacco, aia di fattoria o stalla, cerotto, ecc.
  3. Il vino va bevuto frequentemente (ma attenzione agli eccessi)
    Il vino è un alimento “vivo”, l’unico prodotto di derivazione naturale che può essere consumato a molti anni di distanza dalla sua trasformazione. Deve essere bevuto frequentemente perché cambia anche molto rapidamente. Non fidatevi di chi vi invita a comprare un vino oggi per
    essere bevuto fra due, cinque, dieci anni. A fronte di un vantaggio economico immediato (in genere costa meno acquistare subito vini destinati all’invecchiamento) rischiate di trovarvi davanti amare sorprese. Fate le vostre prove, verificate, bevetelo frequentemente, sia da solo che accompagnato al cibo. Ovviamente, a ciascuno la responsabilità di moderarne il consumo: attenzione alla propria salute e a quella degli altri!
  4. Il vino deve avere un rapporto qualità/prezzo corretto
    Nel rispetto del punto precedente, il vino deve essere caratterizzato da un rapporto qualità/prezzo corretto, funzione diretta della conoscenza e cultura del bevitore rispetto alla propria e soggettiva “percezione” del “valore” di un vino. Fidatevi: non esiste un valore assoluto della qualità.
  5. No al protezionismo nel vino
    Il vino da sempre ha viaggiato con gli uomini, raggiungendo ormai tutti e cinque i continenti: oggi è possibile bere ottimi vini prodotti in paesi diversissimi, di qualità crescente e a prezzi interessanti. Il vino “globale” ormai è un dato di fatto.
  6. Etichette chiare e complete
    Il vino “globale” deve essere etichettato correttamente, pensando all’export, senza costringere i consumatori a dotarsi di un atlante geografico per individuarne la provenienza o di una enciclopedia enologica per individuarne il contenuto.
  7. Maggiori informazioni al consumatore
    Il vino italiano, in particolare, deve essere etichettato con maggiori informazioni per il consumatore: i produttori non devono attestarsi ai “minimi di legge” nel comunicare al pubblico il contenuto della bottiglia, l’esatta composizione della cuvée, l’origine del vino, la sua trasformazione - e, per cortesia, oltre alla località di provenienza volete indicare anche la sigla della provincia?!
  8. Il vino dovrebbe abbandonare la propria immagine di “élite”
    Piuttosto si apra a packaging alternativi, ai sistemi di chiusura alternativi, ai vini non solo da invecchiamento prolungato, al miglior marketing per lo sviluppo di marchi d’azienda o di singoli prodotti. E soprattutto migliori prezzi al dettaglio, migliorando le performance della catena distributiva riducendone i passaggi intermedi tra il produttore ed il consumatore.
  9. I produttori devono farsi conoscere dai consumatori
    Alla resa dei conti, per un consumatore la scelta ricade su un marchio, che riflette un insieme di valori “qualitativi” (serietà del produttore, qualità del vino, terroir, approccio naturalistico, ecc.). Più marketing, più comunicazione, più Internet: signori winemaker, realizzate i vostri blog!
  10. I comunicatori del vino sono solo strumenti
    A cominciare da questo blog. Usate gli strumenti di comunicazione per quello che sono. Le opinioni sul vino sono quanto mai soggettive, solo il confronto tra queste opinioni fa crescere la cultura di noi consumatori. Per questo, le guide dei vini, i magazine cartacei, i siti Internet ed i blog, sono pochi: ne occorrebbero molti di più, per una scelta ancora più ampia.