Aristide, gennaio 2010 "Piantiamola di chiamarle bollicine", la messa al bando su questo wine blog dell'espressione "bollicine":
«(...) "Bollicine": sono sia quelle a "occhi di rospo" ("yeux de crapaud" le chiamano i francesi) grosse come quelle di certe bevande di "cola", sia quelle finissime ed eleganti (...) L'espressione "bollicine" è la grande livella, questa sì omologante, che cerca di accomunare spumanti frutto di manipolazioni in campagna, nei registri di cantina, e tra le vasche di trasformazione, con eccellenti prodotti di qualità, affinati al costo del tempo e di preziose conoscenze. Fossi un produttore di quest'ultima categoria, sarei furioso. Quando parliamo di vino e di spumante, distinguere è sempre obbligatorio. Ogni tipo di bolla ha un suo perchè, una sua differente origine, un suolo, un'uva più o meno adatta, un lievito, una tecnica di vinificazione».
«Dicitura abusata, obsoleta e senza futuro». Così, oggi, Maurizio Zanella, presidente del Consorzio Tutela Franciacorta, attraverso il comunicato stampa rilanciato da Le Mille Bolle Blog di Franco Ziliani (ripreso anche da Trentino Wine Blog).
Chapeau. Evviva. Le file degli antagonisti dell'espressione "bollicine" si ingrossano.
AGGIORNAMENTO: a seguire il testo del comunicato ufficiale.
Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente).







Dopo avervi raccontato l'essenza degli
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