Mario Soldati nel suo reportage "Vino al Vino - alla ricerca dei vini genuini", nell'autunno del 1968 così descriveva il Brunello di Montalcino "inventato" da Ferruccio Biondi-Santi di Montalcino, nella sua Tenuta il Greppo:
"Ne venne fuori un vino potentissimo e delicato insieme: che ha bisogno di attenzioni grandi e soprattutto tempestive nei travasi: e che esige (pena la perdita del suo ineffabile bouquet) un'assoluta rinunzia a qualsiasi manipolazione. Esige, in più, almeno quattro anni di botte prima dell'imbottigliamento. Poi, distinguendosi così da ogni altro vino di Toscana, il Brunello può invecchiare praticamente all'infinito: migliorando, oserei dire, sempre".
Un'assoluta rinunzia a qualsiasi manipolazione. Fa pensare questa affermazione di Soldati. Soprattutto a distanza di tempo dallo scoppio del "caso del Brunello di Montalcino". Per dare seguito a un vecchia promessa, ho visitato l'azienda di Alessandro Mori (qui nella foto), Il Marroneto, a Montalcino. Meglio: arrampicata su un ripido pendio, proprio sotto il paese, sul versante nord. Arrivando vedrete subito la chiesetta della Madonna delle Grazie, lì dal 1200, a sorvegliare boschi di castagni e vigneti.
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Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente).












Serata di grandi vini dolci presso l'azienda 
Un annuncio che riguarda Aristide. Da oggi prende avvio un nuovo servizio disponibile all'indirizzo Internet di 


E' iniziata così: partecipo ad un paio di convegni dedicati ai grandi vini italiani di taglio bordolese (

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