Healthy-lifestyle-wine-drinkerPer ora ne hanno beneficiato solo dei topi-cavia di laboratorio: ricercatori della UCLA – University of California, Los Angeles e della University of Southern California hanno ridotto il livello di alcol nel sangue di topi “intossicati” con alcol, iniettando nel loro stomaco nanocapsule contenenti enzimi specializzati nel metabolismo dell’alcol.

La notizia viene da fonti autorevoli: la MIT Technology Review e Nature, quindi non si tratta di bufala o speculazione.

Questo tipo di trattamento dimostra grandi possibilità nella tecnologia di rilascio controllato di principi attivi e medicamenti nell’organismo, con vaste possibilità di applicazione medica.

Dopo il trattamento, i livelli di alcol nel sangue delle cavie, riferiscono i recercatori, sono calati rapidamente e significativamente rispetto alle cavie di controllo non sottoposte al trattamento.

E sì, amici lettori, avete capito dove andremo a parare: si aprono interessanti scenari circa l’impiego di farmaci basati su enzimi nano-incapsulati. Farmaci profilattici per l’alcol o addirittura antidoti all’alcol, da assumersi comodamente per via orale. Dato che il metabolismo dell’alcol avviene naturalmente nel nostro fegato, “sarebbe come avere milioni di unità cellulari di fegato – spiega uno dei ricercatori – direttamente nello stomaco o nell’intestino, in grado di aiutarci nella digestione dell’alcol”.

Straordinario. O forse no.

Tom Wark, noto wine blogger USA, ha avanzato in questo post alcune perplessità sulle implicazioni di questo trattamento e dei suoi risultati. Tralasciando gli ovvi benefici per coloro che nell’alcol hanno una dipendenza e una malattia, resta da chiedersi “che impatto avrebbe sui winelover l’eliminazione dell’ebbrezza data dal vino, pur rimanendo l’alcol presente in ciò che si beve“? Messa in altro modo, “cosa succederebbe se la quantità di vino bevuto non determina quanto ubriachi si è“?

E voi cosa ne pensate?

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La foto di apertura è tratta da douglasgreen.wordpress.com.