TerroirVino è probabilmente la migliore manifestazione enoica del Bel Paese. L'ho scritto in questi termini già nel 2011 e lo voglio ribadire anche nel 2012, ora che la manifestazione si è conclusa da qualche giorno. E' la migliore per organizzazione, coerenza complessiva delle scelte circa le aziende invitate, panorama dei vini italiani presenti e – non ultima – l'atmosfera amichevole e rilassata tra i vari partecipanti.

Su un aspetto so che Filippo Ronco, il bravo organizzatore di Terroir Vino, non mi darà retta, ma la ripeto ugualmente: questa formula, con questa organizzazione, potrebbero in futuro trasmutarsi in una serie di saloni regionali specializzati sui vini di territorio.


Una sola manifestazione nazionale relegata a Genova, e mi spiace tanto per i liguri (quest'anno particolarmente latitanti), non basta e non può crescere oltre queste dimensioni. Le aziende partecipanti devono poter accedere a un mercato più ampio per poter accettare l'invito degli organizzatori. Anche il target del pubblico di appassionati e semplici consumatori deve poter contare su accessi e base demografica più ampia.

In ogni caso, Terroir Vino 2012 credo abbia raggiunto un livello di offerta, organizzazione, incontri, eventi e degustazioni, che sono difficilmente migliorabili. L'unica sezione del week-end di Terroir Vino che aveva raccolto critiche nel 2011 era la cosiddetta Vinix Unplugged Conference. Quest'anno si è corso in buona parte ai ripari inserendo nella unconference due dibattiti, anzi due "ring": uno dedicato ai cosiddetti "vini naturali" e l'altro sulla "filiera che si accorcia", ovvero dis-intermediazione delle vendite di vino e dinamica dei prezzi (sulla scia di quanto successo qui). Essendo stato uno dei protagonisti del secondo "ring" non commenterò oltre, se non per dire che di pugilato se n'è visto poco, per fortuna.

Insomma, un esperimento che incoraggia a insistere in quella direzione. Complimenti.