Aggiornamenti dalla Valpolicella, a seguito delle discussioni in atto sulla vicenda dei prezzi dell'Amarone trattata in questo post: "Prezzi Amarone, botte da orbi in Valpolicella".

Dopo la replica di Sandro Boscaini di Masi Agricola (su "Tre Bicchieri", pagina 2, del 11.5: "Il mio (Amarone) è a prezzo giusto"), sono intervenute queste novità:

  • cambio alla guida del Consorzio Valpolicella a seguito delle dimissioni presentate da Emilio Pedron (causa: impegni professionali nei Tenimenti Angelini). Il nuovo presidente del Consorzio è Christian Marchesini: la novità è che si tratta di un viticoltore, con azienda di circa 40 ettari nella Valpolicella Classica;
  • il confronto si sposta dai prezzi alle rese: le Famiglie dell'Amarone d'Arte mettono il loro veto sulla paventata riduzione delle rese per ettaro (da 50 a 45) discussa nel consiglio del Consorzio. L'attacco mira a "contenere" la produzione delle Cantine Sociali, in particolare quella di Soave, proponendo riduzioni selettive in base alle fasce collinari, pedo-collinari e pianura. Questione complicatissima, soprattutto in assenza di un sistema di zonazione e classificazione dei cru. Attendetevi qualche compromesso. A seguire, il testo del comunicato delle "Famiglie".

  • dichiarazioni di Emilio Pedron e Christian Marchesini, riportate oggi dal quotidiano digitale "Tre Bicchieri": "Diciamo che c'è una crisi di benessere, nel senso che tutti, in questa congiuntura economica, hanno paura di rinunciare a una quota dei profitti garantiti dall'Amarone in questi anni. Perché, guardi, che l'Amarone ha fatto ricchi tutti qui nel Veronese, grandi produttori storici e cantine sociali. Ora prevale un certo egoismo aziendale ma, se non si guarda al sistema-Amarone nel suo complesso, ci si fa male tutti" (Pedron). "Farò in modo che ci sia una convergenza di tutto il territorio e ci riusciremo, da un lato, grazie al lavoro dell'Osservatorio sui prezzi, che ci dovrà dire quali sono gli Amaroni low cost e, dall'altro, attraverso il tavolo di confronto con i territori che partirà entro giugno. Non farò distinzioni tra famiglie, amici e cugini: voglio che si discuta evitando gli egoismi" (Marchesini). Qui trovate le due interviste integrali.

In attesa che i produttori facciano (con calma) le loro scelte, e che il Consorzio osservi i prezzi, Aristide ripone le sue domande: cosa resta di questa vicenda a noi consumatori? Questa "guerra dei prezzi" ci porta vantaggi concreti? Si beve meglio a prezzi più bassi, insomma? Oppure, meno spendi e meno sai cosa bevi in termini di qualità, territorio d'origine, eccetera?

A seguire il comunicato delle "Famiglie".

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Comunicato stampa

VINO: FAMIGLIE AMARONE, NO ALLA RIDUZIONE INDISCRIMINATA DELLA RESA DI UVA DA AMARONE.

PER CONTENERE LA SOVRAPPRODUZIONE SERVE STRATEGIA DI DIVERSIFICAZIONE IN BASE AL TERROIR A GARANZIA ANCHE DELLA QUALITA’

(Verona, 15 maggio 2012). La riduzione generalizzata  e indiscriminata della resa per ettaro da 50 a 45 quintali annunciata dal Consorzio di Tutela della Valpolicella, come rimedio alla sovrapproduzione di amarone, non può considerarsi uno strumento efficace per riequilibrare la distorsione tra domanda e offerta degli ultimi anni. Il riposizionamento, per qualità e prezzo, del brand amarone, soprattutto sui mercati internazionali,  impone l’applicazione di parametri produttivi diversificati in base alla vocazionalità del terroir; un valore ormai sacrificato dalla sovrapproduzione. E’ questa la posizione delle 12 Famiglie dell’Amarone d’Arte che, sull’annunciato provvedimento, torna a chiedere l’istituzione di un tavolo di confronto in nome dell’amarone.

“Dal 2003 al 2011 siamo passati da 5719 ettari vitati, di cui 2917 nella zona classica e 2802 nell’area doc, a 7247 ettari di cui 3291 nella classica  e 3966 nella zona allargata. Questo ha comportato un’inversione produttiva che vede, oggi, prevalere la zona allargata, dominata dalle cantine sociali, rispetto a quella classica originaria dell’amarone. Infatti allo stato attuale la resa della zona doc supera quella della classica di ben 10 punti percentuali:  55% (era al 49% nel 2003) contro il 45% (51% nel 2003)”. Così Stefano Cesari (Brigaldara), vice presidente delle Famiglie dell’Amarone, interviene sul tema ripreso in questi giorni da diverse testate di settore. “Non si tratta di separare la zona classica da quella allargata – commenta Cesari – ma di distinguere tra vigneti più o meno vocati alla produzione di amarone. Ridurre trasversalmente e indistintamente la cernita significa incentivare, o comunque non contrastare, il fenomeno sovrapproduttivo che si è verificato a partire dal 2005/2006 che ci ha portato a oltre 13milioni di bottiglie di amarone. Oltre al fatto – prosegue il vice presidente – che il criterio unitario di riduzione della resa da 50 a 45 quintali non tiene conto della diversa incidenza dei costi produttivi tra collina e pianura”. Per le Famiglie dell’Amarone, quindi, la doverosa politica di disincentivazione quantitativa deve essere calcolata e valutata, innanzitutto, in base al pregio del vino simbolo della Valpolicella che merita un riposizionamento di qualità e di prezzo. “Per fare questo – conclude Stefano Cesari, vice presidente delle Famiglie dell’Amarone d’Arte – proponiamo una strategia di contenimento del volume in base al terroir produttivo, che privilegi la collina con un aumento dal 50 al 60% delle rese di uva da amarone, e penalizzi pedecollina e pianura con rese portate rispettivamente al 40% e al 25%”.

Famiglie dell’Amarone d’ArteAllegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato