SpumanteAristide, gennaio 2010 “Piantiamola di chiamarle bollicine“, la messa al bando su questo wine blog dell’espressione “bollicine”:

«(…) “Bollicine”: sono sia quelle a “occhi di rospo” (“yeux de crapaud” le chiamano i francesi) grosse come quelle di certe bevande di “cola”, sia quelle finissime ed eleganti (…) L’espressione “bollicine” è la grande livella, questa sì omologante, che cerca di accomunare spumanti frutto di manipolazioni in campagna, nei registri di cantina, e tra le vasche di trasformazione, con eccellenti prodotti di qualità, affinati al costo del tempo e di preziose conoscenze. Fossi un produttore di quest’ultima categoria, sarei furioso. Quando parliamo di vino e di spumante, distinguere è sempre obbligatorio. Ogni tipo di bolla ha un suo perchè, una sua differente origine, un suolo, un’uva più o meno adatta, un lievito, una tecnica di vinificazione».

«Dicitura abusata, obsoleta e senza futuro». Così, oggi, Maurizio Zanella, presidente del Consorzio Tutela Franciacorta, attraverso il comunicato stampa rilanciato da Le Mille Bolle Blog di Franco Ziliani (ripreso anche da Trentino Wine Blog).

Chapeau. Evviva. Le file degli antagonisti dell’espressione “bollicine” si ingrossano.

AGGIORNAMENTO: a seguire il testo del comunicato ufficiale.


VINO, FRANCIACORTA: STOP ALL’USO DEL TERMINE BOLLICINE

Il presidente del Consorzio Maurizio Zanella: dicitura abusata, obsoleta e senza futuro

Erbusco, 27 aprile 2012 – Uno stop in piena regola a uno dei termini più utilizzati per indicare il Franciacorta, piuttosto che lo Champagne o gli spumanti in genere. L’appello viene dal Consorzio Franciacorta, che si rivolge soprattutto a chi comunica il vino, ma anche ad operatori, appassionati e produttori.

“Chiamiamo il vino con il proprio nome e non con termini che ne generalizzano e ne uniformano le peculiarità, appiattendone, di fatto, la qualità percepita – spiega Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio Franciacorta -. ‘Bollicine’ è un termine obsoleto e senza futuro. Il tempo presente ci offre una nuova occasione per affermare i nostri vini di qualità, cominciando dal consolidare la cultura di base in materia e da un appropriato linguaggio”.

“E’ necessario – aggiunge Zanella – iniziare un nuovo percorso per valorizzare i grandi vini anche dal punto di vista ‘nominale’. Con impegno e passione il Franciacorta ha raggiunto il traguardo dei 50 anni; a questo punto, credo sia maturo per un passo successivo, importante per poter definitivamente trovare, a livello nazionale ed internazionale, un posizionamento coerente e rispondente all’eccellenza che esprime”.

“E che non si chiami più spumante – continua Zanella – per nessun motivo al mondo. L’ho già simpaticamente ricordato all’amico Franco Maria Ricci rispondendo ad un suo articolo apparso in marzo su ‘Bibenda 7’. La similitudine tra ‘spumante’ e Franciacorta è da bandire in qualsiasi citazione. Non per velleità o principio, ma per decreto ministeriale”.

Nel dettaglio, si fa riferimento al disciplinare di produzione del Franciacorta, approvato per decreto ministeriale (Mipaaf) e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in prima istanza il 24 ottobre 1995 – serie generale 249, art. 7 e poi, a seguito di modifiche ulteriormente restrittive, il 23 ottobre 2010 – serie generale 249, art. 7, che recita: “per identificare tutti i Franciacorta, è vietato specificare il metodo di elaborazione, metodo classico, metodo tradizionale, metodo della rifermentazione in bottiglia e utilizzare i termini vino spumante”.

“Oggi il Franciacorta, come anche altri vini di qualità, esige più rispetto, eleganza, identità, che il termine bollicine, ormai, non è in grado di dare – conclude il presidente Zanella. Franciacorta, Champagne e Cava: in Europa, solo questi 3 vini possono utilizzare un unico termine per identificare in modo preciso un vino, un territorio e il metodo di produzione. Ecco l’identità di cui parlo. Chiamiamo il vino con il proprio nome e quindi: Spumanti, i vini senza Denominazione specifica; Franciacorta, il Franciacorta”.