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"…a weekend of wine exploration without affectation".

Rubo a Evan Dawson questa citazione, perché non trovo un'espressione migliore per sintetizzare l'esperienza della European Wine Bloggers Conference (#EWBC11): "…un weekend di esplorazione del vino senza affettazione".

Un weekend preceduto dalla serata della "Bring Your Own Bottle" ("porta la tua bottiglia"), una cena servita a buffet dal sempre bravo Adriano Liloni e dai suoi "Sovversivi del Gusto", con oltre 80 vini in degustazione al seguito dei 120 partecipanti. Si inizia tutti seduti, ancora un po' impacciati, in crocchi ai tavoli con gli amici, si prosegue tutti in piedi, a mescere e ricevere sorsi di vino, simpatizzando, salutando, presentandosi, chiacchierando con avatar materializzatisi con un sorriso e una bottiglia in mano. Tutto molto easy, spontaneo, giocoso ma senza eccedere. Non ci crederete, ma per chi c'era sarà difficile dimenticare una serata simile.


Sarà l'overture di quel weekend di scoperte senza affettazione. E con un po' di preoccupazione di noi-italiani, speranzosi di fare una buona figura come ospiti e come vini. Sui secondi non c'erano dubbi: Franciacorta in primis, e poi Chianti, Soave, Alto Adige, Collio, Carso, Isonzo, COF, Sicilia, Bardolino, Custoza (tra le denominazioni sponsor dell'evento a vario titolo), hanno ben figurato, sorpreso, convinto, mosso a curiosità per futuri viaggi per approfondirne i segreti. Già ne parlano in rete: blogger che celebrano, che chiedono dove poter acquistare Vitovska o Franciacorta nelle loro città. Andate nel gruppo ora aperto su Facebook per rendervi conto.

E dopo il weekend, i tre giorni nei tour nel Chianti e Friuli Venezia Giulia (quest'ultimo scelto da Aristide). Tour non facili da organizzare e complessivamente molto ben riusciti. Per fortuna, nelle poche zone d'ombra, i nostri vini riparano ai nostri limiti di infrastruttura, organizzazione, cultura dell'ospitalità per gruppi che non siano vedove di guerra tedesche o pensionati cecoslovacchi. Per carità, niente di irreparabile: col tempo impareremo a informarci prima su chi ci visita, perché ci visita, a scambiare biglietti da visita, a capire per tempo chi siano mai questi wine blogger. Insomma, le basi minime dello stare al mondo, soprattutto per chi fa affari col vino, mica pretendiamo d'essere tutti strateghi del marketing enoturistico.

C'è sempre sorpresa intorno ai nostri vini, così diversi, così tanti, forse troppi, con nomi difficili da pronunciare (ma tedeschi e ungheresi non è che scherzino nemmeno loro!).

Preso com'ero dalle giornate piene, ho letto distratto e distante delle italiche problematiche e pensose preoccupazioni sullo stato-dei-blog, la solitudine, il professionismo, l'indipendenza, ecc. Parlarne senza esserci, sembra non conti. La "presente" Maria Grazia Melegari sul suo Soavemente… ne ha dato conto qui e qui.

Per conto mio posso confermare le impressioni anticipate in questo post, e cioè che il fenomeno evolve e si trasforma, sfuggendo alle facili catalogazioni. Ieri wine blogger, oggi chissà. L'importante è mandare bene a mente lo slogan della EWBC coniato da Gabriella e Ryan Opaz e Robert McIntosh, i tre organizzatori:

"Just remember to have fun!". "Ricordatevi di divertirvi".