Goode_Authentic-w-g-724x1024Piaccia o no, la definizione “vino naturale” non soddisfa tutti. Il dibattito in rete è sempre molto vivo sulla questione: argomenti tecnici si confrontano con assunti ideologici e semplificazioni mediatiche. Tra interessi contrapposti e legittime opinioni, il risultato è che la confusione regna già sovrana.

A portare un po’ di razionalità nella discussione arriva un libro scritto a quattro mani da Jamie Goode (wine blogger e scrittore) e Sam Harrop (Master of Wine): “Authentic Wine“, verso una produzione del vino naturale e sostenibile recita il sottotitolo.

Mentre mi appresto a ordinare il libro su Amazon, vi segnalo un post di presentazione e commento a cura di Tom Mansell su PalatePress.

In estrema sintesi, gli autori – negando la sostenibilità del termine naturale associato al vino – propongono la dizione “vino autentico” come soluzione al dibattito tra “naturalisti” e “modernisti”. Per Aristide è un’ottima soluzione, che soddisfa le mie perplessità sul “vino naturale“, perché offre un obiettivo da perseguire, valido per i produttori come per i consumatori: cercare il vino che sia la migliore espressione del territorio di provenienza. Nell’esperienza consolidata degli autori, così come di molti di noi, capita spesso di constatare che i vini più coerenti con questo approccio sono prodotti con i più bassi livelli di manipolazione chimica e fisica.