Capita di ricevere commenti su questo blog che meritano di essere "elevati" al rango di post. Oggi tocca al lettore Angelo che ci aggiorna sulla situazione in Trentino.

Dopo un lungo silenzio sugli sviluppi della crisi della filiera vitivinicola trentina (leggete qui la serie dei post dedicati da Aristide), Fabio Piccoli, esperto in marketing e comunicazione di settore e uno dei quattro saggi nominati dalla Provincia di Trento, ha parlato al quotidiano L'Adige. Piccoli e gli altri saggi - Enrico Paternoster, enologo dell’Istituto Agrario di San Michele all'Adige, Emilio Pedron, autorevole ed esperto manager del vino e Attilio Scienza, docente di viticoltura all’Università di Milano – sembra stiano per concludere il loro incarico con alcune proposte operative.

Nel proseguo del post, leggete il contributo che ci arriva dal lettore Angelo.


Continuo io per tenere vivo il dibattito sul tema, ora che il quotidiano locale L'Adige (1.7.11) ha riportato la seguente notizia:
“Il Pinot grigio? Andrà trentinizzato”
Piano vino: parla Piccoli, uno dei 4 saggi
“Cavit-Mezzacorona, progetti cofinanziati”

Maggiore identità e riconoscibilità di mercato al vino del Trentino, tipicizzazione territoriale anche delle bottiglie con vitigni internazionali, sinergie commerciali tra i due colossi Cavit e Mezzazorona e l'intero sistema, cabina di regia «politica» ma progetti operativi che partono dal «basso», dalla prima linea delle aziende, e che poi potranno essere convalidati dalla cabina di regia e cofinanziati dalla Provincia. Sono alcune delle novità del piano vino che è già stato stilato dai quattro saggi incaricati dall'assessore Mellarini e che la prossima settimana, o la successiva, arriverà sul tavolo della giunta provinciale. Il 21 aprile, per uscire dall'impasse della cabina di regia ad «iperpreponderanza» cooperativa (8 poltrone su 15) contestata dai vignaioli, l'assessore all'agricoltura aveva deciso di «accantonare l'attuale pomo» (nessuna allusione a trasversalità con le Golden) «della discordia, vale a dire la Consulta con tutti i suoi delicati equilibri interni, e di affidare a 4 esperti super partes, 4 saggi di riconosciuta esperienza e competenza professionale,il compito di fare sintesi…e delineare una strategia per affrontare il futuro più competitivi e credibili sui mercati». Attilio Scienza, Emilio Pedron, Enrico Paternoster e Fabio Piccoli hanno lavorato individualmente, secondo le rispettive specializzazioni, e si sono periodicamente confrontati.
Fabio Piccoli, l'enocritico veronese consulente del rilancio di Trentodoc, sintetizza così: « I documenti Pedron-Federazione e Fondazione Mach sono stati un'ottima base di partenza per il nostro documento che vuole essere molto operativo, per valorizzare i punti di forza del sistema vino trentino che già ci sono, più che inventarne di futuribili. I produttori trentini si dimenticano spesso che stanno seduti su una miniera di valori vitivinicoli. Devono solo superare una mentalità individualistica: e basta con le contrapposizioni grandi-piccoli, qualità-quantità. Nessuno nega ai colossi la necessità di continuare ad esportare Pinot grigio sul mercato Usa, ma il Trentino non può essere un contenitore di prodotti anonimi. E allora trentinizziamolo, il Pinot grigio: il Trentino deve
essere un valore aggiunto superiore all'etichetta "delle Venezie". E così, oltre al Trentodoc, valorizziamo il Marzemino e altri autoctoni, con i grandi produttori a braccetto dei piccoli, e i progetti che nascono dai manager di cantina, non negli uffici della Provincia, ma che poi possono essere sostenuti, valorizzati, co-finanziati ricorrendo ai bandi dell'Ocm vino e al Psr». Secondo Piccoli, la strada già positivamente intrapresa dai produttori di spumante per il Trentodoc, potrebbe essere percorsa anche per altri vini, con nuovi «club di prodotto».

Questo è quanto, per ora, e può bastare anche come indiretta risposta alla proposta di Aristide di …tutelare il "ramato".
O no?

Angelo