TerroirVino è probabilmente la migliore manifestazione enoica del Bel Paese per organizzazione, coerenza complessiva delle scelte circa le aziende invitate, panorama dei vini italiani presenti e – non ultima – l'atmosfera amichevole e rilassata tra i vari partecipanti.

Anche l'edizione 2011, appena conclusasi a Genova, si è confermata su questi valori: l'ho già detto in passato e giova ripeterlo, questa formula con questa organizzazione potrebbero in futuro trasmutarsi in una serie di saloni regionali specializzati sui vini di territorio. Una sola manifestazione nazionale relegata a Genova, e mi spiace tanto per gli amici liguri, non basta e non può crescere oltre queste dimensioni. Le aziende partecipanti devono poter accedere a un mercato più ampio per poter accettare l'invito degli organizzatori. Anche il target del pubblico di appassionati e semplici consumatori deve poter contare su accessi e base demografica più ampia.
Quest'anno era segnalata la possibilità di acquistare vino dalla maggior parte dei produttori presenti. Sarebbe interessante conoscere quanto vino sia stato effettivamente venduto durante le circa dieci ore di manifestazione: questi eventi saranno sempre più connotati dal format "mostra-mercato", dove a un'offerta di vini e produttori ben segmentati per territorio e qualità si accompagnerà la possibilità di acquistare il vino in loco a prezzi di cantina (o "quasi cantina"). Il prossimo 3 e 4 dicembre, la FIVI, Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti, organizzerà un evento simile a Piacenza, sull'esempio di simili manifestazioni che già si svolgono in Francia.


Se finalmente si riuscisse a inserire un pizzico di modernità nel processo di vendita (per es. ordine e pagamento online, oppure cash, e poi consegna via corriere a domicilio) si farebbe un ulteriore progresso per servire al meglio i consumatori.

In ogni caso, comunque la pensi Filippo Ronco, ideatore e demiurgo di TerroirVino, avanti così: se le aziende non perderanno interesse nella manifestazione, a molti di noi va benissimo così com'è.

Discorso molto diverso per la Vinix Unplugged Unconference (VUU), l’evento che precede TerroirVino.

Non è stata una unconference, cioè una non-conferenza, ma proprio il contrario. Impostasi naturalmente come un'area di discussione tra operatori della rete, produttori e altri soggetti professionali del vino (quindi meno indicata per il pubblico dei consumatori), questa edizione 2011 è stata una lunga serie di interventi quasi mai banali, ma non supportati da alcuna significativa interazione del pubblico e del moderatore. Non c’è stata discussione. Nessun confronto. Nessuna missione da compiere. Domande educate, ma molti, troppi, argomenti lasciati passare o cadere, forse la fretta o la preoccupazione di terminare in tempo ha cancellato e bloccato sul nascere molti spunti di potenziale dibattito (salvo poi finire con oltre un’ora di anticipo sui tempi).

La querula comunità di wine blogger et alias Twitteranti a tempo pieno ha perso la parola proprio nel momento massimo di incontro sociale dell’anno. Peccato, i ricordi delle edizioni 2010 e 2009, relativamente frizzanti e dinamiche, sono stati appannati dalla sostanziale piattezza di questa edizione.

Occorrerà cambiare: l'amico Filippo Ronco e il suo staff sapranno ritoccare o cambiare formula.

Io suggerirei di rompere definitivamente lo schema delle presentazioni seriali su Powerpoint e suoi cloni. E poi: un vero cerchio di persone, una sala ben illuminata, ricorso minimo alla tecnologia, al massimo lavagne a fogli mobili o interattive per esporre idee, una serie di moderatori che si prendano la responsabilità di agitare il dibattito per sezioni di due ore, lasciando fluire il confronto, ma anche stimolandolo quando la bonaccia afosa si impone. Imporrei anche un biglietto di ingresso: astenersi curiosi e perditempo. E poi interrompere le sezioni di dibattito con brevi degustazioni: le lingue pigre vadano stimolate con l’alcol, l’auto-referenzialità di quell'ambiente combattuta con veraci dosi di vino (possibilmente più abbondanti delle quantità farmaceutiche distribuite).

Poi, per fortuna, tutti i salmi sono finiti in gloria: grande cena e kermesse musicale al termine della giornata, a Villa Spinola. Ma la sensazione di un'occasione persa era ancora presente quella sera, il giorno dopo, e quello dopo ancora. Peccato.