Enrico Paternoster, enologo dell’Istituto Agrario di San Michele all'Adige, Emilio Pedron, autorevole ed esperto manager del vino, Fabio Piccoli, esperto in marketing e comunicazione di settore e Attilio Scienza, docente di viticoltura all’Università di Milano. A questi quattro "saggi" è stato affidato il torrido incarico di ricomporre le strategie per la filiera vitivinicola trentina. A seguito della rottura tra l'associazione dei "Vignaioli del Trentino" e la Provincia di Trento circa la composizione della Consulta (una sorta di cabina di regia tra gli attori della filiera), la patata bollente passa nelle mani dei quattro esperti indicati dalla Provincia di Trento, i quali hanno un mese di tempo per "riempire di contenuti, di proposte e di priorità operative un percorso da affrontare urgentemente" (vedi comunicato più sotto).

La situazione è delicatissima. L'iniziativa passa dalla mano dell'associazione dei Vignaioli del Trentino – alla quale tutti guardavano dopo la notevole contrapposizione alle scelte della Provincia e della cooperazione trentina – a quella dei 4 "saggi". Avere costretto la Provincia di Trento a tornare sulle proprie decisioni è senz'altro un fatto da sottolineare, perché segna un punto a favore dei vignaioli (anche se i protagonisti, diplomaticamente, glissano sull'argomento).

IMG_1995Ancora sulla capacità di iniziativa dei vignaioli, resta da segnalare la presenza in Trentino di un autorevole gruppo di rappresentanti della CEVI – Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti, i quali, in questi giorni, hanno tenuto in Trentino Alto Adige una loro assemblea e consiglio di amministrazione. Il Caso ha voluto proporci questa emblematica occasione (peraltro pianificata da lungo tempo), nella quale l'organismo di massima rappresentanza europea delle associazioni continentali di vignaioli indipendenti cala sul Trentino Alto Adige e fornisce ai loro vignaioli ulteriore benzina intellettuale per proseguire nel loro confronto con la filiera locale, oltre che un indubbio riconoscimento degli sforzi compiuti e dei livelli di relazioni internazionali sviluppati in questi ultimissimi anni. In piena bagarre, alla cena dell'assemblea dei vignaioli indipendenti – tenutasi ieri sera all'Istituto Agrario di San Michele all'Adige - si respirava un'atmosfera tesa e preoccupata, ma fiduciosa nelle aspettative circa gli sviluppi della situazione.

IMG_1997 Tra gli ospiti Thomas Montagne, neo-presidente della CEVI e segretario generale dei Vignerons Indépendants de France, Michel Issaly, presidente dei  Vignerons Indépendants de France e il nostro Costantino Charrère, presidente della FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti e vice-presidente appena eletto della stessa CEVI: grazie alla nomina di Charrère, l'Italia acquisisce così un'ottima rappresentanza a livello internazionale (ruolo che vedremo magnificato di certo in una prossima iniziativa che la FIVI ha in cantiere, il salone-mercato dei vignaioli indipendenti, 4-5 dicembre 2011, probabilmente a Piacenza).

IMG_1991E poi una bella delegazione di vignaioli scesi dall'Alto Adige (tra loro Peter Dipoli e Stefan Vaja) e gli "indigeni" Nicola Balter, presidente dei Vignaioli del Trentino, Erika Pedrini, "enologo d'Europa 2011", Lorenzo Cesconi, Mario Pojer (la sua proposta di "stile francese" rimane attuale sul tavolo della discussione), e infine uno dei quattro "saggi", Enrico Paternoster, ancora "stordito" dalla freschissima nomina. In bocca al lupo!

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Le foto di questo post, dall'alto:
- da sinistra, Costantino Charrère, Enrico Paternoster, Peter Dipoli, Erika Pedrini, Nicola Balter, danno il benvenuto alla delegazione europea del CEVI;
- Costantino Charrère in un momento della cena;
- da sinistra, Mario Pojer, Enrico Paternoster e Peter Dipoli durante l'aperitivo di benvenuto. 

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Questo il comunicato ufficiale della Provincia di Trento:

Il settore vitivinicolo riprenda a dialogare costruttivamente per definire di comune accordo i percorsi su cui impostare il proprio domani. Questo l’appello forte che viene lanciato dall’assessore Mellarini, insieme ad una scelta sostanziale volta a rasserenare il clima di questi ultimi giorni e a costruire un ponte tra le varie opinioni in campo per mirare a un’auspicabile unitarietà di visione.

Le diverse posizioni che stanno accompagnando la complessa costruzione di una cabina di regia cui affidare il compito di individuare le strategie per ridare slancio e futuro al mondo del vino trentino rischiano infatti di generare pesanti, negative ripercussioni sull’immagine e quindi anche sul valore di uno dei comparti più importanti dell’economia provinciale

Per questo, dopo una approfondita analisi della situazione, l’assessore Tiziano Mellarini ha deciso di accantonare l’attuale pomo della discordia, vale a dire la Consulta con tutti i suoi delicati equilibri interni, e di affidare a quattro esperti super partes, quattro “saggi” di riconosciuta esperienza e competenza professionale, il compito di fare sintesi di quanto detto e scritto finora e in particolare di riempire di contenuti, di proposte e di priorità operative un percorso da affrontare urgentemente e sul quale potersi confrontare concretamente con tutti gli attori in campo per poter giungere in breve tempo a quella condivisione di obiettivi e strategie che è la condizione primaria per poter affrontare il futuro ed essere più competitivi e credibili sui mercati.

I quattro “saggi”, che hanno accolto l’invito di Mellarini con l’urgenza, l’impegno e lo spirito di servizio richiesto dalle circostanze, sono Attilio Scienza docente di viticoltura all’Università di Milano, Emilio Pedron tra i più autorevoli manager del vino italiani, Enrico Paternoster enologo dell’Istituto di San Michele e Fabio Piccoli esperto in marketing e comunicazione di settore. Saranno affiancati da una segreteria coordinata da Mauro Fezzi, dirigente del Dipartimento Agricoltura e alimentazione della Provincia autonoma di Trento.

Unità, condivisione delle scelte, immediata operatività, serenità nell’affrontare i necessari cambi di marcia e di visione: queste le parole d’ordine che Mellarini ha consegnato ai quattro esperti, che cominceranno già nei prossimi giorni a confrontarsi con tutte le componenti del variegato mondo vitivinicolo provinciale.

Con l’auspicio che questo impegno e l’accantonamento della Consulta rasserenino il clima e consentano di tornare a costruire con tempestività, responsabilità e dedizione il futuro del vino trentino.