Anteprima Amarone 2007 a Verona, l' "edizione delle assenze". Non parlo del vino, sin "troppo" disponibile nei 66 campioni in degustazione da 62 generose aziende.

Ecco a cosa mi riferisco, in ordine sparso:

  • alla conferenza stampa di apertura era facile rilevare l'inconsueta assenza di politici di rilievo nazionale e regionale, presenti solo i "Vice-qualcosa"; l'Assessore Provinciale all'Agricoltura, Luigi Frigotto, ha preferito all'Amarone la Fiera Agricola di San Biagio a Bovolone;
  • dopo trent'anni di onorato servizio alla direzione del Consorzio Valpolicella, Emilio Fasoletti è andato in pensione lo scorso giugno. Nessuno si è ricordato di menzionarne il lavoro e l'impegno profuso, nessuno ha speso le "minime" parole di circostanza al riguardo. Un applauso Fasoletti se lo sarebbe meritato. Ma nemmeno il nuovo direttore, Olga Bussinello, è stato presentato alla qualificata platea in questa formale occasione;
  • assente un vero giornalista di settore alla moderazione della conferenza stampa. Siccome non si trattava di un convegno per dopolavoristi, ma la presentazione di uno dei vini di maggior importanza per la filiera italiana e internazionale, chissà perché si è scelto il pur simpatico Federico Quaranta, conduttore di Decanter su RAI-Radio2, a suo dire "ignorante di Amarone"… il suo imbarazzato ma onesto coming out non assolve la scelta di metterlo alla conduzione della conferenza stampa;
  • tra gli eventi trainanti dell'Anteprima Amarone 2007 c'era grande attesa per la mostra di quattro grandi tele dell'artista veronese Giorgio Olivieri, "uno tra i massimi esponenti della Pittura Analitica", una corrente culturale dell'Astrattismo. Peccato fossero assenti gli interessati all'Arte, almeno in tutte le occasioni che mi è capitato di passare dalla zona della mostra, purtroppo desolatamente vuota;
  • assenti i sommelier, o troppo pochi per gestire nei tempi necessari le due sale di degustazione ("alla cieca" e "palese"), suscitando qualche lamentela soprattutto tra i giornalisti stranieri. Eroici i nostri tre sommelier della sala della degustazione "palese", anche perché le schede distribuite alla stampa non avevano i campioni numerati…
  • davvero molte le assenze tra i giornalisti qualificati, sia di settore che "generalisti";
  • assenza di una particolare "etichetta della conferenza stampa", usanza italica alla quale Aristide non riesce a conformarsi: i giornalisti applaudono gli interventi! Sono lì per svolgere un ruolo di informazione (di fatto un "contro-potere") o per godersi una mattinata di intrattenimento? Non è questione di cortesia, applaudire, è questione di divisione dei ruoli. Se chi informa applaude chi lo sta informando, come si farà a garantire ai lettori un ruolo di informazione critica e indipendente?
  • Si è notata l'assenza di Siquria, l'ente "terzo" di certificazione al quale sono stati trasferiti tutti i compiti di controllo sulle attività della filiera, di solito sempre presente nella persona del suo amministratore delegato, Guido Giacometti. Una delle migliori scelte effettuate nei tre anni di gestione di Luca Sartori, presidente del Consorzio Valpolicella, non ha avuto menzione alcuna durante la conferenza stampa. A rappresentare gli organi di controllo nei massimi livelli, c'era per fortuna il Comandante Isidoro Furlan, Vice Questore del Corpo Forestale dello Stato;
  • al di là di generiche dichiarazioni circa il valore del territorio, nelle comunicazioni ufficiali si rileva l'assenza di strategie a medio termine nel campo più delicato della promozione, spina nel fianco di molti Consorzi italiani. L'ottima conduzione di Luca Sartori forse si interromperà alla scadenza del suo mandato, tra poche settimane, mandato che egli non intende riprendere. Forse tutto ciò lo ha portato a non impegnare i futuri responsabili in dichiarazioni premature. Forse.
  • A proposito di territorio: una parte della giornata inaugurale è stata dedicata alla presentazione di alcuni percorsi "turistico-salutistici" per la Valpolicella suggeriti da Eugenio Cipriani, giornalista specializzato in itinerari turistici. Con tutto rispetto: ma non esiste già la Strada del Vino Valpolicella per questi compiti? Perché si sprecano risorse con queste sovrapposizioni di competenze?

Insomma, ad Aristide pare che questa formula dell'Anteprima Amarone sia parecchio stanca. Occorre un ripensamento. Se vogliono insistere nel proporre un modello di anteprima basato sulla semplice presentazione dei dati di vendemmia, profilo enologico medio e degustazione, sappiano che questo modello ha fatto il suo tempo.

C'è troppa diversità negli stili produttivi dell'Amarone, per un fattore tecnico (ci si differenzia con l'enologia!) e per un reale fattore territoriale: giova ricordare che la Valpolicella è un'area produttiva vastissima per estensione ed eterogeneità dei suoli e micro-climi. Nella sua totalità, da nord-ovest a est, comprende almeno nove vallate, o aree produttive, dislocate tra i 50 e i 600 metri di quota. Alla grande "bio-diversità" dei luoghi di produzione, si combina la diversità dell'approccio enologico impostata da ciascun produttore nella trasformazione delle uve. Un po' semplicisticamente, si usa differenziare questo approccio in stile "tradizionale" e "moderno": qualsiasi cosa vogliano dire queste due espressioni, per Aristide non bastano più a comprendere cosa stia succedendo in Valpolicella, perché rappresentano un modello interpretativo riduttivo di una complessità ben maggiore.

Nell'Anteprima Amarone mancano una matrice territoriale e un modello interpretativo che aiutino ad accostare vini ancora crudi e lontani dall'essere pronti alle caratteristiche dei territori di provenienza.

Nella degustazione di una trentina di campioni, posso dire che i tratti distintivi dei terroir di Marano, Negrar e Valpantena si possono individuare. Ma vale per chi, come il sottoscritto, comincia a conoscere i territori e le loro espressioni. Bisogna tradurre tutte queste complesse informazioni in un sistema di comunicazione in grado di supportare gli esperti sulle valutazioni puntuali delle singole annate, e il pubblico nella conoscenza del sistema Valpolicella.

E poi non c'è solo Amarone. Alla Valpolicella serve un evento più ampio e globale, in grado di riportare sotto i riflettori il poco Valpolicella Classico che ancora si produce, il Ripasso e il Recioto. Infine, Aristide sogna una grande degustazione-evento annuale dedicato all'Amarone di almeno dieci anni, il vero Amarone, un'occasione per mostrare e ribadire il valore di un vino che solo a quella età comincia a mostrare il suo vero, grande carattere di fuori classe internazionale.