Già label Produttore: Fontanafredda
Vino: Già Langhe DOC Rosso 2010
Prodotto a: Serralunga d’Alba (CN)
Vigneto: -
Sito web: www.giavino.it
Prezzo: €9,80 sullo scaffale GDO, bott. 1LT.

“…il vino che avete sempre desiderato…”, recita lo spot. Già. Finalmente sulla tavola di Aristide. Dopo le vette enoiche raggiunte a cavallo del Capodanno, ho pensato che era meglio cominciare il 2011 con un rito quasi scaramantico: comprare una bottiglia al supermercato (esaurito il bonus, non se ne parla più per tutto l’anno!).

“Conoscere per deliberare” era il motto di un vero, grande, piemontese: Luigi Einaudi. Bere, o degustare, prima di scriverne, dovrebbe essere un motto quasi deontologico per un wine blogger. Eppure, questo Già Langhe Rosso è stato preceduto da ampie polemiche (per esempio, qui e qui) ancor prima di toccar scaffale, polemiche che a loro volta hanno preceduto l’ampio dispositivo mediatico (stampa, TV, web) sul quale Fontanafredda ha investito per il lancio. E poi le chiacchiere su Oscar Farinetti, azionista di maggioranza in Fontanafredda, un giorno salvatore dell’enogastronomia italiana politicamente corretta (Eataly), il giorno dopo bieco manipolatore e affossatore degli sforzi dei vignaioli di Serralunga (con tutto quello che avranno investito in comunicazione quei saggi vignaioli, ecco che arriva Farinetti e nel tempo di uno spot televisivo manda tutto all’aria!). Mah!


A parte queste facili ironie, “Già” vorrebbe poter essere considerato un vinino, ma vi assicuro che a quel prezzo ne comprate due (o quasi tre) bottiglie di quelli autentici. E’ un vino da uve Nebbiolo, Barbera e Dolcetto, dealcolato fisicamente, al quale hanno tolto l’unica cosa che l’avrebbe salvato, la struttura che solo l’alcol può donare anche a vini dal design a tavolino.

Già Retro Label La bottiglia è interessante, il formato da 1 litro sarebbe perfetto per chi come Aristide sogna vinini in formato addirittura magnum. Ma il tappo non è coerente con il prezzo: è in sughero granulare agglomerato. Ahi, che brutto, very cheap Mr. Farinetti: a quel punto, era meglio il tappo a vite. La retro-etichetta tenta il riscatto, ha pure un QR-Code (foto a lato): complimenti, in azienda si vede che leggono i wine blog.

E “il vino che avete sempre desiderato”? Degustare un vino così pesantemente “condizionato” dalla leggenda che lo precede non è mai facile. Bisognerebbe degustarlo alla cieca, e allora sì che probabilmente ci si diverte. Della giovinezza è testimone il colore, molto bello. Nel bicchiere l’ho trovato ordinario al naso (sì, va bene, profumi corretti), poco gratificante in bocca, squilibrato nella componente acida, senza trama e struttura a sostenere un vino politicamente corretto nella deprivazione meccanica dell’alcol.

Che un mercante faccia patti col Diavolo per blandire il neo-proibizionismo sorprende solo le anime belle e incantate. In generale, ammiro gli sforzi per creare valore aggiunto intorno al vino. Ma qui siamo andati un po’ oltre. Prezzo e qualità sono artificialmente manipolati, la discesa verso l’Inferno delle bevande al sapore vinoso è garantita. Me lo diceva sempre un vecchio maestro: chi sogna paradisi, prima o poi realizza inferni su questa terra…