I Vigneri, Vigna Bosco Ho passato tre giorni sulle pendici del grande vulcano, l'Etna. "Campo base" fissato a Milo, "Città del vino e della musica" (titolo auto-assegnato da quando Franco Battiato, Lucio Dalla e Mick Hucknall – leader del gruppo dei Simply Red… un nome un destino da vignaiolo, si direbbe! – hanno scelto dimora qui.

Da Milo fin sulle alte pendici del vulcano (a' muntagna, dicono qui), ai bordi e traverso le colate laviche, giù verso Linguaglossa, poi Randazzo, in vista di Bronte e poi indietro a Passo Pisciaro, ancora Linguaglossa e Sant'Alfio.

Parte del tempo è stato condiviso con un accompagnatore d'eccezione: Salvo Foti, enologo, consulente di alcune aziende locali, vignaiolo nella sua azienda I Vigneri (dal nome della "Maestranza dei Vigneri" che fu costituita a Catania nel 1435). Con lo stesso nome, Salvo Foti ha aggregato un gruppo di aziende da lui seguite, che condividono l'obiettivo di una vitivinicoltura di "eccellenza".

I Vigneri, Salvo Foti Ho visto pochissime cantine (nel senso di locali atti alla trasformazione enologica). Ho camminato nelle vigne, soprattutto tra alberelli etnei, calpestando polvere nera, generata dalla decomposizione superficiale della lava. Vigne dove la lavorazione meccanica è assai difficile, dove la zappa manuale e il mulo sono il massimo dell’high-tech che potete permettervi. Qui – ricorda Salvo Foti (nella foto qui a destra) – "abbiamo rifondato la vigna sull'impianto del tipico alberello etneo, siamo persino riusciti a far riavviare la produzione 'a spacco' di pali di legno di castagno, che era stata ormai abbandonata".

Ma non voglio con queste parole evocare una viticoltura necessariamente eroica. Tutto ciò è frutto di scelte meditate, di un marketing “discreto” (anche se nessuno qui lo ammetterà mai), lineare, applicato con sensibilità e attenzione ai fattori della produzione come ai prezzi praticati al pubblico. Qui fare vino costa. Qui il vino costa. L'intensità manuale delle lavorazioni in vigna è elevata, queste scelte non sono obbligate ma sono perseguite, non sono comode ma fanno la differenza, perché questa è la visione di Salvo Foti e dei suoi collaboratori.

E i prezzi riflettono questa realtà. Qui si sviluppa valore aggiunto sulla più tradizionale delle lavorazioni in vigna, anche se i trattamenti sono minimi o gli interventi in cantina sono ridotti al minimo indispensabile. Volete emozioni dal vino? Vi toccherà pagarle.

E’ un nuovo rinascimento della vitivinicoltura sull’Etna? Sicuramente. Il luogo è straordinario, come disse Giuseppe Benanti, "l'Etna è un'isola nell'isola". Un'area viticola unica in Europa e forse nel mondo. Cresce il numero di nuove aziende operanti nell’area (da poche unità a diverse decine in sei anni), cresce la competizione tra le aziende ispirate a pratiche produttive convenzionali (la maggioranza, ovviamente) e quelle guidate dalle filosofie a “basso impatto ambientale” (B.I.A. – acronimo inventato qui, ora, da Aristide. Perché mi sono stufato della convenzionale dizione "vini naturali").

Ed ecco l'ennesima rivelazione: Vigna Bosco. Un vigneto ultra-centenario circondato dal bosco di lecci, a 1.300 mt. slm, nel comune di Bronte (CT). Salvo Foti racconta che lo trovò anni fa per caso, inseguendo alcuni maiali dei Nebrodi che crescono e pasciono in quella zona. I maiali lo condussero a questo vigneto… il resto è stata una piccola follia, un amore a prima vista.

Oggi vediamo un vigneto "restaurato", con un impianto ad alberello etneo (1×1 mt.), con pali di castagno spaccati a mano, concimato con letame di pecora, lavorato a mano e col supporto di un mulo.

Le uve sono Alicante (parente stretto della Grenache, qui dal 1820), Greganico, Minnella, Minella nera, Coda di volpe e molte altre varietà a bacca rossa e bianca.

E’ un vigneto che gode di una salute straordinaria: viti vecchie e giovani, con un apparato fogliare di stupenda integrità, come si può constatare dall'album fotografico che potete sfogliare qui sotto. Si vendemmia a fine ottobre-primi di novembre, le escursioni termiche (come in quasi tutta la zona etnea) sono drammatiche: nei giorni della mia visita abbiamo registrato differenze di venti gradi tra giorno e notte.

I Vigneri - Vinudilice Qui il vino nasce rosato in vigna, nel senso che le differenti uve vengono vinificate tutte insieme in tonneaux. Il vino è il Vinudilice ("Vino di leccio", nella foto a fianco). Nella vinificazione non viene impiegato alcun controllo di temperatura, niente lieviti selezionati, nessuna filtrazione.

E in effetti, ogni bottiglia – delle circa mille prodotte – può essere una sorpresa: ne ho assaggiate due versioni in due giorni diversi, una ferma e una rifermentata, praticamente uno spumante spontaneo. Difficile stabilire quale fosse la migliore.

La prima versione l'ho assaggiata a Milo, tra i banchi di degustazione della manifestazione, senza saper nulla della sua esistenza. E' stato uno choc immediato: un vino "troppo diverso", ricchissimo di profumi e sensazioni, una caramella gustosa di molti strati di sapore che sembrano ancestrali, in qualche modo antichi.

Poi, l'indomani, a poche ore di distanza, mi ritrovo ai bordi di Vigna Bosco ad assaggiarlo di nuovo. Salvo Foti ci aveva avvertito, mentre salivamo a piedi, tra i lecci: "è un vino che facciamo per gli amici, poche bottiglie, spesso rifermenta in bottiglia e se ne esce spumante". Appunto. Ma tutte le sensazioni del giorno precedente si sono saldate con l'innegabile suggestione del luogo visitato e dell'assaggio a pochi metri dalle uve in maturazione (nota: tutte le aziende di qualità dovrebbero disporre una postazione nel vigneto migliore e fare assaggiare ai visitatori "quel" vino in "quel" vigneto).

Mi raccomando, questa esperienza da sola vale un viaggio.

I Vigneri, Vinudilice Rosato Sicilia IGT 2008
In cantina al privato a €22,00.