A Faenza si è concluso il lungo girone delle "anteprime" in base Sangiovese. Dopo il tour di Montalcino, Firenze e Montepulciano, è nella suggestiva sede del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza che il Convito di Romagna ha organizzato "Vini ad Arte": circa 1.000 presenze, oltre 1.800 bottiglie stappate, più di 15.000 degustazioni, 50 giornalisti italiani ed esteri e almeno due wine blogger.

Al sottoscritto è toccato l'arduo compito di spiegare a un folto pubblico di produttori e operatori le mirabolanti capacità della rete nel creare nuove forme di dialogo e interazione con i consumatori. Compiuta la missione di evangelizzazione, eccomi a degustare un folto numero di campioni di Sangiovese di Romagna, in massima parte ancora in affinamento, quindi crudi, evitando per scelta i vari tagli bordolesi presentati dai produttori.

Quindi, Sangiovese di Romagna DOC in purezza, e soprattutto la versione Superiore Riserva 2007, caratterizzata da "invecchiamento, che decorre dal 1° dicembre dell'anno di raccolta delle uve, non inferiore a 24 mesi, di cui almeno 2 in bottiglia, e la sua idoneità chimico fisica ed organolettica non potrà essere valutata prima di 22 medi di invecchiamento" (qui i dati sintetici del disciplinare).

Occorre premettere che stiamo parlando di una denominazione che sembra soffrire di qualche complesso di inferiorità, al di sotto del solare dinamismo della gente di Romagna. Stiamo parlando di una filiera composta da 192 aziende che producono circa 14 milioni di litri (10 aziende da sole fanno il 70% della produzione, ovvero circa 10 milioni di litri).

L'incontro di Faenza doveva servire come momento di riflessione per una filiera che comincia ad affacciarsi sul mercato internazionale, ma soffre, come dicevo, di alcuni limitazioni ma dispone anche di alcuni formidabili assi nella manica.

Fondamentalmente, sul lato delle negatività, il Sangiovese di Romagna soffre di un problema di percezione e, quindi, di fievole notorietà: da una parte risulta un po' schiacciato dal "ingombrante" peso della concorrenza dei Sangionvese toscani, dall'altra cala sempre di più l'importanza del vitigno come discriminante delle scelte d'acquisto dei consumatori (dati alla mano forniti da una ricerca di Wine Intelligence presentata da Paul Medder), i quali scelgono sempre di più i vini sulla base dei territori e delle provenienze.

Soluzioni? Far leva sulle numerosi attrazioni evocate dal luogo, dalla Romagna. Terra di grandi flussi turistici e località interne di bucolica bellezza. Qui, il sistema delle piccole e medie aziende (che tanto stenta a essere sistema) offre individualmente opportunità straordinarie per il turismo enogastronomico. A mio parere, non serve altro: concentratevi su questo "asset" e non abbassate la guardia sulla qualità, amici del Sangiovese di Romagna.

Concludo con i vini. Tre Sangiovese di Romagna Superiore Riserva 2007 su tutti:

  • Poderi Morini, Nonno Rico Sangiovesese di Romagna DOC Superiore Riserva 2007 – in affinamento – Sangiovese 100%, che bel frutto, già si intravede l'eleganza in arrivo, tannini setosi e pieni, legno molto discreto, tutto molto piacevole.
  • Tenuta La Viola, Pethra Honorii Sangiovesese di Romagna DOC Superiore Riserva 2007 – in affinamento – Sangiovese 100%, naso e gusto al top tra i campioni degustati, tannini esuberanti in buona evoluzione, trasmette sensazioni già ora molto positive, alla lontana ricorda la pienezza ed eleganza di certi Brunello, anche se il colore è un filo troppo pieno per i miei gusti.
  • Stefano Berti, Calisto Sangiovesese di Romagna DOC Riserva 2007 – in affinamento – Sangiovese 100%, frutto equilibrato, tannini in affinamento, concentrato quanto basta, potenzialmente un buon vino elegante.

Una Riserva 2008:

  • Tre Monti, Thea Rosso Sangiovesese di Romagna DOC Riserva 2008 – in affinamento – Sangiovese 100%, da vigne del 1968. Ancora tanto giovane ma già molto buono, frutto ed eleganza, legno equilibrato che dovrebbere evolvere in presenza veramente molto discreta. Il Thea è un Sangiovese ormai classico per questa zona. Complimenti.

E infine, un passito:

  • Tre Monti, Casa Lola Albana di Romagna DOCG Passito 2006. Albana in purezza, appassita regala sensazioni di frutta candita e piacevolissima florealità. Secondo me, l'Albana Passita di Tre Monti entra sempre nell'ideale classifica dei migliori dieci vini da dessert italiani. Che bravi.

Ed ecco il comunicato ufficiale che conclude la rassegna di Faenza.

Vini ad Arte
L’Anteprima del Sangiovese di Romagna diventa un momento di riflessione

Grande successo per Vini ad Arte, Anteprima del Sangiovese di Romagna organizzata dal Convito di Romagna presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.
Quasi 1.000 presenze, oltre 1.800 bottiglie stappate, più di 15.000 degustazioni e 50 giornalisti provenienti da tutto il mondo, dalla Russia alla Polonia, dagli Stati Uniti all’Inghilterra, dalla Germania al Belgio, sono i numeri della quinta edizione di un evento divenuto punto di riferimento per il mondo del Sangiovese.
Vini ad Arte infatti chiude le anteprime dedicate alle diverse espressioni di questo vitigno iniziate il 16 febbraio con il Chianti Classico a Firenze.
 
“Siamo molto soddisfatti del bilancio di Vini ad Arte 2010, perché l’evento si sta dimostrando un punto di riferimento per il mondo del vino – afferma Enrico Drei Donà – Le molte presenze internazionali e il pubblico qualificato, dimostrano che si può creare interesse attorno al Sangiovese di Romagna, a patto di lavorare con serietà. Questa è la mission del Convito di Romagna, e ci auguriamo che sempre più aziende del territorio abbraccino la nostra filosofia. Anche chi non ha partecipato all’evento quest’anno ha avuto modo comunque di riflettere sul futuro della nostra denominazione grazie al convegno ‘Sangiovese di Romagna: parlano i mercati’, organizzato dall’Enoteca Regionale Emilia Romagna e in collaborazione con il Convito di Romagna.”
 
Durante l’incontro si è parlato di mercato internazionale, di new media ma anche della situazione del Sangiovese di Romagna  nelle enoteche italiane.
Paul Medder di Wine Intelligence, società inglese specializzata in indagini di mercato nel mondo del vino, ha riportato la fotografia dei mercati di riferimento per il vino italiano.
Primo dato che emerge è che il Sangiovese di Romagna è ancora una nicchia e che molti consumatori bevono vini da Sangiovese senza conoscere il vitigno. Determinante nella scelta del vino è nel 60% dei casi il paese di provenienza o la regione (Toscana, Veneto etc), mentre solo nel 30% dei casi è determinante la denominazione di origine.
Dall’indagine di Wine Intelligence emerge anche che i singoli mercati seguono logiche diverse e che le aziende non possono quindi adottare un’unica strategia. Germania e Svizzera ad esempio sono mercati internazionali caratterizzati da un consumatore di media età, circa 50 anni, che beve vino abbinandolo principalmente al cibo. In questi paesi la comunicazione deve essere incentrata sui valori di tradizione, qualità e territorio.
Negli Usa e in Canada il consumatore è invece più giovane e sceglie il vino in occasioni più informali e non sempre associato al cibo. È necessario quindi che le aziende diversifichino la strategia a seconda del paese obiettivo.
 
Un mezzo efficace per raggiungere il proprio target sono i new media in particolare internet, come evidenziato da Giampiero Nadali, responsabile del blog Aristide.
Oggi la rete, attraverso i social network e i blog, consente all’azienda di dialogare con il mondo e anche conoscere cosa il consumatore pensa dei vini che assaggia. A torto si pensa che il web riguardi solo la comunicazione ma al contrario è oggi un mezzo per fare business “pescando dove ci sono i pesci, non dove l’acqua è più profonda“ .
Con il web 2.0 vi è convergenza tra produttore e consumatore e, oltre a conoscere l’opinione di quest’ultimo è anche possibile fare formazione raggiungendo anche destinatari lontani.
In internet il vino è più presente di quanto si pensi, ogni giorno avvengono circa 115.000 conversazioni sul vino e il vino rappresenta il 2% delle tematiche trattate nel web.
 
Anche il mondo delle enoteche guarda ad internet con interesse, e alcune di esse hanno trasferito il loro intero business on-line. Di questo ha parlato Giovanni Longo, titolare di Longo Speciality, che ha presentato anche un’indagine sulla presenza del Sangiovese di Romagna nelle enoteche.
Oggi in Italia ci sono 450 enoteche. Quasi la metà di esse ha il Sangiovese di Romagna nella propria carta ed è principalmente grazie alla passione e alla ricerca dell’enotecario se questo vino è presente. 
I produttori del Sangiovese di Romagna devono lavorare molto sia sui mercati esteri sia sul mercato nazionale. Di questo è consapevole anche l’Enoteca Regionale Emilia Romagna che sta sviluppando progetti di promozione sia sul mercato interno che internazionale, facendo leva sui finanziamenti nazionali ed europei.
 
“L’incontro è stato un interessante momento di lavoro a patto che ora, individuate le criticità, si lavori tutti insieme unendo idee, energie e progettualità. – afferma Gian Alfonso Roda, Presidente Enoteca Regionale – Enoteca Regionale Emilia Romagna oltre a sviluppare i progetti di promozione tradizionali in Italia e all’estero, ha introdotto nuovi strumenti per raggiungere il consumatore. All’estero abbiamo avviato il progetto Incantina, aprendo il primo punto vendita di una catena di locali che presenteranno l’intera produzione vinicola dell’Emilia Romagna in abbinamento con i prodotti tipici regionali e ne promuoveranno l’immagine nei principali paesi esteri di riferimento. Nel web abbiamo aperto una pagina Facebook per dialogare con il consumatore, e abbiamo sviluppato il servizio di newsletter per tenere aggiornate le circa 2000 persone iscritte sugli eventi che realizziamo a Dozza e nelle altre sedi dell’Enoteca. Ultimo nato, oggi in fase di avvio, un circuito di ristoranti impegnati nella promozione della tipicità emiliano romagnola attraverso i vini della nostra regione.”