Non fraintendetemi. A casa sua la chiamano Vernatsch. Noi la chiamiamo Schiava dell'Alto Adige. Era il vino "da battaglia" di quella regione, venduto in tutti gli angoli della regione autonoma, al banco di ogni osteria. Sinonimo per anni di "vino semplice" e umile. Credo di non offendere nessuno se affermo che non c'era un vino in Alto Adige così integrato con la loro identità. Un vino così tipico, così rurale e rustico, adatto per tutte le occasioni di festa campestre, per accompagnare speck e salumi così come buona parte dei piatti della loro gastronomia.
Così disponibile, la Vernatsch, che col tempo non la voleva più nessuno. E giù coi prezzi, e giù con la qualità. Ora c'è un ritorno di interesse per questo vino. Ora i produttori, considerata la disponibilità di vigneti sul loro territorio, hanno cominciato a produrla con più attenzione. Ora si trovano addirittura dei cru di Vernatsch, e spesso con viti molto vecchie.
Ed è così che ne ho incontrata una.
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Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente).
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