Due notizie dalla Valpolicella:

  • Il Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha avviato la richiesta alla Regione Veneto per autorizzare la riduzione della quota di uve destinate alla produzione di Amarone (da mettersi "a riposo", ovvero appassimento) dall'attuale 70% della produzione annua (il massimo concesso dal disciplinare di produzione) al 50% sull'ammontare della vendemmia 2009;
  • Dieci aziende "a conduzione familiare" si sono riunite sotto il marchio associativo di “Le famiglie dell’Amarone d’Arte”. Il gruppo comprende le aziende Allegrini, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Zenato, delle quali 8 sono iscritte al Consorzio Valpolicella. Obiettivi dichiarati dal presidente, Sandro Boscaini (Masi): "L'Amarone deve rimanere raro e caro, stop quindi alle logiche low cost e all'omologazione del gusto".

I morsi della crisi economica sembrano costringere i produttori della Valpolicella a rivedere i comportamenti espansivi degli ultimi anni, che li hanno portati alla soglia dei 15 milioni di bottiglie di Amarone 2008, una massa di prodotto enorme, l'Amarone-commodity insomma.

Come non salutare positivamente questa attesa inversione di tendenza? Le crisi allora servono a qualcosa? Allora la "mano invisibile" del mercato esiste e funziona?

Mentre vi almanaccate con questi interrrogativi, vale la pena osservare il forte "effetto annuncio" rappresentato dalle due iniziative. La prima è una presa di posizione che, se autorizzata dalla Regione Veneto, introduce un precedente importante ed è una misura strutturale che inverte la tendenza degli ultimi anni. La seconda, è una dichiarazione di intenti che andra messa alla prova dei fatti e dei comportamenti. Mi sfiora per un attimo la curiosità di sapere dove fossero in tutti questi anni le storiche otto aziende familiari iscritte al Consorzio Valpolicella (solo Masi e Allegrini non ne fanno parte), e quali espressioni di voto abbiano formulato durante le loro riunioni; ma non importa, guardiamo serenamente al futuro. Anzi, guardiamo al disciplinare che la nuova associazione annuncia di adottare (il grassetto l'ho aggiunto io per aiutarvi a individuare i punti salienti):

Requisiti soggettivi
I soci consorziati devono possedere i seguenti requisiti soggettivi:
a) essere piccole o medie aziende;
b) ciascuna azienda associata deve essere gestita dal nucleo famigliare;
c) i soci devono svolgere anche attività di viticoltura, devono avere una storia di produzione del vino "Amarone" di almeno 15 anni e il vino "Amarone" deve costituire un interesse primario il cui fatturato deve rappresentare una percentuale significativa sul fatturato totale dell’azienda;
d ) la commercializzazione del vino "Amarone" deve raggiungere un minimo quantitativo di n. 20.000 bottiglie/anno;
e) il vino "Amarone" di ogni singolo associato deve essere presente e commercializzato in almeno 5 paesi oltre all'Italia.

Disciplinare del prodotto consortile:
I soci consorziati si obbligano a rispettare il seguente disciplinare nella produzione del vino "Amarone":
l'immissione sul mercato deve avvenire dopo almeno 30 mesi a decorrere dal 1° dicembre dell'annata di produzione, e comunque 6 mesi dopo la data stabilita dal disciplinare di produzione;
– il grado alcolico del "Amarone" deve essere di almeno il 15%;
l'estratto secco deve essere come minimo pari a 30 grammi/litro;
prezzi “ex cellar” minimi saranno correlati agli alti costi conseguenti a una viticoltura di qualità, alla pratica rigorosa di selezione e all’impegnativo processo di appassimento, vinificazione e maturazione in legno (il prezzo medio per bottiglia "franco cantina" desunto dai dati dichiarati dalle "famiglie" è oggi di circa €14, Ndr.);
– in caso di condizioni climatiche particolarmente sfavorevoli tali da compromettere la produzione del vino "Amarone" e tali da non garantire una buona qualità del medesimo i soci consorziati potranno con decisione unanime:
ridurre percentualmente la cernita
rinunciare alla produzione dell’annata del vino "Amarone" per mantenere inalterata la qualità del prodotto e la sua rinomanza a livello internazionale.

Se ogni cammino inizia con un piccolo passo, allora ben venga questo disciplinare, appena un po' più restrittivo di quello del Consorzio. I 30 mesi di attesa per l'immissione sul mercato, per esempio, sono appena 4 mesi in più rispetto a quelli vigenti: al massimo, le famiglie non parteciperanno all'Anteprima Amarone a Verona!

Vedremo quante altre aziende aderiranno al protocollo delle "famiglie", anche se i criteri da loro congeniati non fanno pensare che verranno travolti dalle richieste di adesione.

Piuttosto, c'è spazio per adottare regole più stringenti, per garantire la qualità? I piccoli vignaioli o le aziende che non rientrano per vari motivi nelle regole delle "famiglie", possono fare passi più coraggiosi? Sono maturi i tempi per un'associazione stile VDP tedesca (Verband Deutscher Prädikatsweingüter – associazione dei vignaioli di qualità, oltre duecento aziende), con regole più stringenti e, soprattutto, con criteri che si spingono fino alla definizione dei terroir e delle zonazioni? Nascerà qualche serio raggruppamento di marchio di qualità, orientato non solo a fare regole, ma anche a dotarsi di moderni strumenti di marketing e vendita?

In attesa di risposte, vi segnalo altri interventi sui blog nostrani:

Ulteriori approfondimenti su Terroir Amarone, il social network dedicato all'Amarone della Valpolicella.