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Mercato USA in crescita, conferme dalla California

Aristide, in viaggio in California, ha partecipato nei giorni scorsi al Direct Symposium di Inertia Beverage Group, azienda di Napa, specializzata in soluzioni e sistemi software per il marketing online del vino, e promotrice di REthink Wine Blog, l'interessante corporate blog che è diventato il motore di comunicazione di molte innovazioni introdotte nelle cantine californiane.

Di ritorno dalla California, trovo la notizia che gli USA sono diventati il secondo mercato mondiale, superando l'Italia e minacciando la leadership della Francia. Una crescita che continua imperterrita da 14 anni, nonostante la crisi economica [secondo l'economista di Harvard Alberto Alesina, intervenuto l'altro ieri sul Sole 24 Ore, la "retorica catastrofista e antimercato ormai così diffusa - anche in Italia - è fuorviante" perché "l'economia reale americana sta reggendo relativamente bene a due shock contemporanei e molto seri, quello petrolifero e quello finanziario"].

Infatti, tengono molto bene il settore high-tech (gli ultimi bilanci trimestrali delle grandi aziende sono tutti in crescita) e il settore agricolo che, secondo gli ultimi dati, ha segnato una crescita del 10%. E soprattutto, tiene bene la crescita costante della produttività del sistema economico.

Essere in California e seguire un convegno che segna la convergenza tra il mondo della tecnologia, in particolare software e Internet, e il dinamico mondo del vino americano, fa un certo effetto.

Un mondo dinamico che però incontra ostacoli alla crescita grandi come macigni. Due macigni: la Liquor Law, la legge federale sulla regolamentazione del mercato delle bevande alcoliche, e il costo dei carburanti.

Ne ha parlato nel keynote di Inertia John Hinman, influente consulente di uno studio di San Francisco, Hinman & Carmichael, tracciando i tratti di uno scenario di mercato in forte evoluzione. Si attende una riforma della Liquor Law, già prevedibile nell'agenda della prossima presidenza USA, e verosimilmente conseguibile entro il 2015. I costi elevati dei carburanti e il consolidamento già in atto di molte strutture distributive, oltre che di molti produttori e rivenditori, stanno stravolgendo l'assetto di mercato, che potrebbe cambiare notevolmente nel giro di pochissimi anni. Si avverte una costante diminuzione dei profitti dei grossisti, mentre crescono quelli di produttori e rivenditori, segno di una progressiva dis-intermediazione: le cantine vendono sempre più direttamente ai consumatori, e i distributori collaborano come loro fornitori di servizi logistici.

Le difficoltà congiunturali e strutturali (costi e ostacoli legislativi) stanno portando la filiera del vino USA a introdurre forti elementi di innovazione, incentrati sui modelli distributivi e organizzativi (come riferimento di parla dei casi Costco, Ascentia Wine Estates, 7-Eleven) e su forti investimenti dedicati all'informatizzazione della filiera, cioè a integrare i processi informativi tra il produttore e il rivenditore finale, coinvolgendo tutte le strutture logistiche intermedie. Un processo, quest'ultimo, che interessa i grandi gruppi (che investono direttamente su proprie infrastrutture), così come le piccole aziende (che "affittano" sistemi informativi esterni in cambio di servizi).

Risultato? Si vedrà. Per il momento, tutti traguardano un mercato sempre più liberalizzato, dove il consumatore otterrà di più: più marchi tra i quali scegliere, maggiori esperienze specializzate con le piccole cantine e maggiore convenienza nel rapporto qualità/prezzo, con un accesso sempre più facilitato al vino che gli interessa.

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Commenti

Molto interessante Giampiero. Del resto si moltiplicano i segnali di interesse dagli States verso cose un po' diverse. Ma dal punto di vista della produzione questo cosa significa? Sono pronte le aziende italiane? E sul tipo di vino, qual è secondo quello che hai potuto capire l'evoluzione dei grandi numeri, non quella di nicchia?

Che domandona, Luciano!
Sul lato dei produttori italiani, vedo più opportunità che minacce: potranno accedere a piattaforme di distribuzione più omogenee e più estese (a livello di stati coperti), in grado di assorbire grandi numeri (ingenti quantitativi di bottiglie per ordine), così come gestire piccole produzioni da avviare alle varie nicchie. La concorrenza per noi sarà sempre più dura con francesi e spagnoli.
Non si è parlato del futuro dei "grandi numeri", ma di quello dei "molti piccoli numeri" (passami l'espressione). C'è sempre più interesse negli USA per prodotti diversi a prezzi concorrenziali, si sta imponendo la dis-intermediazione tra produttori e consumatori basata su nuovi modelli organizzativi della distribuzione, Internet è l'arena competitiva principale, i wine blogger e i social network un punto di riferimento (ne riparlerò a breve).

Davvero molto interessante peccato che il 2015 sembra ancora molto lontano e le leggi direi quasi Jurassiche del comparto alcolico americano pesano come un macigno sopra tutto ora che con l'euro siamo in grande svantaggio.
Comunque sono assolutamente convinto che la filiera si debba accorciare, in tutti i paesi, e quasi sicuramente il web sarà lo strumento chiave per diminuire i numero di passaggi di mano che fa rincarare i prodotti fino ad un 40% prima di essere messi in distribuzione. Follie dei nostri tempi.

Relativamente al mercato del vino, però, la crisi si fa sentire anche negli USA. Ad esempio, nei locali americani il consumo di vino e diminuito negli ultimi mesi (leggere il post qui: http://tinyurl.com/6ojju8). Inoltre, sebbene noi italiani teniamo in termini di valore delle esportazioni, tuttavia in termini di volumi siamo arretrati leggermente (http://tinyurl.com/6d53on), anche se non in America.

"Nel primo trimestre 2008 l’Italia ha spedito nel mondo 3,9 milioni di ettolitri di vino, il 9,1% in meno rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso. Sono cresciuti invece i valori, pari a 798 milioni di euro (+7,7%), trainati da un prezzo medio in salita del 18,6%, a 2,02 euro al litro".
(dal testo del comunicato segnalato da Fabio Ingrosso)
Dunque: +7,7% il fatturato, +18,6% il prezzo medio, -9,1% la quantità di ettolitri esportati. A casa di Aristide si festeggerebbe con un bel titolo ottimista. Il catastrofismo peloso di cui sopra titola "vino italiano in calo"!
Si fanno maggiori profitti, si vende meglio, si fattura di più e il vino italiano è in calo!
Ma fatemi il piacere!!!

LOL. L'attualita' e' meglio della situazione dei produttori australiani...meno vino, ogni bottiglia costando di meno. Non dimentichiamo mai: L'America ama la cucina "italiana" e in traino vanno i vini.

E dell'Australia che cosa si vuole mangiare? Wallabee? Uffa.

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