L’isteria collettiva e mass-mediatica ha trasformato i "veleni di Massafra" in acqua zuccherata. Sono bastati pochi giorni a mutare i "veleni a effetto lento" raccontati da L’Espresso in acqua zuccherata, come sostenuto da Il Sole 24 Ore? [vedi Kelablu sulla notizia riportata da Il Sole 24 Ore].

Il sequestro è stato revocato "per profili di carattere procedurale, vizi di forma", non per questioni di merito. Il Tribunale del Riesame di Taranto ha accolto il ricorso del legale di Giovanni Caramia, l’amministratore della Enoagri, una delle due aziende di Massafra coinvolte nella vicenda sollevata da L’Espresso e raccontata da Aristide qui e nei post successivi. Una domanda: se si tratta di "vizi di forma", come fa Il Sole 24 Ore a sostenere che "le analisi hanno accertato che la sofisticazione è avvenuta con aggiunta di sola acqua zuccherata"? Mah. In ogni caso, il giorno dopo, il 16 aprile, il Pubblico Ministero di Taranto ha disposto un altro sequestro della Enoagri con "procedura per caso d’urgenza".

Riporto qui di seguito l’intervista segnalata da Elisabetta Tosi su VinoPigro [qui], realizzata da Carlo Flamini per Focuswine del 17 aprile. E’ la vicenda raccontata dal punto di vista di Giovanni Vinci, il legale dei titolari della Enoagri e Vmc.

Parla Giovanni Vinci, legale dei due Caramia, titolari di uno degli stabilimenti incriminati di Massafra
‘Enoagri vittima di un equivoco solo irregolarità amministrative’
di Carlo Flamini

"Le notizie si susseguono in maniera così veloce che è difficile ormai stargli dietro. Se martedì 15 sul Sole 24 Ore si dava notizia del dissequestro dello stabilimento dell’Enoagri, una delle due aziende di Massafra coinvolte nella vicenda del vino adulterato, il giorno dopo lo stabilimento viene sequestrato di nuovo. A darcene notizia è Giovanni Vinci, legale di Giovanni Caramia, l’amministratore della Enoagri, che ci spiega esattamente come stanno andando le cose: “Contro l’esecuzione del decreto di sequestro preventivo eseguito il 27 marzo ed emesso dal gip Guarna per conto di Donato e Giovanni Caramia ho presentato istanza al Tribunale del riesame di Taranto, che l’ha accolta, annullando il decreto emesso dal gip per profili di carattere procedurale, vizi di forma insomma. Il Tribunale, nella sua valutazione non ha trattato il merito della vicenda, cioè la sussistenza o meno delle imputazioni ma si è limitato a una valutazione di carattere preliminare. Abbiamo quindi ottenuto un provvedimento di dissequestro della cantina e dei prodotti che si è esteso, conseguentemente, anche alla Vmc, anche se per conto di questa non è stata ancora presentata istanza. Sennonché oggi (mercoledì 16) il Pm, di sua iniziativa, ha sequestrato nuovamente gli stabilimenti utilizzando lo strumento della procedura in caso d’urgenza”.

Ci spiega di cosa sono esattamente imputati i Caramia e che cosa è stato sottoposto a sequestro e controllo presso Enoagri?
Innanzitutto, i controlli sono stati effettuati dal Corpo Forestale dello Stato e dall’Ispettorato controllo qualità, mentre l’indagine è condotta su delega della Procura di Taranto dal sostituto Luca Buccheri.
Le imputazioni a carico dei Caramia, ma anche della Vmc, sono “adulterazione o sofisticazione di sostanze alimentari” e ipotesi di “falsificazione di certificati”.
Prima di arrivare al decreto di sequestro preventivo del 27 marzo di cui parlavamo prima, presso le due aziende, sin dal mese di ottobre si sono susseguiti una serie di sequestri, prima amministrativi e poi penali ma di carattere probatorio, finalizzati a verificare la natura dei prodotti delle due imprese. Allo stato, tutti gli esiti delle analisi che noi abbiamo a disposizione, sia quelli notificati a noi come parti sia quelli desunti dagli atti del fascicolo processuale, sono negativi in relazione alla presenza di sostanze pericolose per la salute, e a dirlo non sono solo io, ma è anche il Procuratore della Repubblica di Taranto, che l’ha riferito alla stampa. Da alcune analisi è emersa la sola presenza di acqua e saccarosio, e per l’Enoagri, che si occupa esclusivamente di uva da tavola per ricavarne succhi e non ha l’autorizzazione per lavorare l’uva da vino, questo non è nemmeno un illecito, in quanto nella produzione di succo d’uva l’aggiunta del saccarosio è consentita. Noi quindi siamo ancora più tranquilli, perché per il prodotto Enoagri non si può parlare nemmeno di violazione di carattere amministrativo.

Presso Enoagri quindi non è stato sequestrato vino?
No, è stato trovato solo mosto di uva bianca da tavola, il vino è stato sequestrato nella Vmc.

Ma gli acidi e i concimi sono stati trovati presso i due stabilimenti?
Sì, ma finora dalle analisi svolte queste sostanze non sono state trovate nel prodotto lavorato, sia succo sia vino, e le analisi non le ha fatte la difesa, ma la Procura attraverso i laboratori di San Michele all’Adige e di Salerno. Siamo in attesa delle ulteriori analisi.
Io spero che la bomba esplosa in concomitanza del Vinitaly perda la sua potenza e che si riesca a spiegare in maniera più semplice cosa è successo: sicuramente ci saranno delle violazioni di carattere amministrativo, i concimi non si possono tenere nello stesso stabilimento dove si fa il vino o il succo di frutta, ma questa è una sanzione amministrativa e non un reato. Questa violazione, siamo consci, c’è e non abbiamo difficoltà ad ammetterlo, però siamo fiduciosi che tutte le analisi che verranno effettuate in futuro sul prodotto lavorato come succo d’uva da Enoagri e mosto da vino per Vmc non rileveranno tracce di sostanze illecite o pericolose di alcun tipo, esattamente come è stato accertato finora. I controlli ormai sono quasi completi, mancano le ultimissime analisi, hanno prelevato persino l’acqua dal pozzo e dall’acquedotto. Per quanto riguarda i Caramia, sono fiducioso che non si troverà nulla che non sia violazione amministrativa; per la Vmc posso solo ipotizzarlo, ma non ho elementi particolari.

Come si è arrivati a Massafra?
Dal Veneto: dopo il sequestro nella cantina di Veronella e l’ordinanza di custodia cautelare per il titolare, Castagna, attraverso i documenti di approvvigionamento del vino gli inquirenti sono risaliti non a Vmc o a Enoagri, ma a un’altra società, la Tirrena Vini. Nello stabilimento di Massafra, però, non hanno trovato la Tirrena, che aveva già cessato l’attività ad agosto-settembre dello scorso anno, ma la Vmc, che nel frattempo vi era subentrata. Entrati negli stabilimenti della Vmc e dell’Enoagri, hanno trovato acidi e concimi usati normalmente in agricoltura e hanno dedotto che il vino adulterato partisse da qui per arrivare a Veronella.

E l’Enoagri cosa c’entra con la Vmc?
Qui è il punto. C’è stata e c’è una grossa confusione nata dal fatto che lo stabilimento della Vmc è di proprietà di Enoagri, che gliel’ha affittato con regolare contratto. Sono due stabilimenti affiancati, originariamente di proprietà di Donato Caramia, padre di Giovanni, che ne ha mantenuto uno per Enoagri, mentre l’altro è passato in proprietà alla stessa Enoagri, che però non vi opera e l’ha affittato a Vmc. Una volta arrivati alla Vmc e trovato quel che han trovato, gli inquirenti hanno ulteriormente dedotto che anche Enoagri avesse dei legami con la vicenda. Allo stato i Caramia sono quelli che subiscono i danni solo perché proprietari dello stabilimento dove opera la Vmc. E’ per questo che è importante tenere distinte le due società.

E le aziende che hanno subito le perquisizioni in tutta Italia di chi sono clienti?
Il Pm ha chiesto il sequestro dei prodotti che sono partiti dallo stabilimento Vmc-ex Tirrena Vini per altre destinazioni, dico Vmc perché Enoagri di fatto non ha commercializzato vino. Questo però lo so per averlo appreso dai giornali, in quanto non emerge dagli atti che abbiamo la possibilità di vedere noi a seguito dell’istanza rivolta al Tribunale. La stampa ha avuto modo di prendere visione di questo atto, anche se non so come abbia fatto.

Ma se come pare di capire i Caramia ed Enoagri sono estranei, Vmc pure, chi l’ha adulterato il vino trovato a Veronella? E i 70 milioni di litri di cui parla l’Espresso, se non sono stati prodotti qui, da dove arrivano?
Innanzitutto, se c’è stata adulterazione in Puglia, questa è imputabile eventualmente alla Tirrena. Tuttavia devo dire che dagli atti risulta esattamente il contrario, ovvero che il vino dalla Tirrena a Veronella sia arrivato buono e pagato regolarmente. Quindi si presume, sempre stando agli atti, che l’adulterazione sia stata fatta non a Massafra, ma a Veronella. Una volta giunta qui in Puglia, l’indagine ha poi contestato altri tipi di violazione, quelli di cui parlavo prima, detenzione di sostanze non autorizzate ecc.
Per quanto riguarda i volumi, penso che le due aziende non abbiano questa capacità, specie se una fa esclusivamente succo d’uva. Credo che la cifra sia il totale complessivo dei controlli fatti in tutta Italia e non solo di quello che parte da Massafra.

Si è parlato anche di mafia. Che cosa risponde?
L’unica traccia della parola mafia l’ho trovata sull’Espresso, agli atti non c’è nulla di tutto questo.

Ma se le indagini andranno nel senso da voi auspicato, procederete legalmente contro l’Espresso?
Ci stiamo pensando. Sono curioso di conoscere le loro fonti. Io sfido chiunque a venire qui a leggere tutti gli atti del procedimento del Tribunale del riesame, non si troveranno tracce non solo di criminalità organizzata, ma nemmeno di criminalità generica o associazione a delinquere. L’unica possibilità è che la Procura abbia documenti che non conosciamo e che sono a conoscenza anche di chi ha informato i giornalisti. Si tratterebbe in questo caso di informazioni privilegiate che noi non conosciamo perché coperte ancora dal segreto. Finora però gli atti non dicono nulla di tutto questo.
Il Pm Buccheri è una persona intellettualmente onesta, io credo a lui più che ai giornali. Ieri eravamo insieme in udienza al Tribunale del riesame e lui è infuriato per il fatto che tutta la vicenda sia uscita sui giornali in questo modo, rischiando di pregiudicare l’intera indagine".

Focuswine – Carlo Flamini