C’è un aspetto della vicenda legata all’inchiesta de L’Espresso ("Benvenuti a Velenitaly") sulla quale voglio spendere qualche considerazione.
La maggior parte delle reazioni si è concentrata sulle "colpe" ascrivibili al news magazine: aver strumentalizzato il marchio "Vinitaly" con la copertina "Velenitaly" del 3 aprile e aver voluto colpire la filiera del vino nel momento di massima importanza della propria fiera di riferimento, il Vinitaly.
Aristide pensa che la stampa libera vada sempre difesa. Anche da se stessa. Anche quando, come in molti casi, non risulta affatto libera ma serva di altri interessi.
Ad Aristide sembra che in questa vicenda emergano responsabilità politiche di una certa rilevanza e delle quali nessun attore della filiera del vino sembra voler chiedere conto.

Seguitemi nel ragionamento.
VinoPigro e Aristide vengono a conoscenza degli ultimi e gravi sviluppi dell’operazione "Vendemmia Sicura" lo scorso 18 marzo. Gli investigatori avevano individuato l’origine del vino adulterato negli impianti delle ditte V.M.C. Srl ed Enoagri Export Srl di Massafra, provincia di Taranto.
Ci apparve subito chiaro che l’entità enorme del "vino" prodotto (poco meno di 700 mila ettolitri, per capirci l’equivalente di 90 milioni di bottiglie da 750 Ml.!) avrebbe procurato un’ondata d’urto notevole una volta resa pubblica.

Da una parte c’era l’esigenza di fare in fretta: fare svolgere gli accertamenti analitici sulle sostanze chimiche rinvenute a Massafra, procedere con le autorizzazioni di legge per disporre sequestri, fermi giudiziari, ecc. Insomma, bloccare il prima possibile il commercio dei vini adulterati, isolando e accertando le responsabilità delle aziende acquirenti delle numerossime partite di "vino" prodotte a Massafra, assicurando rapidamente alla giustizia (come si dice in questi casi) i responsabili, probabilmente collusi o collegati alla criminalità organizzata.

Bene. Contrariamente alle previsioni, tra lo stupore generale, la notizia esce, anzi esplode il giorno dell’inaugurazione del Vinitaly n. 42. Tra l’indignato e il preoccupato, gli operatori si domandano come possa essere successo un simile pasticcio.

Non servirà lambiccarsi con la domanda "cui prodest?". Sappiamo invece "a chi" sarebbe giovata una gestione politicamente responsabile e professionalmente ineccepibile di una crisi di questa entità. Tutti noi.

Ma nessuno sembra porsi la "madre di tutte le domande": esiste una responsabilità politica di questo pasticcio?

Immaginate, così per gioco, di essere il massimo responsabile della filiera agroalimentare di una moderna democrazia dell’era post-industriale. Inevitabilmente sarete informato in tempo reale sullo stato delle indagini circa la sofisticazione e commercio di vino adulterato di notevoli dimensioni da poco scoperta dagli investigatori. Anche se non lo vorrete dare a vedere, sarete fortemente preoccupati per le implicazioni relative ai potenziali danni per la salute dei consumatori e le implicazioni commerciali per l’export. Responsabili quali siete, convocherete regolarmente un gruppo di coordinamento tra investigatori, magistratura, autorità politica. In vista della chiusura delle indagini, probabilmente, con tatto e discrezione, metterete al corrente di "quanto sta per succedere" i direttori di giornali e telegiornali, per prepararvi a gestire una crisi potenzialmente devastante per il settore, chiedendo la loro costruttiva collaborazione. Le indagini si chiuderanno a breve, lo Stato avrà mostrato d’essere capace di intervenire tempestivamente con i controlli e reprimere i criminali, finalmente una bella storia da raccontare agli italiani e al mondo intero.

Il caso vuole che si appressino le elezioni politiche generali, e un politico degno di questo titolo non si lascerà certo scappare l’occasione di capitalizzare elettoralmente gli effetti del risultato di una buona gestione di questa crisi. Siamo gente di mondo, capiamo benissimo, e ognuno ha diritto a raccogliere il frutto meritato del proprio lavoro.

E infatti, cosa è successo…?