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Incredibile, c’è pure qualcuno che si azzarda a chiamarla "brunellopoli". Assisto muto al nuovo "scandalo" che ammorba il mondo del vino italiano da qualche settimana. Alcuni wine blog italiani e americani se ne sono occupati, molti di voi lettori saranno già informati dei fatti (chi non lo fosse trova alcuni link in fondo al post).

Già, quali fatti? Prima si pensava all’impiego di uve "aggiunte" provenienti dalla Puglia, poi il Procuratore di Siena, Nino Calabrese, astemio (!), ha smentito, precisando che sta "verificando il rispetto da parte dei viticoltori del Disciplinare
del vino Brunello di Montalcino Docg. Gli accertamenti sono tuttora in
corso. Non è vero, comunque, quanto riportato da alcuni organi di
informazione circa l’impiego nella produzione di Brunello di vino
proveniente dalla regione Puglia
". Circola l’ipotesi che alcuni produttori abbiano in realtà aggiunto uve di propria produzione, ovviamente estranee al disciplinare del Brunello di Montalcino, ma così utili a dare al vino colore, corpo, struttura, ecc.

Accertamenti sono quindi tuttora in corso. Il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Francesco Marone Cinzano, intervistato da Carlo Cambi (qui su Wine Surf) precisa a sua volta che:

  • il Consorzio i controlli li effettua eccome: negli ultimi tre anni "ha messo a posto una serie di piccole
    situazioni che non erano perfettamente in regola e grazie a questo
    possiamo dire oggi che in più del 99% dei vigneti di Montalcino c’è
    puro sangiovese, in linea con il disciplinare stesso
    ";
  • liquidando come rumors le notizie comparse in questi giorni, aggiunge: "A noi risulta che la Procura di Siena abbia
    indagato sull’operato di controllo del consorzio. Questo solo perché ha
    sentito i funzionari del consorzio stesso, quelli che hanno effettuato
    fisicamente i controlli, come persone informate dei fatti (…)
    Ma la cosa non è accaduta adesso bensì molti mesi fa";
  • circa i vigneti, le cantine e le bottiglie poste sotto sequestro (secondo un articolo di Repubblica edizione di Firenze), Marone Cinzano rivela: "Io non ho alcun riscontro".

Quindi: i fatti sono pochi, i riscontri nulli, eppure circolano nomi di aziende indagate.

La confusione regna sovrana. A qualcuno servirà, evidentemente.

Sorprende che tutto questo bailamme non si sia verificato con l’Operazione "Prosecco Sicuro" del luglio 2007. Lì i fatti c’erano eccome: Prosecco Igt del Veneto e della Marca Trevigiana e Pinot Grigio delle
Venezie contraffatti e immessi alla distribuzione da una complessa rete
di aziende ed "operatori specializzati". Un giro d’affari illegale di oltre 24 mila ettolitri (l’equivalente di
3,2 milioni di bottiglie da 750 ml.) di vino contraffatto, e
sequestrati più di 3.500 ettolitri. L’ipotesi di reato era la medesima del caso Brunello: "frode in commercio nel settore vitivinicolo".

Su informazioni certe e indagini dell’Autorità Giudiziaria concluse, VinoPigro e Aristide pubblicarono non solo i nomi degli indagati, ma anche i nomi di una dozzina di aziende "vittime" della truffa.

Reazioni? Era estate, solo rumor di grilli.

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Bussola, per capirci o non capirci qualcosa:

La foto di questo post:
- vi ripropongo Orson Welles nel film documentario "F for Fake" (F come Falso).