Tortina_corvina_top
Parliamo di un’occasione per riconciliare l’immagine del vino patinato, snob, di plastica, "attento alle esigenze dei mercati", "da pensare", ecc., con la realtà di una zona vitivinicola e la sua festa più importante. Una festa dove il vino si beve. A fiumi.

Dove il vino è un’occasione di socialità allargata, estesa dagli abitanti della valle ai suoi visitatori, chiamateli enoturisti o semplicemente gaudenti curiosi.

Di certo, nel lontano 6 aprile 1953, non esisteva ancora la parola enoturista: ibrido moderno, nato dalla copula etimologica tra eno- e -turista. Allora, ben 10 mila enoturisti inconsapevoli affollarono la prima edizione della festa che prenderà poi il nome del Palio del Recioto di Negrar, alle porte di Verona, capitale simbolica della Valpolicella.

E’ un evento da stra-paese, come tanti all’ombra dei campanili italiani. Partirà il prossimo 14 marzo e terminerà il 2 maggio (qui il programma) sotto l’attenta regia del suo presidente, Valentino Viviani, e del comitato organizzatore, che hanno saputo ridare smalto a una manifestazione di tanta storia. Il clou della festa, almeno dal punto di vista che più interessa ad Aristide e i suoi lettori, sarà nei giorni di Pasqua e Pasquetta (23 e 24 marzo). Qui si celebreranno i fasti del "Recioto da sagra" o del "debutto": è il Recioto dell’ultima vendemmia, presentato in largo anticipo, fresco, poco alcolico, zuccheroso, ancora non ripresosi del tutto dalla fermentazione. Una ventina di produttori offriranno all’assaggio il Recioto del 2007, così com’è: fresco e giovane.
Il Palio del Recioto è una strana manifestazione: vi capiterà di vedere un esercito di persone che si accalcano più o meno felicemente intorno agli stand dei produttori e bevono… Sono soprattutto giovani, non so quanto siano coinvolti con il business della valle, se sono parenti dei produttori, o manovalanza delle cantine, od operatori della ricca filiera della Valpolicella. Non importa. Bevono. Alla faccia degli etilometri, del neo-proibizionismo, dei critici o curatori delle guide del vino o persino di noi supponenti wine blogger. Si divertono, insomma.

Quest’anno avranno uno spunto di curiosità in più. Il Palio del Recioto vedrà nascere un dolce (come già due anni fa), ideato appositamente per accompagnare il Recioto fresco (ma credo funzioni perfettamente anche con quello d’annata!). Si tratta di un colpo di genio dell’amica Nilla Turri, scrittore enogastronomico e compilatore di guide elle-même. Si chiama "Tortina Corvina", prontamente ribattezzata "Corvina la tortina".

Ecco come viene raccontata dal comunicato ufficiale della manifestazione:

Tortina Corvina, da subito è stata battezzata con  la varietà di uva che, con il Corvinone, è la  più importante dell’uvaggio della DOC Valpolicella. Il Dolce del Palio è legato alla vendemmia e segue la stagionalità del fruttaio dalle prime uve passite alle ultime destinate alle pigiature di fine inverno.

(…) Corvina la Tortina è un dolce nuovo che recupera in generale la tradizione dei dolci arricchiti di uva fresca in stagione, di  uvetta di Corinto in altri mesi, nello specifico dalla tradizione delle case della Valpolicella dove è sempre stata consuetudine spiluccare grani di uve dal fruttaio per la pissòta, semplice torta di casa confezionata con l’olio che la Valpolicella garantiva  e rifinita con qualche mandorla.

(…) sulle uve destinate al  Recioto e al celeberrimo Amarone, messe ad appassire, un tempo sui cannicciati oggi nelle cassette, nel silenzio dei  fruttai asciutti e ventilati, scommette il Dolce del Palio. Corvina la Tortina racchiude con le uve passite di Corvina, Corvinone e Rondinella prelevate dai fruttai, la prassi antica di produrre vini  vanto della Valpolicella. I chicchi destinati alla Tortina Corvina, che in appassimento perdono il 30% di acqua, liberati dai raspi sono immessi manualmente nell’impasto di ogni tortina dopo essere stati affogati  nel vino Recioto.

(…) Un impasto  tradizionale di  farina, burro, uova, zucchero, lievito, un pizzico di sale, Corvina la Tortina è fatta come usava un tempo. Pochi ingredienti sinceri e salubri, Corvina la Tortina è biologica, fatta e confezionata  a mano da Ceres, famoso forno veronese specializzato in prodotti da forno bio.

Confezione simpaticissima di vecchia memoria, tonda la classica scatoletta di cartone scelta per Corvina, violetto come gli acini delle uve passite di  fruttaio e arancio come i raspi, i colori scelti per l’etichetta. Sul fronte della  confezione viene indicata l’anno di  vendemmia delle uve impiegate  e la cottura nel forno a legna, elementi che rendono il dolce irripetibile.

Aggiunge Aristide che "Corvina la tortina" sarà commercializzata come un prodotto fresco sul canale dei fornai, ad un prezzo atteso di €2,50 per la confezione da 80 gr.

————————
L’immagine di apertura del post riproduce l’etichetta sulla confezione della "Tortina Corvina".