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Quattordicesima tappa del "Vino dei blogger" [*]. Tocca a Elisabetta Picotti [blog: Alice e il vino] lanciare un tema incentrato sulle etichette del vino: "…solitamente i temi trattati da °_Alice toccano spesso e volentieri
l’argomento estetica/design….non potevo che pensare di chiedervi di
parlare di etichette.
Parlate un po’ dell’etichetta che vi è
piaciuta di più, di quella che secondo voi rispecchia maggiormente il
prodotto, di quella che vi intriga talmente tanto che, anche se il vino
poi non vi fa impazzire, non resistete proprio a comprarlo, ma anche di
quella che vi lega a qualche ricordo…
".

Aristide, cordialmente bastian contrario, ne approfitta per affrontare il tema diversamente (con tante scuse a Elisabetta Picotti!).

Parto dal Codice Aristide, manifesto ideale di questo wine blog, dove ai punti 6 e 7 dichiaro:

  • 6. Etichette chiare e complete
    Il vino "globale" deve essere
    etichettato correttamente, pensando all’export, senza costringere i
    consumatori di dotarsi di un atlante geografico per individuarne la
    provenienza o di un’enciclopedia enologica per individuarne il
    contenuto.
  • 7. Maggiori informazioni al consumatore
    Il vino italiano, in
    particolare, deve essere etichettato con maggiori informazioni per il
    consumatore: i produttori non devono attestarsi ai "minimi di legge"
    nel comunicare al pubblico il contenuto della bottiglia, l’esatta
    composizione della cuvée, l’origine del vino, la sua trasformazione -
    e, per cortesia, oltre alla località di provenienza volete indicare
    anche la sigla della provincia?!

Sono anch’io un fanatico del design, amo le cose belle, non ci sono dubbi sul fatto che l’etichetta di un vino (in sinergia con la bottiglia e il marchio aziendale) deve attrarre l’occhio del consumatore, richiamarne l’attenzione dallo scaffale, farsi riconoscere. Eccetera.

Ma poi la parola passa al prodotto. Ed è nella relazione con esso dove spesso le etichette del vino incontrano la loro buccia di banana. Una relazione che dovrebbe rappresentare un’insieme di elementi emozionali e d’immagine (storia, tradizione, identità, luogo o terroir, ecc.) e utili informazioni al consumatore. Così come Aristide mal tollera i trucioli nel vino (o l’eccesso nell’uso delle barrique) perchè sembrano più che altro servire allo scopo di coprire difetti nel vino (insieme ad altre tecniche enologiche, s’intende), così ha spesso un moto di fastidio nel vedere etichette che tradiscono la loro prima missione concreta: informare il consumatore. Purtroppo ho spesso l’impressione che si ricorra al "fattore estetico" più esteriore per nascondere, o eludere, alcuni fatti chiave riguardanti il vino nella bottiglia.

Mi sono occupato in passato più volte dell’argomento, per esempio in questi post:

  1. "«Partito dell’etichetta»: prende forma una proposta dal web?"
  2. "«Partito dell’etichetta»: interrogate da WineSurf, le aziende si esprimono"
  3. "Etichette più trasparenti, forse si può"

E’ in corso un dibattito intenso, trasversale, ma ancora episodico e inconcludente, circa le informazioni da inserire nelle etichette dei vini. Mentre i paesi del Nord Europa guidano la crociata anti-alcool cercando di far inserire messaggi nelle etichette puerilmente intimidatori, rimane irrisolta la questione di come siano effettivamente composti i vini, quali pratiche tra le oltre 100 legalmente ammesse siano impiegate nella loro produzione, se sia opportuno parlarne al consumatore, e via di questo passo.

In attesa che le autorità competenti continuino a rimpallarsi le responsabilità per non decidere, Aristide si è fatto umilmente l’idea che debbano essere i produttori, anzi i vignaioli, a dover prendere l’iniziativa.

Come? Proviamo a buttar lì qualche spunto:

  • usate Internet: nei vostri siti web inserite quante più informazioni potete (immagini, schede tecniche chiare e scaricabili dal sito, eventuali certificazioni, ecc.). Pubblicate tutto quanto possa testimoniare al consumatore come l’azienda realizzi i propri vini. E siccome la maggior parte dei consumatori non sono nati ieri, abbiate un po’ di coraggio e trasparenza: sappiamo bene che esistono le annate meno felici, quindi comunicate apertamente a quali rimedi siete ricorsi per "salvare" un vino, un’annata, e il reddito conseguente;
  • nelle etichette indicate chiaramente il sito Internet, specificando che lì il consumatore troverà maggiori dettagli sul prodotto;
  • costituite delle aggregazioni tra produttori accomunati da una simile visione del prodotto, del loro terroir, dei consumatori ai quali si rivolgono. Il sistema delle DOC/DOCG è decotto, e anche se  pensate che non lo sia, occorre che i produttori in grado di farlo fissino degli standard qualitativi  più elevati dei disciplinari di legge. Aggregatevi attorno un marchio, sotto il quale porrete messaggi chiari e trasparenti circa le pratiche agronomiche ed enologiche impiegate nelle vostre aziende, e comunicate il tutto al pubblico;
  • nelle etichette indicate la posizione della vs. azienda su una riproduzione ridotta dell’Italia: i consumatori (soprattutto stranieri) devono poter sapere dove si colloca geograficamente l’azienda.

Se l’etichetta è diventata un’icona per molti vini di successo, se è vero che essa è il luogo dove arte e marketing si incontrano, è soprattutto vero che non possiamo dimenticare che arte e marketing devono sempre e comunque "servire" il prodotto, non prevaricarlo.

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Il "Vino dei blogger" è l’iniziativa che emula il "Wine Blog Wednesday" nato negli USA e diffusosi internazionalmente. L’iniziativa italiana parte per merito di Marco Grossi del blog Imbottigliato all’Origine.
I wine blogger
lanciano a turno mensile un tema legato al vino: ciascuno cerca, sceglie, racconta un vino. Ogni mese, il wine
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incaricato "ospita" l’evento in un giorno preciso, raccogliendo tutte le
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