Trentino_clima
"Non sono uno scienziato millenarista-paraoico, non credo alla catastrofe climatica indotta dai comportamenti quotidiani dell’uomo. (…) Ciò non vuol dire che non si debba porre attenzione al miglioramento del nostro ambiente (…) e soprattutto, a nessune sfugge l’importanza del clima sulla qualità finale del vino". Così parlò Attilio Scienza, Professore ordinario di Viticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, durante un seminario dal titolo: “Prospettive future della viticoltura trentina alla luce delle variazioni climatiche” (evento di “Bollicine su Trento”, la festa dello spumante trentino organizzata da Provincia Autonoma di Trento, Camera di Commercio I.A.A. e Trentino S.p.A.; un mese di incontri, di degustazioni e di approfondimenti che dal 22 novembre 2007 al 6 gennaio 2008 animeranno le sale di Palazzo Roccabruna, a Trento).

Attilio_scienza
"La dittatura del clima" (espressione dello storico francese Emmanuel Le Roy Ladurie) è stato il concetto intorno al quale ha ruotato il ragionamento di Scienza: "Non è stata la filossera ad aver modificato la viticoltura in Europa, ma le grandi gelate, in particolare quella del 1709 che fece strage di vigneti e fece ripartire una viticoltura basata su varietà scadenti". Il clima subisce ciclicamente grandi variazioni: "L’Iraq 6.000 anni fa era ricoperto di boschi, oggi è un deserto di pietre; Guglielmo il Conquistatore nel 1066 brindava alla sua incoronazione a Canterbury con vino inglese. Era l’era del cosiddetto «optimum climatico medioevale»: l’uva cresceva in Scozia, l’ulivo in Valtellina". Con cicli alterni di periodi freddi e caldi, siamo in un trend di crescita modesta delle temperature, nella fase terminale di un periodo glaciale iniziato circa 18.000 anni fa. Scienza cita tra le cause dei cambiamenti climatici le variazioni dell’inclinazione dell’asse terrestre, la cosiddetta "precessione degli equinozi", e la teoria dei cicli di Milutin Milanković.

In ogni caso, gli effetti sulla viticoltura si fanno già sentire. Scienza ne enumera a profusione, vediamo di sintetizzarli:

  • evoluzione delle fasi fenologiche della vite – tutto si muove nella direzione di un anticipo di queste fasi;
  • aumento delle gradazioni zuccherine: i mosti sono molto zuccherini con alcol elevato;
  • vendemmie anticipate, vendemmie realizzate nelle prime fasi mattutine della giornata o addirittura in notturna;
  • cambio delle varietà: in Germania, per esempio, l’innalzamento delle temperature modificherà il profilo dei Riesling, e già oggi si coltiva il Cabernet Sauvignon e, nel Palatinato, rivela Scienza, è presente lo Shiraz;
  • anticipano le maturazioni, sotto temperature più calde;
  • diminuzione generale dei valori di acidità, fattore importante soprattutto per i vini bianchi;
  • globalmente, andiamo incontro a modifiche importanti sulla finezza e la qualità del vino;
  • diventerà importantissimo saper gestire le chiome delle viti: maggiore copertura per proteggere dalle radiazioni solari i grappoli (si registrano fino a 12°C. di differenza tra grappoli esposti e grappoli protetti dalle foglie!). A questo proposito diventano "critici" gli impianti a guyot con esposizione sfavorevole e alle quote più basse, mentre si rivalutano gli impianti a pergola o similari (ma occorrerà cercare il giusto compromesso per proteggere l’uva ed evitare gli attacchi di malattie);
  • gravi problemi per le disponibilità di acqua, soprattutto nelle regioni meridionali del Mediterraneo.

Tra le possibili contro-misure, Attilio Scienza parla di:

  • difese a livello genetico: nuovi incroci da ibridazione per varietà in grado di affrontare meglio il caldo;
  • ricerca su nuovi porta-innesti, che diventeranno sempre più strategici per consentire una buona reazione della pianta allo stress idrico: Scienza sottolinea che occorrerà lanciare al più presto una nuova campagna di ibridazione per i porta-innesti. L’Italia è in ritardo, mentre in Germania hanno iniziato da tempo;
  • gestione delle acque irrigue: migliorare i sistemi di raccolta delle acque in inverno per potenziare le scorte per l’estate;
  • muovere i vigneti dedicati a produzioni di qualità a quote più alte. In questo caso molti produttori si sono già mossi, in molte regioni si sono o si stanno realizzando impianti a quote progressivamente maggiori: "Tutti sono alla ricerca dell’alta collina, le zone dove non si faceva più viticoltura dopo i grandi freddi dell’800".

Concludendo, cambieranno le vocazioni delle zone, cambieranno i profili delle DOC. Cambierà il vino. Siamo tutti coscienti di queste profonde modificazioni, e come ci stiamo preparando?

—————————-
Le foto di questo post:
- uno scorcio della collina trentina;
- Attilio Scienza in una foto di repertorio di Aristide.