La_cappuccina_garganega
"Per riscoprire il piacere di trascorrere una domenica in compagnia in campagna", così recitava l’elegante invito. E Aristide non s’è fatto scappare l’occasione, una domenica pomeriggio di metà settembre sull’aia dell’azienda agricola La Cappuccina, in quel di Costalunga di Monteforte d’Alpone (VR), giusto ai piedi delle colline ad est della provincia di Verona. Il set della festa sull’aia è fantastico. E’ nel giardino di Villa
Buri
, una dimora settecentesca perfettamente preservata dalla famiglia Tessari,
che nel 1890 fondò qui l’attuale azienda agricola.

Oggi è il quartier
generale di una moderna cantina scavata e ancorata nella roccia
basaltica più tipica di queste colline, al centro di un sistema di
produzione vitivinicolo imperniato su 30 ettari di vigneti in due aree
di produzione (San Brizio a Costalunga, a ridosso della dimora
settecentesca, e Pergola a Montecchia in Val d’Alpone) e ben tre cru
aziendali (Fontego, San Brizio e Campo Buri). Pergole veronesi (a
densità maggiorata: 3.000 ceppi/ettaro, contro i 1.200 tradizionali),
cordone speronato e moderni guyot sono gli impianti scelti e
sviluppati dai Tessari, il tutto con un’attenzione notevole agli
aspetti agronomici finalizzati al mantenimento di un ambiente il più
naturale possibile, compatibilmente con le esigenze di un’azienda
moderna. L’occhio del visitatore non avverte elementi preoccupanti nei
vigneti. Bello l’inerbimento sotto le vigne, nonostante l’annata
stramba discreta è la salute delle poche uve ancora rimaste (la
vendemmia era quasi finita qui a La Cappuccina).

Insomma, tutto pare
curato ma non troppo, come il sontuoso giardino della villa, tenuto a
cipressi e cedri e rose selvatiche (quelle fantastiche rose inglesi,
credo…), dove svetta protagonista assoluto un gelso "morâr" di ben tre secoli d’età, di quelli usati una volta per la produzione dei bachi da seta.

La festa ci ha consentito di giocare un intero pomeriggio con il vino: assaggiando le uve indovinare a quali vini corrispondessero, annusare una coppa nera, bendati, e indovinare se di vino bianco o rosso si trattasse, proporre una ricetta fantasiosa da abbinare al Fontégo Soave Doc. E poi tutti i vini aziendali in mostra e assaggio. Aristide ne ricorda due in particolare:

  • San Brizio Soave Doc 2005, il top di gamma della cantina, di uva Garganega al 100%, colta nell’omonimo vigneto posto proprio dietro Villa Buri. Fermenta e affina in carati di rovere, molto ben dosati. E’ un vino fresco, che sa di frutta e di fiori. Molto buono.
  • Carmenos IGT Veneto Dolce 2005, da uve appassite per tre mesi di Carmenere e Oseleta, in parti uguali. Matura sui propri lieviti e in acciaio. Complesso ed elegante, un signor vino da meditazione. Ottimo.

Ed ecco il video girato da Aristide, dedicato ai nostri gentilissimi ospiti:


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Il video, insieme a tutti gli altri qui pubblicati, è disponibile su Aristide WebTV e sul canale aggiuntivo Aristide WebTV | YouTube.

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