Vinea Tirolensis 2007, il report
Impossibilitato a parteciparvi, Aristide ha proposto ai propri lettori di raccontare la manifestazione Vinea Tirolensis, tenutasi a Bolzano lunedì 27 agosto.
Al Teatro Comunale era possibile
potrete conoscere o reincontrare un buon numero dei vignaioli
indipendenti dell'Alto Adige, circa 60 dei 78 aderenti all'associazione
Freie Weinbauern Südtirol / Vignaioli dell'Alto Adige.
Ed è con vero piacere che ospito il report del "corrispondente volontario" Luciano Ramella alias rampavia, amico lettore di questo wine blog. Luciano vive a Pavia, è un appassionato di vino al quale "piace ogni tanto scrivere qua e là le mie impressioni ed emozioni legate alla bevanda di Bacco". E aggiunge: "a Bolzano ci sono andato apposta per la manifestazione come apposta vado a tutte quelle che mi interessano (in Italia e Francia, soprattutto)". Bene Luciano, benvenuto a bordo per questo racconto della tua visita in Alto Adige. Complimenti.
Ecco quanto ci racconta Luciano:
Non mi è parso che nella animata e bella Bozen-Bolzano di fine agosto, sia stata particolarmente reclamizzata questa manifestazione. Non ho visto cartelli pubblicitari se non quello all’ingresso del Teatro Comunale che ospitava la degustazione e nemmeno le consuete segnalazioni stradali per arrivare sul posto.
Gli appassionati e gli operatori del settore, soprattutto locali, erano comunque numerosi, anche se non si sono viste le risse da Wine Festival meranese.Comunque chi ha deciso di esserci ha fatto un’ottima scelta.
In maniera forse un poco inusuale, vorrei incominciare questa mia piccola cronaca, dai produttori ospiti e riallacciarmi a quanto detto da Aristide in Austria felix.
La rappresentanza della Wachau austriaca ha presentato dei vini di straordinaria personalità. La Weingut che, ma appena di poco, mi ha più delle altre colpito è stata quella di Joseph M. Högl di Spitz soprattutto con il Gruner Veltliner Smaragt e il Riesling Auslese Reserve. Se vi capita da qualche parte di imbattervi nei vini della Wachau non lasciateveli sfuggire.
Per dare poi un’idea, necessariamente sintetica, ma spero non sommaria, dei vini Alto Atesini presenti, credo sia meglio partire da quelli da vitigno autoctono.
Parliamo quindi di Kerner e Sylvaner, prodotti nella Eisacktal – Valle Isarco. Qualche differenza di impostazione nei produttori presenti. Vi è chi, come Manfred Nössing/Hoandlhof e Hannes Baumgartner/Strasserhof, non utilizzano che acciaio mentre altri come Peter Wachtler/Taschlerhof utilizzano legno grande d’acacia o rovere (sia pure in percentuale ridotta).
L’annata 2006, di buon livello, non mi pare raggiunga l’eccellenza di altre precedenti, anche se l’acidità di tutti i vini degustati lascia presagire un futuro in crescendo. Sinceramente non ho comunque riscontrato i livelli di purezza di Pacherhof (notevole il suo Sylvaner Alte Reben 2004) e Kofererhof.
Nell’ampia categoria Weiss/Bianco, che consente uvaggi anche molto diversi tra loro, mi hanno incuriosito l’Aurum (Sylvaner/Gewurtztraminer) di Michael Unterfrauner/Zöhlhof vinificato esclusivamente in acciaio e il Caruess (Traminer/Pinot Grigio/Sylvaner) di Konrad Augschöll/Röckhof, vinificato per il 30% in legno grande di acacia. Due vini abbastanza particolari con bella personalità.
Passando ai vitigni internazionali e prima di lasciare spazio alla sempre più sorprendente Vinschgau-Val Venosta, due parole sui vini del simpaticissimo oltre che bravissimo Markus Prackwieser/Gumphof. I suoi vini, per il tipo di terreno dal quale provengono, hanno una mineralità difficilmente riscontrabile nella Valle Isarco. Vinificazione per il 30% in legno di acacia, 30% in rovere e 40% in acciaio per il Weissburgunder Praesulis al quale ho preferito, ma davvero di poco, il Sauvignon, tipico e molto minerale (30% acacia, 70% acciaio).
Capitolo Vinschgau-Val Venosta. Qui la mineralità è invece una caratteristica precisa e costante. Accanto ai riuscitissimi 2006 della Weingut Unterortl/Fam. Aurich-Castel Juval, e di Falkenstein (il falco in etichetta e dentro la bottiglia), voglio citare, almeno, il bravo Martin Pohl/Marinushof di Kastelbell-Castelbello, in particolare per la sua bella cuvée Weiss (Pinot bianco, Chardonnay e 65% di Grauburgunder) che vede la barrique per circa sei mesi.
I citati Unterortl (Castel Juval) e Falkenstein non deludono, anzi. Freschezza, precisione nell’impostazione e mineralità caratterizzano i loro Riesling, Sauvignon e Weissburgunder. Forse più complessi quelli col Falcone, ma siamo davvero a livelli di eccellenza in una annata (2006) che mi pare ottima in tutta la valle. Difficile non esaltarsi per questi vini che oltretutto vengono proposti in Enoteca (almeno in Sud Tirolo) a prezzi inferiori ai 15 euro.Mi sono già sin troppo dilungato e pertanto non me ne vogliano i produttori del Burgraviato e dell’Oltradige se non parlo di loro.
Sarei però un vero ingrato se non dedicassi almeno un cenno a due personaggi che, per anni, sono stati per me l’Alto Adige vinicolo: Andreas Widman/Weingut Baron Widman di Cortaccia s.s.d.V. (sulla strada del Vino) ed il “maestro”, anche per la sua modestia, Bruno Gottardi. I bianchi di Baron Widmann sono pieni di forza e carattere e dovrebbero riposare qualche anno. Cito solo il Gewurtztraminer che ha il bouquet di una spremuta di Lichi ed una aromaticità travolgente.Che dire infine di Bruno Gottardi-Bruno Gottardi. Caparbio nel cercare un terroir che gli consentisse di realizzare un Blauburgunder-Pinot Nero che, per sua stessa ammissione, “piaccia ai suoi clienti”, lo trova a Mazzon e in pochi anni riesce a produrre un vino di finezza borgognona. Incomincia a convincere anche il suo Cavill, che, guarda caso, è uno Chardonnay in purezza, come tutti i bianchi della Borgogna.
Il fatto che non mi resti tempo per i Lagrein, i Merlot e gli altri rossi, dimostra soprattutto che a queste tipologie preferisco decisamente i bianchi (tutti) e il Principe Pinot Nero.
A chi si fosse perso questa degustazione e si fosse pentito, ricordo che, almeno in parte, potrà consolarsi il 5 novembre prossimo a Milano (Westin Palace) dove saranno presenti trentadue produttori, cioè circa metà di quelli presenti a Bozen, per una edizione ristretta di Vinea Tirolensis in terra meneghina [info: qui, ndr.].Prosit-Salute.
Luciano Ramella alias rampavia.
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Le foto di questo post sono tutte dell'autore, ovvero Luciano Ramella:
- una produttrice austriaca ripresa al proprio banchetto di degustazione;
- il dettaglio del manifesto della Vinea Tirolensis;
- Markus Prackwieser / Gumphof.
Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente).








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Baron Widmann è forse il mio vignaiolo altoatesino ideale (se fossi costretto a sceglierne uno). Ricordo ancora quando la manifestazione aveva luogo nei corridoi dell'Hotel Laurin. Subito dopo, corsa ai portici a comprare lo speck da Seibstock, che tra parantesi fa anche un rotolo di spinaci da leccarsi i baffi.
Scritto da: Tommaso Farina | 30/08/07 a 21:04
i vini dell' alto adige sono davvero eccellenti.
complimenti per il resoconto.
Scritto da: alan | 31/08/07 a 13:07
Grazie Alan.
Avrei potuto citare tanti altri bravi produttori. In generale il livelo qualitativo è davvero alto.
Luciano
Scritto da: rampavia | 31/08/07 a 13:43
Ottimo resoconto e ti ringrazio tantissimo.
I vini altoatesini hanno sempre affascinato tutti per la loro grande capacità di coinvolgere il palato del degustatore (molto più difficile accada in un pasto intero perchè sono spesso "pesanti" e costruiti) ma io rimango legato ai vini "veri".
Le cantine di Bozen e dintorni hanno molta strada da fare prima di toccare i livelli di zone come delle colline che circondano la pianura padana o delle colline piemontesi e senesi, anzi non credo arriveranno mai a quei livelli per ovvie caratteristiche geomorfologiche.
Una cosa però bisogna dirla sono tremendamente forti nel marketing.
Sarà perchè sono nella Regione più ricca di Italia per detassazione ?
e adesso.......scatenate il putiferio.
Un salutone a tutti e buon week end.
Scritto da: Stefano Fra | 31/08/07 a 19:28
Stefano, grazie prima di tutto per i complimenti.
Naturalmente ciascuno di noi ha le sue opinioni, convinzioni e simpatie. Credo però sia importante non crearsi dei preconcetti. E' sbagliato credere, per esempio, che una zona vinicola sia in assoluto e per sempre più "vocata" di altre.
Basta pensare ai mutamenti climatici che hanno spostato sempre più a nord il limite di coltivazione della vite. Alcuni vitigni (il Pinot Nero per esempio), a sentire gli esperti (cito il Prof. Scienza), dovranno essere impiantati sempre più in alto o sempre più a Nord.
Non a caso importanti Domaine della Borgogna stanno acquisendo terreni nell'Inghilterra del Sud.
Il mondo, anche quello della vite, cambia, e anche se può sembrare, oggi come oggi, ridicolo, nessuno può impedirmi di pensare che tra qualche anno in Alto Adige si piantino viti di Nero d'Avola (che, naturalmente, non potremo chiamare Blauavolen).
Luciano
Scritto da: rampavia | 01/09/07 a 10:01
Ottima risposta Luciano, di meglio non si poteva fare per rispondere all'amico "Stefano Fra".
Personalmente non saprei rinunciare, per esempio, ai grandi rossi toscani così come ai grandi bianchi alto-atesini o ai loro ottimi Pinot Neri o alcuni tagli bordolesi. Opinioni soggettive, ovvio.
Scritto da: Giampiero alias Aristide | 01/09/07 a 13:18
Perbacco Stefano, non puoi paragonare "in assoluto" zone tanto diverse!
Scritto da: Tommaso Farina | 01/09/07 a 18:13
@ stefano fra soprattutto:
ti ringrazio per la tua critica nei confronti dei nostri vini ("sono spesso "pesanti" e costruiti"), sicuramente espressa in buona fede. è importante sapere quali sono i motivi per cui i nostri vini non piacciono a tutti. ciò ci permetterà di continuare sulla nostra strada del miglioramento qualitativo.
mi stupisce, in positivo, però il fatto che sembra che il nostro marketing sia talmente buono. certo, abbiamo strutture (camera di commercio soprattutto) che ci aiutano parecchio, ma degli studi fatti da esperti di fuori regione ci hanno detto più volte che le nostre tre orginazzazioni professionali (unione dei commercianti, quella delle cantine cooperative e i vignaioli) lavorano ancora troppo spesso separatamente, dando un'immagine frammentata della zona e non sfruttando in questo modo sinergie importanti.
quello della detassazione non l'ho capito.
Scritto da: armin kobler | 02/09/07 a 23:25
@ armin kobler
Per quanto rigurda la detassazione è presto spiegato: gli enti locali, le CCIAA, della Regione Trentino Alto Adige dispongono di risorse economiche volte allo sviluppo del proprio territorio 3/4 volte superiori (proporzionalmente al numero di abitanti/partite iva) rispetto ad esempio al Veneto o alla Lombardia. Questo accade per effetto del particolare antico regime di Regione a Statuto Speciale. Questa forma di "detassazione" era elemento di salvaguardia territoriale quando esistevano in Europa gli Stati Nazionali ma è ora solo una forma di assistenzialismo e fonte di disparità nel regime di concorrenza con l'avvento della Comunità Europea e l'abbattimento delle frontiere.
L'Alto Adige, al di la delle consuete polemiche locali che ci sono ovunque, pare avere invece una invece una buona propensione al marketing (è questo un suo gran merito), attività che il suo storico filo-tedeschismo tende a dirigere verso il nord invece che verso il più florido (ma molto più difficile) mercato italiano.
Molti prodotti ad esempio in Veneto risentono di questa disparità di risorse economiche, fra questi i prodotti agricoli (frutta e vino) ed il turismo. Se ne è parlato molto sulla stampa in Veneto anche molto recentemente; solo per dirne una la Regione Veneto sta preparando sicuramente con il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia un progetto di costituzione di "Regione Europea" per poter attingere almeno alle agevolazioni comunitarie.
Se non sapevi questo allora non sai nemmeno che i rapporti fra Veneto ed Alto Adige da qualche anno sono tutt'altro che buoni.
Sinceramente non so come dare torto al mondo Veneto.
Beviamoci su !!
Scritto da: stefano fra | 03/09/07 a 02:04
Ciao Stefano. Il Kerner ed il Sylvaner non sono vitigni autoctoni dell'Alto Adige.
Hannes(Strasserhof)non usa solo acciaio. Quest'anno per il Kerner una parte e passata in rovere mentre per il Sylvaner una parte era in botte d'acacia.
Ciao
Scritto da: Massimiliano Nicli | 05/09/07 a 15:39
Buongiorno Massimiliano. Grazie per la puntigliosa precisazione relativa al Kerner ed al Sylvaner. Il Kerner è presente anche nella zona di Ginevra mentre il Sylvaner, fuori d'Italia (ma lo sappiamo) si trova da molte parti.
Per quanto concerne Strasserhof ho riportato quello che mi ha dichiarato il produttore. Può essere che mi sia sbagliato, ma preferirei che la precisazione venisse dal produttore stesso. Cosa che ad oggi non è avvenuta.
Luciano
Scritto da: rampavia | 05/09/07 a 17:17
Scusa ho sbagliato a scrivere Stefano invece di Luciano.
Se ti capita il libro "Un sorso di Alto Adige" editore folio http://www.folioverlag.com pure lì c'è scritto dell'uso del legno per i vini bianchi.
Hannes cambia ogni anno. Sono tre anni che ha cominciato a produrre vini ed è logico che provi a sperimentare ogni anno qualcosa di diverso.
Ad esempio lo scorso anno il Sylvaner aveva fatto legno di rovere quest'anno legno di acacia e da quello che mi ha detto pensa di ritornare al rovere nel 2007.
Saluti Max
Scritto da: Massimiliano Nicli | 07/09/07 a 15:34
@ Massimiliano
Grazie per il suggerimento relativo al libro.
Probabilmente lo leggerò il prossimo anno a Sexten (Pustertal) dove tornerò per la ventisettesima volta per le vacanze estive.
Luciano
Scritto da: rampavia | 07/09/07 a 15:57
Beh se hai voglia possiamo fare qualche giro assieme,io abito in Valle Isarco.
Ciao Max
Scritto da: Massimiliano Nicli | 07/09/07 a 16:17
Al solito bisognera' impazzire non poco per recuperare qualche boccia di CastelJuval e Falkenstein........
a proposito di falkenstein....aperta a marzo una boccia di riesling 2004 era in fase di chiusura, e risulto' deludente......aperta la seconda boccia la settimana scorsa....UNO SPETTACOLO. Una mineralita' al naso tagliente come le lame de L'ULTIMO GUERRIERO.....e interminabile.....
Scritto da: Arnaldo | 07/09/07 a 17:40
Arnaldo non vederti alla manifestazione mi è parso strano qualcuno del gruppo veneto c'era... Potevi farti un'idea di come sono i '06 in Austria.C'era Knoll...
Scritto da: Massimiliano Nicli | 07/09/07 a 23:03
@ Max
Grazie per il gentilissimo invito. Lo terrò presente il prossimo anno ma anche prima se, come molto probabile, salirò dalle tue parti per le manifestazioni novembrine.
@ Arnaldo
Come ho scritto nella mia piccola cronaca, trovo che il 2006 di Falkenstein (sia il Sauvignon che il Riesling) siano già godibilissimi con una mineralità se non da ULTIMO almeno da GUERRIERO.
Di questa annata trovi ancora diverse BOCCIE
nelle enoteche A.A.. Non so se si può acquistare in azienda.
Luciano
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Scritto da: rampavia | 08/09/07 a 10:43