Nero_arcoleOttava tappa del "Vino dei blogger". Mirco Mariotti [blog: Blog & Wine], al quale toccava il turno di scelta, ha proposto ai wine blogger ed ai lettori di parlare di vino ottenuto da uve allevate su “terreni sabbiosi”, o in alternativa da viti “franche di piede” (qui trovate il post di lancio di Mirco Mariotti).

Aristide decide di giocare una carta poco distante da casa propria, per la precisione ad Arcole. Si tratta del Nero d’Arcole Merlot e Cabernet, Arcole DOC Rosso 2004, prodotto e imbottigliato dalle Cantine dei Colli Berici di Lonigo, Barbarano e San Bonifacio. Il produttore è l’azienda cooperativa di primo grado più grande d’Italia: "…2.200 soci produttori, 5 stabilimenti di cui 4 di vinificazione ed uno di imbottigliamento, oltre 4.000 ettari di vigneto per una produzione di 900.000 quintali di uve lavorate ed una capacità di incantinamento superiore al milione di ettolitri di vino" [fonte: TigullioVino.it]. Un tale gigante è nato da successive fusioni tra la Cantina Dei Colli Berici di Lonigo (VI), la Cantina della Riviera Berica di Barbarano Vicentino e la Cantina di San Bonifacio (VR).

Arcole_vigneLa principale caratteristica dei vini della zona è così illustrata nel disciplinare della DOC: "I vini a denominazione di origine controllata ‘Arcole’, con il riferimento al nome del vitigno, devono essere prodotti esclusivamente da vigneti piantati in terreni tendenzialmente sabbiosi all’interno dell’area di produzione". Questi 2.500 ettari di vigneto sorgono su terre modellate nel tempo dall’azione del fiume Adige. I numerosi depositi alluvionali hanno creato uno strato superficiale di terreno sabbioso, che costituisce la principale caratteristica della zona. Una volta governate le acque, grazie alle opere avviate in epoca moderna dalla Repubblica Veneta, la viticoltura si è impiantata stabilmente, dando vita alla coltivazione di numerose varietà stabilitesi dopo la "crisi della filossera", scatenatasi in zona nel 1908. Le vecchie varietà venivano reimpiantate su nuovi portainnesti, con nuovi ibridi da vitigni italiani e francesi  (quest’ultimi già presenti da almeno un secolo in tutto il Veneto), subito dopo la Prima Guerra Mondiale. Tra le varietà meglio adattate c’erano già i Merlot ed i Cabernet.

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Ed è proprio su questi due vitigni che la giovane Arcole DOC scommette per il proprio futuro, concentrando lo sviluppo di qualità sul Nero d’Arcole, un blend di Merlot (50%) e Cabernet Sauvignon (50%). Al Consorzio di Tutela ci informano che il Nero d’Arcole è il frutto di uno sforzo pluriennale di ricerca e ottimizzazione, per cercare di fornire un prodotto "top di gamma" della DOC a prezzi competitivi per il grande pubblico ed i mercati internazionali.

Aristide si è procurato un campione da degustare, grazie alla collaborazione del Consorzio di Tutela Arcole DOC (di fatto una costola del Consorzio di Tutela del Soave). Allestita una rapida cena con altri due amici "cavie", abbiamo proceduto nel farci una prima idea del Nero d’Arcole. C’è subito da dire che il Nero d’Arcole vuole distinguersi dal più "comune" Rosso d’Arcole per via della tecnica dell’appassimento. Non si tratta di una pratica esasperata nei tempi come si usa fare nella vicina Valpolicella: le aziende produttrici mettono le uve a riposo per un periodo compreso tra i 30 e 90 giorni (così dichiarano, ma ho il sospetto che difficilmente si spingano oltre i 30 giorni). Nella retro-etichetta del nostro campione si parla infatti di uve "leggermente appassite". Poi si passa all’affinamento in barrique per 12 mesi e successivi 6 mesi in bottiglia.

A parte l’appassimento e il "contributo sabbioso" (e scusate se è poco!), si tratta di un vino che ambisce a posizionarsi tra i "tagli bordolesi", con un’evidente sottolineatura di carattere e identità. Alcune impressioni informali, da degustatore non professionista: il vino è sensibilmente migliorato ossigenandolo per almeno un’ora dalla sua apertura e trattenendolo un po’ nel bicchiere, mentre le tagliatelle al ragù di salsiccia toscana e il Monte Veronese "vecchio" sposato con una Soppressa "del contadino" scorrevano sotto i nostri occhi (come farebbe Aristide senza l’Antica Salumeria Albertini…!).

Fruttato ed etereo al profumo, un colore veramente "bordolese", un vino non particolarmente complesso, un grado alcolico "controllato" a soli 13% vol. Si sente il legno, ma non copre la frutta: lo preferirei meno avvertibile, ma si tratta di gusti soggettivi. Onestamente, non so se in una degustazione alla cieca coglierei i segni dell’appassimento. Sapendolo prima, è sembrato a tutti noi un vino "non fresco", ma comunque abbastanza piacevole anche se non esaltante. Insomma: onesto. Altra notazione: per stile e gusto mi è sembrato che prevalgano i caratteri del Merlot su quelli del Cabernet (quindi: meno "vegetale", un po’ più frutto). Regolatevi un po’ voi, in base ai vostri gusti personali.

Il vino lo trovate, al momento, soltanto presso il punto vendita della Cantina Sociale di San Bonifacio (Via Chiavichetta, 92). Il prezzo comunicatomi è di €3,50 per la bottiglia da 750 Ml. Potrete divertirvi anche con una Magnum a €10,00 (prezzi con IVA compresa).

Per via di questi prezzi, rimane un vino da segnalare se non altro per un interessante rapporto qualità/prezzo, che taglia via buona parte dei nostri seriosi commenti su questo vino…

Mi rimane una domanda per i "marketers" della Cantina: perchè sulla bella etichetta del Nero d’Arcole 2004 (contrariamente agli altri vini prodotti) non v’è la menzione "vini di sabbia"? Perchè rinunciare ad uno dei principali argomenti distintivi del terroir di origine?

Chi voglia rispondere nei commenti, prego si accomodi…

AGGIORNAMENTO:
Mirco Mariotti ha pubblicato qui il riepilogo di tutti gli interventi del Vino dei Blogger #8.

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Le foto di questo post:
- la prima è di Aristide, le altre due sono state gentilmente messe a disposizione dal Consorzio di Tutela Arcole DOC. Grazie!