Bicchieri192 Serata di grandi vini dolci presso l'azienda Cà Rugate, a Montecchia di Crosara (VR), il comune più orientale della denominazione Soave e, stranezze delle DOC italiche, persino della Valpolicella. Serata di mezza estate e, indovinate un po', fa caldo. Mentre i telegiornali serali intrattengono gli italiani su questa curiosità estiva, Aristide ed un manipolo di appassionati, produttori e operatori del settore, insieme a tre amiche wine blogger, hanno eroicamente sfidato l'aria condizionata della sala degustazioni di Ca' Rugate per un'impegnativa prova d'assaggio di sette grandi vini dolci.

Molti considerano una degustazione di vini dolci come una scalata dell'Everest. Aristide non vivrebbe d'altro. Qui piace la dolcezza, la piacevolezza, piace sfidare le elevate concentrazioni zuccherine che riescono a mantenere equilibrio, eleganza e bevibilità. Accompagnandoli a cibi di solito non proprio salutistici (pâté de foie gras o formaggi stagionati, magari colanti batteri liquefatti) o meditando in notturna solitudine davanti al Mac (spesso scrivendo per questo blog), il vostro wine blogger fa dei vini dolci una propria filosofia di vita. Insomma, lascio volentieri ad altri la complessa fatica di certi "vini da interpretazione" (ottimi eccitatori del narcisismo dei critici enologici), o l'imbarazzante fascino di certi vini secchi, amari, magari salati e astringenti (ma perchè non bersi un colluttorio, allora?!).

L'invito di Michele Tessari, enologo e uno dei tre fratelli che conduce l'azienda Ca' Rugate, non poteva quindi risultare più gradito. E ne ho approfittato per visitare velocemente parte dei vigneti dell'azienda e la cantina, come mostrano le immagini del video qui sotto. Guidata da Nicola Frasson, responsabile della Condotta Slow Food di Soave, la degustazione è corsa via felicemente in un paio d'ore così articolate:

  • Ben Ryé Passito di Pantelleria 2004 – Donnafugata
    E' uno dei passiti-bandiera della produzione nazionale italica. Premiato e famoso, questo "vino naturale dolce" da uve di Zibibbo (Moscato d'Alessandria) provenienti da 11 diverse contrade dell’isola di Pantelleria (qui la scheda del vino), subisce una vinificazione mista, che combina vino fresco con uva passita. Mi è sembrato un vino molto buono. Però preferirei vederlo sul mercato più avanti, a mio parere ha ancora bisogno di tempo per smussare la grande acidità pungente e sviluppare una maggiore eleganza.
  • La Perlara Recioto di Soave 1996 – Cà Rugate
    Il "vino della casa" è una bella Garganega in purezza, figlia di un approccio aziendale mutato da quel 1996. In ogni caso figurerà bene al cospetto degli altri blasonati vini della serata. Molto buono, complimenti.
  • Betsek_tokaji_2 Betsek Tokaji Aszù 6 puttonyos 1993 – The Royal Tokaji Wine Company
    Dall'Ungheria un nome che provoca ulcere dolorose ai nostri amici friulani: un Tokaji della denominazione Mad, dal prestigioso cru Betsek. Se pensate che il metodo Solera, applicato per gli Sherry in Spagna, sia cosa complicata, sappiate che gli ungheresi, seppur liberi dal 1990 dalle pastoie del vecchio regime bolscevico, riescono a complicare ulteriormente la vinificazione di un vino dolce. Infatti, usano questi particolari mastelli in legno chiamati puttonyos, nei quali le uve vengono pressate, fino ad ottenere una pasta di uva botritizzata pressata (aszù). I puttonyos sono poi usati come "dosatori" per le diverse concentrazioni di aszù da aggiungere al vino base (da qui le tipologie della "classificazione degli Aszù" (vedi anche questa scheda di DiWineTaste). Le uve che compongono il Tokaji sono il Furmint (ricco di acido tartarico e perfetto per l'esposizione all'azione della muffa nobile Botrytis), l'Harslevelu, meno soggetto alla Botrytis ma ricco di zuccheri e aromi, il Muscat de Lunel, che non supera il 5% della produzione ed è una varietà assai difficile da coltivare colà, ma ritenuta importante per l'invecchiamento del vino. Il campione assaggiato  (classificato come "6 puttonyos") assomma zuccheri tra 150 e 180 gr./litro ed ha un grado alcolico molto contenuto: solo 9% vol. GlobalWineStocks ci informa  che il prezzo attuale sul mercato USA di questo vino è di circa €37 per la bottiglia da 500 ml. Da Peck, a Milano, trovate l'annata 1995 a €83.  Ad Aristide è parso ottimo.
  • Kanzemer Altenberg Riesling Beerenauslese 1989 – M.von Othegraven
    Heidi Kegel gestisce un'azienda da 12,5 ettari di vigneti piantati unicamente a Riesling. Siccome non sono sessista, noto l'enfasi dell'azienda von Othegraven nell'informarci che dal 1789 l'azienda è guidata da donne. Non saprei dire se la spiccata acidità di questo vino, insieme alla zaffata di diesel proveniente dal bicchiere (oh, so typische), sia opera femminea. Ma non vorrei fare un giro di valzer con la signora Heidi… Scherzi a parte, questo vino proviene da una delle regioni più tipiche della Saar, il Kanzemer Altenberg, con colline dai forti pendii di scaglie di ardesia. Molto buono.
  • Lur-Saluces Sauternes 1996 – Chateau d’Yquem
    Dice bene Nicola Frasson. Siamo davanti ad una icona assoluta del vino. Persino troppo giovane questo 1996, ma già stupisce per l'eleganza, a quanto pare una caratteristica enologica così difficile da riprodurre al di fuori della Francia. Quel filo di gusto finale un po' pungente viene ampiamente compensato dalla crema di questo bel vino. In Italia lo trovate nella bottiglia da 750 ml.a partire da €300  in sù. Nonostante il prezzo (!) è ottimo.
  • Recioto della Valpolicella Classico 1995 – Quintarelli Giuseppe
    Un'altra icona, sicuramente e non solo del vino veronese, è Giuseppe Quintarelli. La regia della serata ha deciso, opportunamente, di inserire nel programma un altro Recioto locale, questa volta della Valpolicella. Il 1995 è l'ultima annata di Recioto rilasciata dal produttore di Cerè, piccola frazione di Negrar. Un vero record per il mercato attuale. Per GlobalWineStocks il prezzo di mercato di questo 1995 oscilla tra i €100 e i  €245 per la bottiglia da 750 ml. Ci è sembrato un grande Recioto della Valpolicella, austero ma sorprendentemente bevibile. Ottimo.
  • Porto Vintage 1985 – Taylor’s
    Taylor's è una delle più classiche e storiche aziende di Porto, proprietaria di due dei vigneti più prestigiosi nella valle del Douro: la Quinta de Vargellas e Quinta de Terra Feita. Questo vino, come tutti i Porto prodotti nelle migliori annate, è un blend di uve Touriga Nacional e Touriga Francesa  provenienti da questi due cru. E' un vino che ha raccolto buoni consensi dalla critica internazionale in questi anni. Una breve ricerca in rete riporta score dalle 3 e 4 stelle assegnate da Decanter Magazine nel 1995, 2000 e 2005, una medaglia di bronzo nel 2004 per l'International Wine Competition e una d'oro nel 2005. Forse le aspettative personali erano eccessive su questa bottiglia, ma non nascondo la delusione. Insomma, una versione di Porto certo non memorabile. Peccato.

Ed ecco qui sotto il video con le immagini della visita ai vigneti e cantina dell'azienda Ca' Rugate, oltre ad una breve testimonianza della serata.


Questo video, insieme a tutti gli altri qui pubblicati, è disponibile su Aristide WebTV.

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