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Jerez de la Frontera è un luogo in Spagna assai strano. La città andalusa risulta essere nota ai più per le moto da Grand Prix che sfrecciano sul suo circuito. Ma, a parte questo non tascurabile dettaglio, a Jerez non sembra che la velocità sia la cosa più importante del mondo. Anzi. Da quando i Fenici fondarono la città ben 11 secoli prima di Cristo, da loro chiamata Xera, l’umanità tutta ha guadagnato un sito da allora dedicato alla coltivazione della vite. Nella Jerez di oggi, nelle bodegas (cantine) più antiche del centro della città, come nei moderni complessi nella sua periferia, trovate vini che proprio sul lento scorrere del tempo fondano il loro grande fascino: gli Sherry. Grazie al caldo intenso per tre mesi all’anno e ad un lifestyle assolutamente mediterraneo che vi potete immaginare, tutto laggiù si muove intorno ai tempi dello Sherry e dei Brandy de Jerez. Tutto, o quasi tutto: la delegazione di enologi dell’Assoenologi del Veneto Occidentale con piccolo seguito di giornalisti – e il vostro embedded wine blogger – in "viaggio-studio" per pochi giorni a Jerez, ha sfruttato al massimo il tempo, saltando da una cantina all’altra, con tappe importanti al Consejo Regulador e all’Università di Cadice.

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Aristide tornava a Jerez a pochi mesi di distanza dalla sua prima e ancor più breve visita. In quel post troverete molte informazioni circa il complesso mondo dello Sherry, che in questo viaggio ho approfondito e meglio compreso. Le numerose degustazioni delle varie tipologie di Sherry e Brandy di Sherry sono state utili per comprendere le ricchissime sfumature di questi vini molto agli antipodi del nostro modo di concepire il vino, ma proprio per questo così affascinanti e meritevoli di ulteriori viaggi nella regione andalusa, in particolare a Jerez.

In attesa di raccogliere le idee, vi propongo alcune immagini raccolte nel nostro viaggio, rielaborate qui in forma panoramica.

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La Real Bodega de La Concha, una cantina la cui costruzione è attribuita a  G.B. Eiffel, presso la Bodega Gonzalez Byass, l’azienda detentrice del famoso marchio Tio Pepe.

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Botti in rovere americano, come tutte le altre viste in tutte le cantine visitate, alla Osborne.

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Il vigneto della tenuta "El Corregidor" delle Bodegas Garvey, ex proprietà della Sandeman. Sotto la canicola riescono a far prosperare questi alberelli di uva Palomino: sembra che il merito sia soprattutto della "albariza", il tipico terreno di questa regione, ricco di carbonato di calcio, argilla e silice, esclusivamente impiegato per la produzione di uve per lo Sherry. Queste caratteristiche fanno si che il suolo agisca come una spugna nell’assorbire l’acqua piovana, compattandosi alla superfice, garantendo poi una lenta somministrazione dell’acqua nei mesi più caldi.

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All’interno del palazzo sede del Consejo Regulador dello Sherry, ecco una antica ed elegantissima sala per le degustazioni.

La foto che apre il post è un’altra immagine del vigneto della tenuta "El Corregidor" delle Bodegas Garvey. La seconda foto è una ripresa all’interno della sede del Consejo Regulador dello Sherry: ecco le botti che adornano un lato della grande cantina, oggi utilizzata come sala conferenze.