In attesa che trovi il tempo di pubblicare il post riassuntivo della sesta tappa del "Vino dei blogger", Aristide offre ospitalità ad un amico e collega, Stefano Franceschi, un enofilo che (ancora) non dispone di un blog, ma voleva assolutamente contribuire all’iniziativa. Cosa ha fatto Stefano? Mi ha proposto alcuni vini da segnalare, poi si è accorto che in cantina non li aveva più (evaporati?), si è precipitato in enoteca ed ha radunato in tutta fretta alcuni amici per una cena interamente dedicata al "Vino dei Blogger #6", esattamente il giorno 3 maggio, come richiesto…
Cosa può fare la rete…! Fantastico!
Ecco il resoconto preciso e competente di Stefano Franceschi. Buona lettura.

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Arriva a tavola con un sorriso austero mentre tutti
noi commensali, attori non protagonisti della serata, lo guardiamo sorridendo
quasi a ringraziare il giovedì dei blogger che ci ha procurato come compagnia
particolare ed avvincente, un pugliese dalle nobili tradizioni salentine:
Mjere Alezio Rosato DOC 2005 di Michele Calò & Figli.

La provenienza è di quelle profondamente
mediterranee, Tuglie è uno di quei paesini pugliesi protesi verso la più nota,
anche se non vicinissima, Santa Maria di Leuca, dove le case sono bianche e la
calura estiva non risparmia nessuno. Nemmeno il nostro rosato le cui uve
vengono raccolte nella metà di settembre dopo aver bevuto tutta la arsura della
estate.

La famiglia del Doc aleziano nasce intorno agli
anni ’80 ed ha una storia fortemente legata al più noto Negramaro che la scheda
ministeriale impone, per il rosato, ad almeno un 80%; certo la storia e la
ministerialità non interessa i
commensali che troppo poco sanno della radiosità del vino pugliese sempre
occupati a gocciolare generose bottiglie toscane.

Per questo vino il produttore dichiara una resa in
campo di 70 q.li per ettaro, noi vogliamo credergli anche se sappiamo che le
rese pugliesi sono spesso molto più cospicue, ed una resa massima dell’uva
intorno al 30%.

Questo rosato assorbe le sue caratteristiche
perfettamente dal notoriamente grosso e grasso acino del Negramaro; gli diamo
una occhiata “tecnica” con la consueta convinzione che un vino è una serie di
sensazioni anche personali alle quali non si deve rinunciare.

Si apre sul bicchiere con una discesa
scorrevole e si appoggia al fondo dando
prova del suo colore corallo con rilfessi bianchi, una unghia invece intensa quasi rubino,
brillante e forte.

Non tradisce imperfezioni, non si concede archi di
spessore e la discesa dalla breve e decisa roteazione è quella di un rosso
veloce ma non pesante.

Il primo appoggio all’esame olfattivo è
sorprendente, certamente un errore mormoriamo fra noi, non è possibile che
ricordi, anche se leggermente, di pane,
sappiamo che fermenta in bianco ma pare esagerata la prima definizione anche se
non possiamo non riportarla.

Attendiamo qualche istante, la temperatura del vino è passata a 14°. Si
riprova, si è aperto: sottile, non
eccessivamente generoso ma comunque penetrante con un ritorno di frutta;
decisamente diverso dai soliti rosati facili con i quali troppo spesso
interpretiamo le fatiche in rosa dei viticoltori nostrani.

Siamo al contatto ! Scende leggermente, non si
amplifica ma si dimostra aggressivo, di una asciuttezza inconsueta, leggermente amaro ma leggermente più acido
di quanto ci si aspettava, la persistenza all’olfatto è in parte disconosciuta
alla parte gustativa e decidiamo di
aspettare qualche minuto. Non è un vino che debba avere chissà quali tempi di
apertura pensiamo, ma ci sbagliamo.

Torniamo poco dopo alla gestione gustativa del
prodotto di Puglia e notiamo come si siano aperte le tipiche note del vino
nero, ha preso appena un po’ di corpo ed ha raggiunto un suo equilibrio che inizialmente non aveva e dal quale non
si distaccherà più fino all’ultimo sorso.

Si comincia a centellinarlo più come un buon rosso che non come un rosato; non è un
vino facile il nostro Alezio, ha una sua personalità decisa, lo si può
sperimentare come compagno di meditazione ma sicuramente non è l’amico per un
estate da dissetare; il nostro ha tradizioni nobili e ci tiene a farle
notare, ha corpo e grado che meritano
un rispetto fuori dal “comune senso del rosato”.

Le ultime impressioni scendono facili con esclamazioni del tipo “ è la prima volta che bevo un vino rosso così chiaro” o “chi ha detto che il rosato non è un vino della domenica?”.

In verità stiamo parlando di questo aggressivo
giovane vino pugliese che ci ha un po’ sorpresi ed ha reso giustizia ad una
categoria non sempre apprezzata. Qualcosa che stona? Beh, effettivamente la
acidità è un po’ al disopra rispetto al contesto e rende il vino ingeneroso con
l’abbinamento a tavola.

Una ottima esperienza in rosa, questa in terra di Puglia, consigliata.

Stefano Franceschi

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Denominazione: MJERE, ALEZIO ROSATO DOC
Vendemmia: 2005
Produttore:
Michele Calò & Figli,  Lecce – Tuglie
Tipologia:
80 % Negroamaro    20% Malvasia nera di Lecce
Prezzo al dettaglio € 7.80 / bottiglia

Alcol: 13% vol.

Temperatura del vino:
13°
Abbinamento: carne bianca