Boulardetiquetterose Sesta tappa del "Vino dei blogger". Aristide, al quale toccava il turno di scelta, ha proposto ai wine blogger ed ai lettori di parlare del loro vino rosè preferito.

In occasione della prima edizione del Vino dei Blogger, vi segnalai proprio un vino rosé italiano: Cirò Rosato DOC 2005, Librandi, un vino caratterizzato da un eccellente rapporto qualità/prezzo. Non ho ancora assaggiato l’ultima annata, il 2006, ma le aspettative sono senz’altro positive. Tendenzialmente avrei riconfermato questa indicazione sul rosé di casa Librandi, perchè credo fermamente nella grande qualità di molti nostri vini rosati, specialmente quelli prodotti nel nostro bellissimo meridione. Ma, ancora indeciso su quale vino rosé indicare questa volta, ci ha pensato il caso o il destino a lanciare i dadi per Aristide. E proprio ieri sera, 2 maggio, a pochi minuti dalla mezzanotte, partecipando ad una degustazione di Champagne, ho degustato un rosé molto particolare.

Si tratta del Raymond Boulard Champagne Cuvée Rosé «Rosé de Saignée» Brut Nature. Ed essendo Francis Boulard un wine blogger francese di lungo corso – Journal d’un Vigneron de Champagne – mi sembra che indicare il rosè di un amico vignaiolo e blogger sia una buona idea in occasione del "Vino dei Blogger", anche a costo di dover sopportare l’accusa di essere il solito esterofilo.

Questo Champagne «Rosé de Saignée» Brut Nature è un prodotto che rompe con la tradizione dei vini rosé prodotti da tempo nello Champagne. Francis Boulard mi raccontava – non senza ironia – che la colorazione del vino era assai ricercata dalle donne di casa nello Champagne, specialmente per le feste di Natale: si abbinava perfettamente con i colori della tavola natalizia… Quel tipo di rosé si ricavava (e si ricava ancora in molti Champagne sul mercato) miscelando una piccola parte di vino rosso con i vini bianchi.

Questo rosé di Boulard recupera e rilancia la tradizione della macerazione delle bucce di uva rossa con il mosto, in questo caso Pinot Nero e Pinot Meunier provenienti da vigneti di almeno 40 anni nella Vallée de la Marne, Il contatto delle bucce con il mosto dura pochissime ore (da 8 a 12), secondo una tecnica denominata "saignée" (salasso). E’ un procedimento che si avvicina molto alle tecniche di vinificazione dei nostri rosé. Cercate, dunque, sulle etichette l’indicazione "saignée". Berrete sempre un vero rosé, non un blend di vino rosso e bianco.

La versione degustata da Aristide si avvale della denominazione "Brut Nature", dove "nature" in questo caso significa "pas dosé" o "non dosé", non dosato, cioè senza l’aggiunta del liquer d’expedition e dei conseguenti zuccheri in esso contenuti (approfondire qui), e quindi particolarmente secco. Aggiungiamo la fermentazione con lieviti indigeni, ed abbiamo un prodotto abbastanza integro e fedele alla sua espressione territoriale. Gradevole, piacevole, profumato e persistente, con un bel profumo floreale.

Secondo Aristide, questo rosé dispone di un’ampia capacità di abbinamento con vari cibi, anche al mutare della temperatura di servizio, arrivando ad abbinarsi ottimamente con dolci a base di frutta.

Complimenti.

Lo trovate ad un prezzo orientativo al pubblico di circa €25. E’ importato da La Flute, Milano e da Arkè – Vini Naturali, Gambellara (VI).

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Nelle prossime ore, pubblicherò la sintesi di tutti i post pubblicati oggi, 3 maggio 2007, giorno nel quale la rete del vino si è colorata di rosa…