Nei dintorni del Vinitaly 2007 i "bio-eventi" si moltiplicano
L'interesse intorno ai vini naturali, soprattutto se prodotti da uve "biodinamiche" o "biologiche", è tale - almeno secondo i produttori che aderiscono a questa dottrina - da giustificare la moltiplicazione dei marchi e delle associazioni sotto le quali essi si radunano.
L'anno scorso Aristide fu il primo a parlare di "Condominio Biodinamico" in seguito alle vicende che videro dividersi il gruppo dei produttori di vini naturali e biodinamici italiani (con ampie integrazioni di colleghi europei) in due organizzazioni separate, facenti capo a Teobaldo Cappellano (Vini Veri) e Angiolino Maule (Vin Natur).
Quest'anno assistiamo al rivelarsi di un'altra organizzazione presente in "zona Vinitaly", la Renaissance de AOC,il gruppo creato da Nicolas Joly, vignaiolo e proprietario della Coulée de Serrant (Loira), uno dei principali evangelisti della biodinamica (Aristide ne parlò a suo tempo qui). Joly, già presente due anni fa alla manifestazione di Angiolino Maule (quando i biodinamici erano un solo gruppo), si presenterà al pubblico insieme al suo importatore, Velier, Genova, a suo tempo già impegnato con il marketing-manifesto delle "Triple A". Sede dell'incontro è (l'ennesima) villa veneta, ovvero Ca’ Scapin, in Via Ca’ Sentieri 14 a Santa Maria di Zevio, Verona (qui i dettagli, qui la mappa), i giorni 1.o e 2 aprile.
Questo evento sarà in "perfetta" sovrapposizione alla manifestazione con il maggior numero di presenze tra i produttori invitati. Sto parlando di VinNatur, organizzata da Angiolino Maule, La Biancara, e amici alla Villa da Porto detta "La Favorita" a Monticello di Fara, Sarego (VI), il 1.o e 2 aprile (qui i dettagli, qui la mappa). A Villa Favorita si annunciano 81 espositori, dei quali 29 viticoltori arrivano dalla Francia, 40 dall'italia, 2 dalla Slovenia e uno dalla Spagna oltre a 9 aziende del settore alimentare di fascia alta. Lunedì 2 aprile ci terrà la Conferenza sul Vino Autentico a cura del Prof. Pierre Paillard, in programma dalle ore 9,30 alle 12.00, cui parteciperanno tutti i produttori presenti.
Teobaldo Cappellanno convocherà gli adepti del Gruppo Vini Veri i giorni 29 e 30 marzo presso Villa Boschi, località Boschi, Isola della Scala, Verona (qui i dettagli, qui la mappa). Qui sono annunciati una ventina di produttori (vedere qui l'elenco annunciato).
Infine, si terrà la quinta edizione di Terre Ribelli / Critical Wine, la manifestazione "alternativa" che vide la benedizione ed il concreto supporto ideologico e operativo di Luigi Veronelli. Dopo la sua scomparsa, gli organizzatori hanno proseguito nell'opera, e anche quest'anno, il 30 e 31 marzo e 1.o aprile si daranno ritrovo presso il C.S.O.A. (Centro Sociale Occupato Autogestito) La Chimica, p.zza Zagata, Verona (qui i dettagli, qui la mappa). Vi aspettano "degustazioni enopsichedeliche", "fornelli ribelli", "aperitivi tellurici", mentre il clou si raggiungerà con il dibattito "Vogliamo un’ agricoltura contadina! Contro le proposte dell’Unione Europea su O.C.M. Vino e PAC" previsto per domenica 1.o aprile alle 15. Gli organizzatori non comunicano i nomi dei produttori presenti.
Credo sia inutile chiedersi perchè questi protagonisti della proposta "alternativa" al "vino ufficiale", in qualche modo rappresentato dal Vinitaly, non si coordino meglio o si raggruppino. Ad Aristide pare chiaro che è proprio ciò che tutti loro non vogliono proprio fare. Se nel 2006 mi potevo permettere di definire un "condominio" la convivenza delle idee e persone intorno al concetto di "vino naturale" o da uve biodinamicamente o biologicamente prodotte, devo tristemente constatare che la tendenza non si è invertita, anzi.
Se è legittimo per chiunque battersi per conquistare spazio per le proprie idee e convinzioni, se è più che legittimo avere opinioni diverse su come indirizzare la propria azione di marketing e comunicazione verso i consumatori, è anche opportuno - a mio giudizio - trovare una sintesi alla composizione di interessi filosofici e commerciali diversi, perchè speriamo tutti che dopo questa "prova di forza", dopo il Vinitaly (pardon, le loro rispettive manifestazioni), i protagonisti riescano a tornare seduti intorno ad un tavolo e ridiscutere la propria missione sul mercato.
AGGIORNAMENTO: grazie alla segnalazione di M.Grazia (qui sotto nei commenti) integrerei questo post con l'elenco della aziende "Bio" già presenti al Vinitaly 2007, così come indicato dal blog Il Vino Biologico:
- il post "Una bussola per il Vinitaly 2007";
- l'elenco delle aziende "bio" presenti al Vinitaly 2007 (file PDF).
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La foto di questo post:
da sinistra in alto, in senso orario: Teobaldo Cappellano, Angiolino Maule, il manifesto di Critical Wine, Nicolas Joly.
Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente).








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@Aristide
E' impossibile che i frammenti di una cometa si ricompongano, e più il tempo passa, più le diverse traiettorie divergono...
Luk
Scritto da: Luca Risso | 26/03/07 a 14:20
@ Aristide, non mi sembra per nulla inutile tentare di rispondere alla domanda con un' altra domanda.
A chi giova? Non al consumatore, chè se non è in vena di approfondimenti, rischia di non capire assolutamente nulla circa i massimi sistemi che sovraintendono ai vari modi di intendere la enoproduzione da coltura biologica, e non capisce soprattutto nulla circa diverse e "sostanziali" strategie di marketing.
Io direi una cosa: visto il tour de force a cui dovremmo sottoporci per inseguire ben tre diverse allocazioni, anzì quattro, se ci mettiamo pure Critical Wine, non sarebbe il caso di disertarle tutte? So che è proposta al limite dell' insensato, ma quest'anno... sarà proprio quel che farò, non ritenendo sufficientemente chiara ed anzi controproducente questa divisione di intenti. A proposito: http://vino-biologico.blogspot.com/ segnala pure l'elenco delle aziende da coltivazione biologica presenti al Vinitaly....
Scritto da: M.Grazia | 26/03/07 a 14:35
@M.Grazia,
grazie, non si legge mai abbastanza!
Ecco il link, che riprenderò anche nel testo del post qui sopra:
l'elenco delle aziende "bio" presenti al Vinitaly 2007.
Scritto da: Giampiero alias Aristide | 26/03/07 a 14:45
Francamente, di Critical Wine posso felicissimamente farne a meno.
Scritto da: Tommaso Farina | 26/03/07 a 15:16
Vedo che Emidio Pepe è al Vinitaly!?
Non dovrebbe essere tra i Renaissance Boys?
Luk
Scritto da: Luca Risso | 26/03/07 a 15:19
@Luk,
grande è la confusione sotto il cielo...
Scritto da: Giampiero alias Aristide | 26/03/07 a 15:43
Concordo.
Con Luk, ma soprattutto con M.Grazia. Io sarò costretta a disertarle tutte per ovvii motivi di lavoro, ma lo farei comunque.
Che imparino a mettersi d'accordo. Com'è quel detto? "Se non puoi combatterli fatteli amici".
Ora, queste divisioni mi ricordano troppo una guerra tra poveri (d'idee, soprattutto).
Mi dispiace parlarne così, ho sempre avuto un occhio di riguardo e simpatia per i bio in genere, ma trovo francamente irritanti questi capriccetti da prime donne.
E se tali non sono, ci spieghino il perchè di questa grottesca situazione!
Comunicazione di servizio: tornando alle cose serie, chi può vada alla conferenza con R.Zironi, al Vinitaly, dove si esporranno i primi risultati di Orwine, il tentativo di dare un quadro legislativo europeo al settore del vino bio.
Finchè gli altri litigano, almeno c'è qualcuno che lavora...
L.
Scritto da: Lizzy | 26/03/07 a 15:47
Ho appena fatto un post sul Critical Wine, se vi interessa.
Scritto da: Tommaso Farina | 26/03/07 a 15:53
@Lizzy,
grazie per la preziosa segnalazione. Qui il link al programma del convegno "Vino biologico: una realtà di qualità e mercato in attesa della normativa europea", venerdì 30.3, ore 15.00/18.00 - 1° p. Palaexpo - Sala Respighi.
Scritto da: Giampiero alias Aristide | 26/03/07 a 16:15
Effettivamente è scoraggiante. Per chi, come il sottoscritto, è attratto dalla filosofia che è alla base della biodinamica (senza esasperazioni però), rendersi conto che ormai il business sovrasta l'ideale (o almeno l'idea) è davvero deludente. Ma tantè, non possiamo certo pensare di tornare indietro, soltanto che sempre di più toccherà ad ognuno di noi fare ponderate scelte non in base a quello che ci viene detto ma in base a quello che annusiamo, assaggiamo e vediamo (nel bicchiere, in cantina e sul terreno).
Scritto da: rampavia | 26/03/07 a 17:44
Premesso che verso lo specifico biodinamico ho pochissima simpatia, e lo stesso dicasi verso il suo guru in campo vinicolo, ossia Joly; premesso che verso modi piu' naturali di gestione dell'agricoltura in primo luogo, della viticoltura in secondo, ho invece di per se' molta simpatia, e lo stesso dicasi per pratiche di cantina all'insegna del "minimo indispensabile" (lo so che va chiarito meglio: e per quale motivo pensate che di associazioni che si richiamano a queste cose ne esistano cosi' tante?); premesso altresi' che tutto questo ha a che fare si' ma con nesquick con il contenuto di critical wine, nel senso che critical wine si rivolge _anche_ a questo aspetto, ma non soltanto, anzi imo non principalmente...
tutto cio' premesso, posso sapere per quale motivo siete piu' o meno tutti cosi' contrariati della pluralita' di discorsi che attorno a questi temi vengono fatti, di associazioni che si formano, di conseguenza di iniziative che fioriscono?
Trovo che il nocciolo sia ben presente nella considerazione che M.Grazia fa sul consumatore:
"...se non è in vena di approfondimenti, rischia di non capire assolutamente nulla circa i massimi sistemi che sovraintendono ai vari modi di intendere la enoproduzione da coltura biologica".
A parte il fatto che a mio avviso se il consumatore "non e' in vena di approfondimenti" non rischia, bensi' e' certo di non capire granche' circa la produzione vitivinicola tout court; a parte questo, dico io: benissimo! Siffatto consumatore, in vena evidentemente solo di consumare, non puo' certo lamentarsi: ha a disposizione una mega manifestazione come il Vinitaly che per le sue stesse "misure vitali" ben si confa anche a chi non vuole troppo approfondire, a differenza di queste micro manifestazioni che invece ad approfondire in qualche modo ti costringono.
Pensa un po', per me che sul vino mi scopro pensarla sempre piu' come Mario Soldati, di associazioni di vignaioli "che si dicono come si voglion dire" (scegliete il termine, ci siamo intesi) ce ne sara' sempre qualcuna meno del necessario, nella misura in cui, marxianamente, io non vorrei mai far parte di una di queste associazioni che accettasse me fra i suoi membri.
Scritto da: filippocintolesi | 27/03/07 a 11:40
@Filippo
Io non sono assolutamente contrario alla pluralità delle proposte, tutt'altro!
Però non mi ispira simpatia chi sfrutta l'effetto "fionda" di una manifestazione che di fatto, più o meno manifestamente, critica, per ritagliare il suo spicchio di visibilità.
Meno ancora mi è simatico Pepe che sponsorizza Renaissance ma se ne sta bene coperto al Vinitaly.....
Luk
Scritto da: Luca Risso | 27/03/07 a 11:55
@Filippo,
la pluralità delle voci e delle idee va benissimo, la perplessità riguarda metodi e operazioni. E al di là di tutto ciò, si dividano quanto e come vogliono, ma una sintesi occorrerà che la trovino.
Tempo fa, proprio tu ed io, ci trovammo d'accordo sul concetto di "vino naturale e moderno", minimalista negli interventi in vigna come in cantina. E' questo il focus sul quale sarebbe interessante concentrare l'attenzione. Io penso - e l'ho scritto qui in passato - che occorra una sorta di "super-disciplinare", "super" perchè superiore negli standard qualitativi fissati dalle leggi e convenzioni attuali. Liberamente adottato da chiunque si voglia conformare, o è già conforme, sull'esempio tedesco della VDP o francese dei Vignerons Independents. E' quello che manca a tutti questi gruppi (tranne forse a Velier, che è un'azienda commerciale organizzata): il marketing della qualità. Oggi, creare questa specie di "super-disciplinare" può sembrare un "costo" di marketing aggiuntivo, fra non molto potrebbe essere una dura necessità.
Scritto da: Giampiero alias Aristide | 27/03/07 a 12:21
Luk, la prima obiezione non la condivido. Nel senso che: io personalmente non farei come fanno loro, non andrei a parassitare visibilita' da chi critico/odio. Ma io. Perche' sono schifosamente orgoglioso. Loro fanno benissimo, conoscendo un minimo (come credo di conoscere) il retroterra "dialettico" di riferimento di alcuni di loro. E' una scelta tattica, mettiamola cosi'. "Hegeliana".
Quanto a quelli che "mandano un figlio coi partigiani e l'altro figlio con le brigate nere", diciamola cosi' e spero che mi si passi l'estrapolazione, che dire...? Evidentemente tengono famiglia. E bella grossa. Again: io non lo farei, ma.
Per quel che mi riguarda torno a ribadire il mio pensiero, visto che la ristampa del testo soldatiano che temevo di aver perduto in realta' e' risaltata fuori dal mare magnum di carte e fastelli dove era affondata e quindi mi sto concedendo ora il lusso di una lettura che volevo concedermi quest'inverno: buona la risposta a SanBernardino e a Veronelli che lo citava (ecco qua: e siamo in argomento del giorno, in parte) "le buttiglie si' [si conoscon dalle insegne diceva il senese], ma il vino no".
Scritto da: filippocintolesi | 27/03/07 a 12:29
@ Filippo, t'assicuro che la mia attenzione al mondo del vino è massima ed anzi, guardo con attenzione anche al mondo delle produzioni da coltivazione biologica. Consumare e basta, tu dici? No, non è il mio caso, ma trovo controproducente il modo di proporsi: tutti per conto proprio e in una specie di "gara" a fare il "ControVinitaly". Perchè non piazzano le manifestazioni in un altro momento, senza fare a gara a sfruttare "l'effetto fionda di cui parla @Luk? Perchè non riescono a confrontarsi in un dibattito senza preclusioni?
Per quanto mi riguarda non sono critica verso le idee, ma verso il metodo di proporsi. Diciamo pure che queste divisioni stancano ed io sono tra gli stanchi.
Scritto da: M.Grazia | 27/03/07 a 12:35
M.Grazia e Aristide (mi ero scordato di rispondere alla tua osservazione prima): "divisioni", "sintesi". Certo, uniti e sinteticamente, se e quando possibile. Ma e' sempre possibile? Per esempio (ci tocchera' scendere nel dettaglio, anche molto piu' di questo che cito ora come esempio), prendiamo il manifesto dei "vini veri" (http://www.viniveri.net/Manifesto.aspx?MenuCorrente=2)
"vietata la clonazione e tutti gli OGM" Ma che scherziamo??? Due critiche qui: primo perche' vietare la clonazione? Ma chi l'ha detto che la selezione massale e' per forza sempre migliore di quella clonale? E poi: se io faccio un tallo di una vite e la propago, _quella_ E' clonazione. Infine, e molto piu' importante: come ci si permette di mettere nella stessa proposizione la clonazione (che in agricoltura e' la regola) e gli O.G.M.??? Questo e' terrorismo, non informazione.
Andiamo avanti: utilizzo esclusivo di lieviti indigeni presenti nell'uva raccolta. Quindi io non potrei raccogliermi dei ceppi di lieviti aziendali e farne una linea? O consorziarmi con altre aziende dello stesso territorio ristretto e condividerli? Vietate le concentrazioni tranne l'appassimento naturale. E l'eiswein? Nessuna aggiunta di mosti rettificati. Cos'e' un mosto "rettificato"? E un mosto estraneo ma non rettificato invece e' permesso? Salvaguardia delle temperature naturali (sic) di fermentazione. E quali sono le temperature naturali di fermentazione? L'importante e' che siano "naturali"? E se uno vinifica all'aperto? E se uno vinifica in barrique da 225 litri e l'altro in tini da 50 hl? Stesse temperature? Manco per idea. Pero' l'importante e' che siano "naturali"???
Infine: perche' vietato filtrature sterili? Per quale motivo, visto che poi ci si pone l'obbiettivo (meritevolissimo a detta di chiunque) di ridurre la solforosa? Non potrebbe proprio la filtratura sterile rappresentare un presidio utile in tale ordine di idee?
Io a un disciplinare del genere non mi assoggetterei MAI.
Andiamo al Vin natur. Leggete il manifesto (http://www.villafavorita.it/manifesto_vinnatur.htm) e vi renderete conto dell'assoluta vaghezza di tutto cio'. Dichiaratamente non vogliono fissare in una regola. Benissimo. Ma allora che se ne stiano ognun per se'. Il fatto di dare vita a una associazione (s'avverte il bisogno di farsi vedere, mi par di capire, di avere un posto pure loro sul palcoscenico) attorno a un "manifesto" cosi' vago e' di per se' molto pericoloso: e' un implicito permesso a usare le pratiche che piu' si crede, purche' "limitando attraverso la sperimentazione, l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica e tecnologica in genere, dapprima in vigna e successivamente in cantina." Limitando attraverso la sperimentazione. Non evitando, o astenendosi.
Non mi unirei assolutamente nemmeno a questa parrocchia.
Eccoci qua, dunque, al punto cruciale: che faccio, io produttore? Ne fondo io una terza, scrivendo un manifesto ad hoc? Faccio razza per conto mio?
Ovvio che poi sara' la seconda che ho detto. Ma il consumatore? Che gli racconto al consumatore, che vuole verificare la mia realta' aziendale contro una griglia prestabilita di classificazioni?
Ho l'impressione che il consumatore, se veramente vuole consumare vini "genuini", dovra' necessariamente superare il senso di stanchezza cui allude M.Grazia, molto comprensibile per carita', e dovra' attrezzarsi per valutare ogni vino, caso per caso, sulla base di cio' che il produttore dichiara nonche' sulla base del grado di fiducia su di lui riposta.
Scritto da: filippocintolesi | 27/03/07 a 14:59
Un frazionamento cosi' come accade quest'anno comportera' sicuramente un calo di visitatori per tutte queste piccole rassegne. Infatti operatori,appassionati,clienti ect etc non possono non andare al Vinitaly,anzi.Quindi devono per forza di cose sceglierne una sola di parallela.Speriamo che si mettano intorno ad un tavolo,si rendano conto di quello che hanno combinato, e tornino a miti consigli.........
Scritto da: Arnaldo | 27/03/07 a 16:01
@Filippo,
concordo con la tua analisi. Troppo "ideologica" la piattaforma Vini Veri, troppo evasiva quella di VinNatur, forse frutto di un compromesso tra le parti.
Sul "che fare" mi piacerebbe tenere alta la discussione, con il tuo contributo e quello degli altri amici.
@Arnaldo,
temo che finirà al solito modo: "per la Questura erano 1.000 visitatori, per gli organizzatori circa 10.000"...
Scritto da: Giampiero alias Aristide | 27/03/07 a 16:14
@Filippo, perfettamente d'accordo con l'ultima tua affermazione e....
con l'ultima tua @ottimo Aristide!
@ Filippo, la citazione soldatiana fa il passo a quell' altra ( molto più datata -forse) e che suona più o meno così: "Non ci sono più i vini, ci sono soltanto nomi". L'originale è in siciliano, se non ricordo male....
Scritto da: M.Grazia | 27/03/07 a 16:36
"Il vino è morto. Diciamolo francamente: il vino è morto!".
... e noi siam qui a discutere sul prezzo dei funerali...
Perdonatemi il cinismo. Sono stanca anch'io, come M.Grazia.
E Vinitaly non è ancora iniziato!! Spero di sopravvivere...
L.
Scritto da: Lizzy | 27/03/07 a 18:08
Mi pareva di aver postato un commento ieri sera che pero' non vedo. Lo riposto:
M.Grazia (btw: non mi aveva nemmeno sfiorato l'idea che tu possa essere poco propensa all'approfondimento, ovviamente; piu' sopra mi riferivo al cliente medio che ipotizzavi), se ho capito la citazione cui alludi, e' in napoletano:
'
"Nun ce stanno cchiu' e' vini: so' rimaste sulo e' nomme!"
Cosi' sospira Don Vicienzo Triunfo, dal banco della sua antica bottiglieria, alla Riviera di Chiaia.
...
'
Cosi' inizia "Vino al vino".
Gia', Lizzy mi ci fai pensare, chissa' che Nossiter non abbia voluto far citare a Guibert proprio Soldati (o comunque chissa' se il Guibert di "soyons clairs..." aveva letto Vino al vino). Due inizi cosi' simili.. Suonano quasi una citazione programmatica. Se fosse un caso sarebbe notevole!
Scritto da: filippocintolesi | 28/03/07 a 11:31
Ciao a tutti... beh, gia' che siamo in argomento... venite a "Naturalmente Vino", a Viareggio il 13 e 14 maggio? A parte una quindicina di TripleA straniere, ecco le aziende in anteprima (lista quasi definitiva) (PS: le faide ci sono, eccome se ci sono...) :
Aquila del Torre (Povoletto, UD), Bera Vittorio e Figli (Canelli, AT), Borc Dodon-Denis Montanar (Villa Vicentina – UD), Boriassi (Fosdinovo – MS), Calabretta (Randazzo – CT), Caiarossa (Riparbella – PI), Campi di Fonterenza (Montalcino – SI), Campinuovi (Cinigiano – GR), Carussin (San
Marzano Oliveto – AT), Casale (Certaldo – FI), Cascina Corte (Dogliani – CN), Cascina degli Ulivi (Novi Ligure – AL), Contado Veniglio (Notaresco – TE), Cosimo Maria Masini (San Miniato – PI), Cupano (Montalcino – SI), Duemani (Riparbella – PI), Fattoria Castellina (Capraia e Limite – FI), Fattoria di Bacchereto (Carmignano – PO), Filippi (Soave – VR), Franco Terpin (San Floriano al Collio – UD), Guttarolo (Gioia del Colle – BA), Il Paradiso di Manfredi (Montalcino – SI), La Busattina (S. Martino sul Floria – GR), La SchiaccionaiA (Arcidosso – SI), La Stoppa (Rivergaro – PC), Le Barbaterre (Quattro Castella – RE), Macea (Borgo a Mozzano – LU), Melarosa (Montemerano – GR), Montebernardi (Greve in Chianti – FI), Montesecondo (Cerbaia Val di Pesa – FI), Arianna Occhipinti (Vittoria – RG), Emidio Pepe (Torano Nuovo – TE), Stefania Pepe (Alba Adriatica – TE), Pian dell'Orino (Montalcino – SI), Podere Concori (Gallicano – LU), Podere La Cerreta (Sassetta – LI), Podere La Marronaia (San Gimignano – SI), Podere Salicutti (Montalcino – SI), Prima Terra (Riomaggiore – SP), San Gervasio (Palaia – PI), San Giuseppe-Stella di Campalto (Montalcino – SI), San Polino (Montalcino – SI), Santa Caterina (Sarzana – SP), Santa Lucia in Faulle - Castello dei Rampolla (Panzano in Chianti – FI), Santa Maria (Montalcino – SI), Marco Sara (Savorgnano del Torre – UD), Tenuta di Valgiano (Capannori – LU), Torre dei Beati (Francavilla al Mare – CH)
Ciao ciao Riccardo
Scritto da: Riccardo Farchioni | 29/03/07 a 11:23
Che ci sia molta confusione in tema di vini naturali sono d'accordo, ma penso anche che la prularità delle cose serva ai produttori a crescere. Dovrebbe essere da stimolo tutto questo, utile a migliorarsi nel proprio lavoro. E' il libero mercato! Come ci sono tanti giornalisti, wine blogger, riviste specialistiche, guide sul vino e quant'altro, perchè non ci possono essere diversi gruppi di produttori che la pensano in diverso modo sullo stesso argomento? e soprattutto, chi ha detto che Vini Veri e Vin Natur hanno "litigato"?
Io da esterno che legge e osserva molti siti ho compreso che un anno fa c'è stata una divisione ma nessuna delle due parti ha parlato di litigio!!
Quest'anno non sò cosa sia successo, qualcuno di voi lo saprà meglio di me.
Ognuno poi faccia le scelte che preferisce! Si può benissimo stare a casa.
Da un appassionato che ama ancora il vino buono e che crede che il vino non sia mai stato vivo come ora.
Scritto da: Ales | 30/03/07 a 10:13
@Ales, hai ragione: probabilmente quello di Vin Natur e Vini Veri non è stato un litigio - leggi: rottura più o meno traumatica - ma...una separazione consensuale.
Su che cosa? Boh!
Se qualcuno va a dare un'occhiata a questi eventi collaterali, forse riuscirà a capirlo...
Scritto da: Lizzy | 31/03/07 a 21:51
Su che cosa? Il mercato. Il consumatore, attirato dalla proclamata naturalità oppure veridicità di quel vino. Un'occhiata, personalmente, e da parecchio che cerco di darla. Adesso però credo che servano gli occhiali (belli spessi).
Scritto da: rampavia | 31/03/07 a 22:20
Non sto a commentare su quale "Associazione Biologica" è migliore, quale abbia ragione e quale è meglio organizzata, i punti sono pochi e essenziali
1)molti "produttori tradizionali" sono interessati al biologico, soprattutto per fattori economici: meno si esce a irrorare i vigneti con prodotti chimici meno costa.
2)Purtroppo è la classica guerra dei poveri, ovvero se prima si mangiava una fettina di torta tutti assieme,più si va avanti e la fettina non si può suddividere ulteriormente, se non trasformandola in briciole.
3)Allo stato attuale delle cose NESSUNO riesce a far concorrenza al Vinitaly punto
4)Da appassionato, allo stato attuale delle cose, preferirei si accordassero a fare le loro manifestazioni in contemporanea, ma in altra data rispetto al Vinitaly e in un luogo che ti permetta di andare dall'una all'altra agevolmente (il sogno sarebbe una vera fiera e un padiglione per uno).
Così le idee e i dogmi di ognuno sarebbero salvi, e nell'attesa di un accordo, noi appassionati (e non dimentichiamolo clienti) potremmo godere di questi vini, perche' sono buoni.
Scritto da: max perbellini | 01/04/07 a 12:26
Ovviamente ognuno è libero di dire quello che vuole, soprattutto in un blog, ma ridurre come fa Max (nel suo punto 1) ad una cinica questione di risparmi in termini di concimi chimici (meno concime irrorato meno spese) mi sembra davvero esagerato. Che i dichiarati adepti all'agricoltura biodinamica e dintorni si stiano facendo OGGI una pessima pubblicità con le loro divisioni, affermare che dietro ciò ci siano interessi commerciali, è una cosa, MA BANALIZZARE le idee (e anche l'ideale) ed il lavoro di tanta gente seria non è corretto.
In Francia (ma il fenomeno incomincia a verificarsi anche in Italia, soprattutto in Toscana) vediamo che importanti produttori soprattutto in Borgogna ma anche nelle altre zone storiche (da ultimo Bordeaux) si "convertono" all'agricoltura biologica o biodinamica, produttori che, ancor prima di imbottigliare hanno già venduto il loro vino.
Scritto da: rampavia | 02/04/07 a 09:32
Mi sono espresso male: volevo dire che per viticoltori tradizionali poter "irrorare meno" e' un bel traguardo, sia per il portafoglio, ma soprattutto per la salute.
Ma per il viticoltore-contadino tradizionale, la quantità del raccolto viene sempre prima di tutto,la qualità molto dopo, e gli aiutini chimici, se fanno fare abbondanza, sono sempre ben accettati: chiedi , per esempio, quali fatiche occorrono per convincere ad usare la "Vendemmia Verde",per aumentare le qualità delle uve a scapito della quantità prodotta!
Non voglio assolutamente banalizzare il lavoro, l'amore e la ricerca sulla coltivazione Biologica-biodinamica della vite e delle colture in genere, anzi
Max Perbellini
Scritto da: max perbellini | 02/04/07 a 19:48
@ Max.
Adesso siamo d'accordo.
Scritto da: rampavia | 03/04/07 a 07:50
Bene, fatte tutte queste "fierette", adesso speriamo che si siano resi conto che è meglio per tutti riunire in un'unica azienda.
Domenica ero da Velier.I due locali erano relativamente grandi e quando in una stanza ci sono 200 persone...sembra ce ne siano 4000.Un giornalista, al telefono, sentiva che a Villa Favorita c'erano poche persone.....diranno che è stato un successone.Ma se vogliono attrarre pubblico e soprattutto clienti (che vogliono la piu' ampia offerta possibile, e non il contrario) devono capire che è meglio riunire.......velocemente.Distributori,importatori,etc etc etc etc.
Scritto da: Arnaldo | 03/04/07 a 08:26
@Arnaldo concordo. Domenica verso l'ora di pranzo ero a Vini Veri... Emh, sì alla fine ho contraddetto il mio proposito. Conosco da molto tempo Angiolino Maule e ho scelto di andare comunque. Ero stata due anni fa ( l'anno scorso, vista la "prima divisione" avevo disertato). Non pienissimo, direi.
Ma la cosa che mi preme di dire è che all' uscita, incontrando Angiolino gli ho ripetuto più o meno le ragioni che tu esponi. MI ha risposto che era la ventesima persona che gli faceva presente le ragioni negative della divisione. Io ho allora insistito nel chiedere perchè non si poteva trovare un "tavolo unitario" e soprattutto perchè fare questa/queste manifestazioni "natural-bio" proprio in contemporanea a Vinitaly.
La risposta:
"Beh, sai, gli agenti, gli importatori stranieri, americani, giapponesi non ritornerebbero in un altro momento"...
Legge del mercato: dura lex, sed lex.
No comment.
Scritto da: M.Grazia | 03/04/07 a 12:14
@M.Grazia,
ero anch'io a VinNatur/Villa Favorita, nel pomeriggio il pubblico è aumentato. Io sarò stato il diciannovesimo a dire a Maule le stesse cose, ottenendo le stesse risposte.
Mettiamocela via: non si riuniranno i movimenti nati, sono "piattaforme" in competizione commerciale e/o ideologica. In tutto questo non v'è nulla di male o scandaloso, anzi. E' solo che a molti di noi sembra poco opportuno. Se esalti le differenze per distinguerti dal "vino globale e omogeneo", dovresti essere il primo ad accettare le differenze tra i tuoi simili. Perchè le opportunità da cogliere sono superiori ai problemi interni. Ma così non è.
Se loro dormono sonni tranquilli, non vedo perchè Aristide (che già dorme poco!) debba perdere il sonno per loro.
Scritto da: Giampiero alias Aristide | 03/04/07 a 12:28
Approdo in questo interessante blog effettuando una serie di ricerche sulla rete riguardanti i temi del vino e soprattutto della “cultura”, sia dei produttori sia dell’amplissima costellazione degli appassionati (molti dei quali, immagino, sono commentatori qui come in altri luoghi della rete). Questo del biodinamismo sembra, effettivamente, un tema “caldo”. Al proposito, vi segnalo un dibattito che si sta svolgendo presso The World of Fine Wine, in particolare, trovo molto interessante l’ultimo commento di Morton Leslie: http://www.finewinemag.com/index.php?action=page&p=join_the_debate&postid=5#post
Comunque, noto che qui nessuno ha sollevato una serie di quesiti che invece e me paiono importanti:
1) In quale misura, le qualità dei vini biodinamici (la loro eccellenza ecc.) dipendono dalla specifica tecnica di coltivazione della vigna, cura del “frutto” e produzione del vino?
2) L’eccellenza del vino biodinamico differisce dall’eccellenza del vino che biodinamico non è? Detto in altri termini, l’eccellenza del secondo, sarebbe ancor più marcata se fosse il risultato di un processo biodinamico di coltivazione della vigna e produzione del vino? o, viceversa, l’eccellenza del primo, sarebbe inferiore se quel vino fosse il risultato di tecniche di coltivazione della vigna e produzione “tradizionali”?
3) A parte la biografia intellettuale del “movimento” biodinamico, che c’entra lo spiritualismo di Rudolf Steiner con l’adozione di tecniche biodinamiche di coltivazione e produzione?
4) Nel “bagaglio” culturale del biodinamismo, c’è l’ambizione di proporre un modo alternativo di “rapportarsi” (come si suol dire) alla “Terra” ovvero di avanzare un modello “rivoluzionario” di produzione agricola. Non mi sono imbattuto in alcun post o commento che discuta del “realismo” di questa ambiziosissima ipotesi, soprattutto se immaginiamo un intero settore economico (in gran parte dipendente dalla filiera dell’industria della trasformazione agro-alimentare e più a valle, dalla grande distribuzione) per magia convertito al biodinamismo (e analoga considerazione vale per gli “avversari”/competitori biologici).
Scritto da: Carlo Sanga | 06/04/07 a 18:01