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Famosa per i grandi tè e le spezie, l’India potrebbe essere pronta fra qualche anno ad invadere gli scaffali dei nostri supermercati con vini prodotti a Bangalore. Oppure a Nashik, considerata la Napa Valley indiana, 190 km a nord di
Mumbai, la ex Bombay, città dove ha sede la Sula Vineyards. Fondata da Rajeev Samant, ingegnere laureatosi a Stanford (California) che lasciò la Oracle Corp. per tornare a gestire l’azienda agricola di famiglia nello stato occidentale del Maharashtra. Oggi Sula Vineyards produce vini su basi Cabernet Sauvignon,
Shiraz, Clairette e Sauvignon Blanc (si nota anche un Madera White, un blend di vitigni internazionali e non specificati vitigni autoctoni) ed è importatore dei vini della Ruffino (forse sarà presente al Vinitaly 2007).

Il commercio del vino era bandito in India fino al 2001 (con la sola esclusione dei canali diplomatici), anno nel quale è stato in qualche modo aperto, proprio per iniziativa del governatore del Maharashtra. Oggi è un mercato ancora caratterizzato da forti dazi sull’import, compresi tra il 250% e il 550%.

In ogni caso l’India è considerata un enorme mercato potenziale, grazie
ad alcuni aspetti socio-demografici rilevanti e differenzianti
rispetto, per esempio, all’altro gigante asiatico ovvero la Cina: 1,6
milioni di famiglie con un reddito oltre i $100.000 (stimati al
raddoppio per il 2010), l’espansione di una congrua classe media o
borghesia (stimata oggi intorno ai 200 milioni di persone), con un buon
livello di scolarizzazione (l’India è il paese che laurea il maggior
numero di ingegneri al mondo, dopo gli USA), mentre sempre più i
nuovi consumatori indiani (giovani e donne), grazie ai viaggi di
lavoro, ai contatti con il mondo occidentale e alla TV satellitare,
cominciano a distinguere uno Chardonnay da uno Shiraz.

Ma proprio la forte
imposizione fiscale sui vini importati, sta limitando da un lato
l’espansione dei consumi rendendo dall’altro lato appetibile lo
sviluppo del vino prodotto in India.

Certo, stiamo parlando di un
mercato ancora limitato: 650.000 casse (una cassa è pari a 9 litri) nell’annata 2004/2005, con una crescita del 30% sull’anno precedente e del 102% rispetto all’annata 1999/2000 (fonte: India Infoline). E rispetto al mercato complessivo delle bevande alcoliche (75 milioni di casse) il vino in India ha una quota di mercato dello 0,84%. Se nel 2010 ciascuna delle circa 3 milioni di famiglie indiane "ricche" di cui sopra consumasse due casse di vino all’anno (24 bottiglie) avremmo un mercato di circa 6 milioni di casse, 10 volte il mercato attuale.

L’import di vino nel 2004-2005 equivaleva al 15% del mercato (circa 100.000 casse): i principali paesi protagonisti dell’import sono Francia e Italia. La buona posizione dei nostri vini sul mercato indiano fa ben sperare per il futuro. Anche il settore delle macchine agricole ed altri prodotti per la vitivinicoltura dovrebbe espandersi: le aziende vinicole già avviate sono 600. Tra queste sono presenti alcuni grandi gruppi internazionali come la Seagram India (Pernod Ricard) o l’australiano Foster’s Group.

La spedizione italiana in India, in corso proprio in questi giorni e organizzata dal Vinitaly di Verona, è senz’altro un’opportunità interessante per gli operatori che vi hanno aderito (più sotto trovate l’elenco). L’evento, che si terrà a Mumbay e New Delhi, sarà probabilmente seguito anche da un wine blog indiano: Sommelier India, blog di un omonimo magazine. Qui il loro post sul Vinitaly India 2007.

Ecco l’elenco delle aziende italiane produttrici e di altri operatori presenti al Vinitaly India 2007 a Mumbai e New Delhi:

  • Abbazia Santa Anastasia
  • Alois Lageder
  • Antinori
  • Azienda Agricola Ciccio Zaccagnini
  • Azienda Agricola Livon
  • Barone Montalto
  • Bonfiglio
  • Brindo
  • Cà del Bosco
  • Cantine Giacomo Montresor
  • Carpenè Malvolti
  • Castello di Monastero
  • Castello di Poppiano
  • Cavalchina di Piona Giulietto
  • Consorzio Fine Italian Wines
  • Cossetti
  • De Stefani – Azienda Agricola Santo Stefano
  • Donnafugata
  • Elena Walch
  • Fattoria Di Felsina
  • Fattoria Le Pupille
  • Feudi della Medusa
  • Gaja
  • Istituto del Vino Italiano di Qualità – Grandi Marchi
  • Jermann
  • Lungarotti
  • Marcato
  • Marchesi di Barolo
  • Marchesi de’Frescobaldi
  • Masi
  • Mastroberardino
  • Michele Chiarlo
  • Ornellaia
  • Pio Cesare
  • Planeta
  • San Patrignano Soc. Coop. Sociale
  • Sartori
  • Speri
  • St Michael Eppan
  • Tasca d’Almerita
  • Tenuta Coppadoro
  • Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari
  • Umani Ronchi
  • Unione dei Vini Veneti (U.Vi.Ve)
  • Villa Tonino
  • Zardetto Spumanti

Qui invece potete leggere il comunicato cortesemente inviatoci da Veronafiere:

In programma il
15 e dal 17 al 19 gennaio 2007:

VINITALY A MUMBAI E NEW DELHI
APRE L’ANNO DEDICATO ALL’ITALIA IN INDIA.
NELLE DUE CITTA’ L’80% DEL MERCATO DEL VINO DEL PAESE.

Il Paese asiatico registra una crescita dei consumi di
vino, concentrata nelle fasce di popolazione più giovani e con buona capacità
di spesa delle grandi città. Si tratta per ora di 1,6 milioni di famiglie, che
nel giro di pochi anni potranno arrivare a 3 milioni. Antinori, Ca’ del Bosco,
Cavalchina, Gaja, Frescobaldi, Jermann, Mastroberardino, Ornellaia, Planeta
alcune delle aziende partecipanti all’iniziativa.

Inizia dall’India il 2007 di
Vinitaly. Il 15 e dal 17 al 19 gennaio prossimi i molti produttori vinicoli
italiani export-oriented saranno a Mumbai e New Delhi insieme a Veronafiere,
organizzatrice dell’evento in collaborazione con Buonitalia Spa (società del
Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari per la promozione all’estero).
L’evento può essere considerato l’inaugurazione dell’anno dedicato all’Italia
in India per la promozione del made in Italy.

Il consumo di vino nel Paese è
ancora esiguo, ma il trend di crescita è elevato e tra il 2004 e il 2005 è
stato del 30%. Un bel salto in avanti per un Paese che fino al 2001 non
permetteva l’import di vini, se non attraverso canali diplomatici, e che a
breve, con la richiesta avanzata dall’Ue al Wto per avviare consultazioni
bilaterali, potrà avere un vero e proprio boom dei consumi grazie
all’abbassamento dei dazi che oggi possono arrivare anche al 250%. Già ora,
comunque, gli alberghi di lusso possono importare con esenzioni doganali e
proprio due di questi, l’ITC Grand Maratha Sheraton Hotel & Towers di
Mumbai e l’Hyatt Regency di New Delhi, fanno da cornice a Vinitaly India.

Le possibilità di export per
l’Italia non si fermano al vino, ma coinvolgono anche il know-how produttivo e
tecnologico, per i quali il nostro Paese è all’avanguardia nel mondo. Per alcuni governi locali, infatti,
la vitivinicoltura è un settore sui cui investire, come ad esempio nello Stato
di Maharashatra, dove a 200 chilometri da Mumbai si trova quella che è
considerata la Napa Valley indiana. Lo sviluppo del settore è testimoniato
dalla presenza per la prima volta alla prossima edizione di Vinitaly (www.vinitaly.com), in programma dal 29
marzo al 2 aprile 2007, di produttori provenienti dall’India.

«Già da diversi anni abbiamo
colto l’importanza di investire in India – spiega Giovanni Mantovani, direttore
generale di Veronafiere -. Vinitaly ha il merito di aver anticipato le tendenze
proponendo tempestivamente alle aziende italiane il supporto per coltivarle con
azioni promozionali mirate».