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Non posso nascondere il compiacimento. In Valpolicella è in atto una mini-contro-rivoluzione: un manipolo di persone di "buona volontà" vuole tornare a dedicare risorse ed energie alla produzione del Valpolicella, anzi di un "Super Valpolicella" come loro stessi lo definiscono.

Aristide è stato testimone della posa simbolica di questa "prima pietra" della ricostruzione della rinnovata identità del Valpolicella. Presso la storica Bottega del Vino di Verona, il titolare Severino Barzan ha accolto gli ospiti della Cantina di Negrar per l’evento di presentazione del Domini Veneti "Verjago" 2004 Valpolicella Classico DOC Superiore.

VerjagobottvinoTerra fortunata, posta a nord della città di Verona, da secoli dedita
alla produzione vinicola, la Valpolicella ha conosciuto un’espansione
del benessere economico fortemente trainato dal successo dell’Amarone (dalla metà degli anni ’90 a tutt’ora) e dall’affermazione del Valpolicella "Ripasso", una sorta di baby-Amarone ottenuto grazie ad una pratica di cantina che consiste nella rifermentazione (o seconda
fermentazione) del Valpolicella fresco con le vinacce (o fecce) appena
utilizzate per la fermentazione dell’Amarone.

L’Amarone è un grande vino, su questo non c’è discussione. Ma è un vino impegnativo, anche economicamente, dalle ristrette opportunità di beva (beh, per coloro che se ne fanno un problema, ovviamente!) tanto è ricco di materia e alcool, estratto dal lungo appassimento di uve e quindi lontano dal concetto del frutto fresco.

Bene, il successo dell’Amarone ha spinto un po’ tutti i produttori a distrarre sempre più impianti, risorse e attenzioni dal vino "base" dell’economia e della cultura della regione: il Valpolicella.  La produzione di uve per Amarone e Recioto (il gemello dolce dell’Amarone) ha toccato i 160.000 quintali nel 2005, un livello quasi cinque volte superiore alla media degli anni 1976-1985, mentre la produzione di uve per Valpolicella ha un trend leggermente in calo. La produzione di vini Valpolicella è passata dai 324 mila q.li del 1992 (quota del 97%) ai quasi 308 mila del 2005 (quota del 83%) con una variazione nel periodo del -3%. Amarone e Recioto sono passati dai 10.699 q.li del 1992 (quota del 3%) ai 63.509 q.li del 2005 (quota del 17%) con una variazione nel periodo del +474% [fonte: Consorzio Tutela della Valpolicella].

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"Riportare al centro della scena il Valpolicella", questo dichiarano dalla Cantina di Negrar, per bocca del presidente Ettore Righetti, del direttore tecnico Daniele Accordini e del direttore commerciale Alfredo Albertini. E la scena, oggi, è tutta per il Verjago (da "Vallis Veriacus", il toponimo usato nell’Alto Medioevo per definire i confini della Valle di Negrar, la capitale di fatto della Valpolicella).

Ma più che l’etichetta, conta evidenziare la natura di vino-progetto del Verjago. Un progetto di ricerca viticolo ed enologico, nato quattro anni fa con la collaborazione tra la Cantina di Negrar e l’Università di Verona, quando fu attivato il corso di laurea in viticoltura ed enologia e fu intrapreso "uno studio di zonazione per conoscere la diversa vocazionalità della vallata di Negrar". Da otto siti produttivi, con vigneti di età compresa tra i 10 e 15 anni, impiantati a uva Corvina e allevati a pergola veronese, si è passati a indagare 12 vigneti, introducendo anche posizioni di alta collina. Il progetto si è articolato poi in due siti sperimentali ripartiti su due ettari di terreno in località Jago, uno dedicato al confronto tra le diverse forme innovative di allevamento della vigna, l’altro al confronto tra le diverse selezioni clonali e i portainnesti.

La parte enologica del progetto si è concentrata sulla tecnica dell’appassimento e nell’individuare "l’effetto tempo", cioè "il momento di viraggio tra Valpolicella e Amarone", codificato poi in 40 giorni di appassimento, il periodo nel quale "si conservano e si concentrano le caratteristiche di ciliegia e frutta matura, tipiche del Valpolicella della tradizione".

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E, last but not least, le uve selezionate per produrre il Verjago (Corvina 40%, Rondinella 22%,  Molinara nera 5%, Corvinone 15%, Croatina 18%) non sono lo "scarto"  di quelle destinate a produrre Amarone: "una scelta che intende sottolineare la necessità di progettare per Valpolicella e Amarone vigneti dedicati e ben distinti, per ottenere risultati di qualità per entrambi i vini" dichiara Daniele Accordini. E, considerata la situazione attuale, è una dichiarazione importante, in totale contro-tendenza rispetto a quanto si può riscontrare nella Valpolicella odierna.

Il resto della storia del Varjago è il mestiere di cantina: pigia-diraspatura delle uve a metà novembre 2004, fermentazione alcolica per circa 12 giorni, separazione del mosto dalle vinacce, due travasi e fermentazione malolattica in botti "usate" da 50 hl, dove il vino è poi rimasto ad affinare per 18 mesi.

Prima di dirvi quanto è piaciuto il Verjago 2004 ad Aristide, forse è più interessante leggere il parere di Caroline Gilby, wine writer inglese e Master of Wine (il primo MoW, tra i 257 oggi al mondo, al quale Aristide stringe la mano…):

"Al naso è ricco e invitante con aromi di cioccolato nero, ciliegie nere, chiodi di garofano e violetta. Nella bocca il vino è ottimamente bilanciato, con ricchi sentori di ciliegie mature, fresca acidità e tannini fini e vellutati, gusto continuo e persistente. Un esempio superlativo che rappresenta il nuovo volto del Valpolicella, vinificato come un vino di grande qualità fine a se stesso".

Un "Super Valpolicella" questo Verjago 2004, che già alla sua prima vendemmia si fa notare per classe ed eleganza, oltre che per una piacevolissima bevibilità. Uno dei migliori Valpolicella che Aristide ricordi di avere mai bevuto nella sua breve carriera di wine blogger. Il tutto al prezzo di cantina di €11 per la bottiglia da 750ml. Complimenti.

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Le foto di questo post:
- alcune bottiglie del Verjago 2004, pronte per il servizio in tavola;
- il presidente della Cantina Negrar, Ettore Righetti (a destra, in piedi) mentre saluta gli invitati convenuti nella suggestiva sala della Bottega del Vino di Verona;
- Daniele Accordini durante il suo intervento (in piedi), Alfredo Albertini (secondo da sinistra), Caroline Gilby (terza da sinistra);
- Severino Barzan.