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Sempre più persone guardano video online, e sempre più persone dedicano meno tempo alla TV. Lo affermano i risultati di un’indagine svolta dalla società di ricerche inglese ICM Research per conto della BBC (qui la notizia su BBC News). Si tratta di una minoranza di persone (il 9% della popolazione accede regolarmente a video online, il 13% occasionalmente) e per giunta inglesi (tra gli europei più "aperti" ai mezzi di comunicazione interattiva e digitale: non perchè siano inglesi, ma grazie agli investimenti effettuati da BBC e SKY nello sviluppo di queste tecnologie).
Il 43% di questi fruitori di video online dichiara di dedicare sempre meno tempo alla TV tradizionale. La responsabilità di questa progressiva mutazione nelle abitudini viene attribuita al successo dei sistemi di raccolta e distribuzione di video online come YouTube (acquistata di recente da Google) e tanti altri emuli nati sulla rete negli ultimi mesi, ingaggiati con altrettanto successo da Apple iTunes e dalla tecnologia di distribuzione di contenuti multimediali (testi, audio musicale, audio libri e video) resa possibile dal Podcasting, alternativa a bassissimo costo al broadcasting televisivo.

Oltre a distribuire i post di un blog, è facile integrare contenuti audio e video che vengono poi distribuiti e ricevuti sul proprio computer e/o iPod in background (cioè mentre si sta facendo altro).

Il video online può essere usato in vari modi: oggi assistiamo ad un trasferimento "diretto" di contenuti video realizzati per essere fruiti tradizionalmente sulla TV di casa che vengono digitalizzati e riproposti in siti ad-hoc. Dai video-clip musicali ai trailer cinematografici, fino alle news dei broadcaster televisivi. La nuova ondata è l’espressione di forme di self-publishing (auto-editoria) consentite dal basso costo delle tecnologie e dalla totale assenza di "autorità editoriali" che si mettano a sindacare sui vostri contenuti (un po’ come nei blog). Insomma, libertà e costi bassissimi per chi produce. Una vera pacchia. Ecco quindi che "esplodono" siti come YouTube, anche a dispetto della qualità, spesso di livello inaccettabile se fosse su altri mezzi, dei video disponibili (Aristide vi segnala una piattaforma di video online assai migliore di YouTube: Brightcove).

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Anche il mondo della comunicazione del vino è stato toccato da questa
rivoluzione. Siamo ancora in una fase molto iniziale del fenomeno ma
potete aspettarvi sempre più attori e novità nei prossimi mesi. Aristide crede molto in un modello misto, dove contenuti video si saldano a testi e commenti del blog arricchendo la comunicazione con un punto di vista ulteriore: per questo è nata Aristide WebTV, il contenitore dei video pubblicati su questo blog. E’ un esperimento realizzato in grande economia ma, credo, utile più di tante parole a spiegare le potenzialità del mezzo.

Poi ci sono i siti "ricchi", sia di risorse finanziare che di contenuti, che cominciano a veicolare contenuti interessanti. Uno su tutti è il podcast video di Wine Spectator. Forse laggiù non capiranno un tubo di Brunello o Barolo o Amarone, ma la piattaforma di video online realizzata da Wine Spectator è di prima qualità. La versione in podcast gratuito è visibile a questo link [chi usa Apple iTunes deve usare questo indirizzo per iscriversi al podcast di Wine Spectator]. A titolo esemplificativo potete dare un’occhiata ai video disponibili gratuitamente nella pagina dedicata di WS.