Merano2006
C’è forse un solo modo per "sopravvivere" all’ International Wine Festival (IWF) di Merano: diluire l’esperienza con le Giornate del Riesling di Naturno, così com’è capitato ad Aristide-il-fortunato, quest’anno impegnato nella sua prima commissione d’assaggio nel 1.o Concorso Nazionale del Riesling. Dormi a Naturno, tranquillissimo villaggio della Val Venosta a 12 km da Merano, ti sposti in auto a Merano (o anche con un bel trenino da poco riattivato) e parcheggi senza problemi (non vi dirò dove, siamo su Internet, poi lo imparano in troppi e addio parcheggio!), ti trattieni quella mezza giornata abbondante che serve e te ne torni in albergo a Naturno. Per chi ha tempo e può fermarsi un week-end (magari uno di quelli lunghi) è la soluzione ideale. Per chi non ha tempo, basti Merano. Qui si viene perchè l’IWF è, probabilmente, l’evento italiano più importante (la fiera Vinitaly è a parte), soprattutto per la qualità delle aziende invitate a partecipare.

Per carità, per queste aziende l’investimento non è banale: una postazione all’IWF sembra sia costata €990 per i tre giorni del festival, aggiungete i costi della trasferta e vi farete un’idea. Ma per quasi tutte le aziende il solo fatto di esserci (le aziende sono selezionate dagli organizzatori e invitate a partecipare) è un reale riconoscimento del valore raggiunto o mantenuto sul mercato. Racconta Gianpaolo Paglia dell’azienda Poggioargentiera che Merano è soprattutto un’occasione per sviluppare le pubbliche relazioni, confrontarsi con i consumatori (ricordo che il biglietto di ingresso quest’anno costava €70) e, in generale, fare un investimento per consolidare o diffondere il proprio marchio aziendale: "Non si va per vendere o fare affari. Non è quel tipo di fiera, ed è giusto così". Amen.

Meranokursaal
Devo essere sincero: la sensazione personale nei confronti della manifestazione è controversa. Non è difficile riconoscere (e compiacermi) che è una manifestazione di alto livello qualitativo per le aziende e i vini presentati. Ma rimango interdetto nel constatare che l’IWF rischia di essere vittima del proprio successo. Se gli organizzatori non risolveranno con le Autorità locali il problema degli spazi dentro e fuori la Kurhaus (l’antico Palazzo delle Terme sede dell’evento) i troppi visitatori in spazi angusti rischiano di compromettere la fruibilità e l’esperienza complessiva a Merano: insomma, è arduo farsi un’idea accettabile di un vino nella ressa, nel caldo, nel rumore. Sono certo che gli organizzatori possano risolvere questo limite della manifestazione. Quando li vedi all’opera nell’organizzare la festa di inaugurazione del festival nella (a dir poco) suggestiva cornice medioevale di Castel Tirolo, curata nei minimi dettagli fino all’accensione di centinaia di torce per illuminare la strada pedonale di accesso al castello, non hai dubbi che gli amici meranesi possano riorganizzare al meglio gli spazi della manifestazione. Una proposta? Ho trovato "squilibrato" il peso dato alla parte gastronomica dell’IWF, Culinaria, quest’anno arrivata ad occupare l’intera struttura a tenda all’esterno della Kurhaus, mentre molte aziende e consorzi del vino erano relegati nelle calde soffitte del palazzo, obiettivamente decentrate dal cuore della manifestazione, la Kursaal ovvero il grande salone. Aristide va a Merano per il vino, Merano è nota per il vino di grande qualità che è in grado di proporre ai visitatori. Salamini, prosciuttini, biscottini, marmellatine e salsine, cioccolatini, extra vergini, tartufini e tartufoni stanno cominciando un po’ a stufare e, ammettiamolo, ci sono molte altre manifestazioni dedicate al milione di leccornie dei campanili italici.

Amici dell’IWF, date maggiore spazio al vino e, se proprio dovete, integrate la proposta Culinaria in banchi di assaggio misti del tipo "vino & cibo" dello stesso territorio.

Cosa mi ricorderò di Merano 2006?

  • Dom_saint_nicolasChampagne H. Billiot Brut Grand Cru 1999, H. Billiot Père et Fils, Ambonnay (Montagna di Reims), Pinot Nero 75% Chardonnay 25%, uno schianto di "bollicine", ottimo;
  • Anjou Blanc Les Saulaies 2004, Domaine Patrick Baudouin, Chenin Blanc;
  • Blanc Le Haut des Clous 2004, Domaine Saint Nicolas, Chenin Blanc – nella zona più occidentale della Loira Atlantica, il comune di Ile d’Olonne a Fiefs Vandeens nei pressi delle antiche saline, sorge questo Domaine di 32 ettari di argilla e scisto, gestito in bio-dinamica, che produce questo vino spettacolare dalle sensazioni intense e ampie;
  • Rivalta_lasparina_1
    Fontana dei Boschi Modena Lambrusco IGT 2004
    , Vittorio Graziano, Castelvetro di Modena, €6,50 in cantina. Gli chiedo: "Ma cosa ci fa un Lambrusco di Castelvetro di Modena nella sezione dei ‘vini estremi’?" e Vittorio Graziano, che si definisce "libero Vignaiolo (praticante)" giunto alla venticinquesima vendemmia e scampato ad un lavoro d’ufficio, mi risponde che "fare un Lambrusco come lo si faceva 35 anni fa è una cosa estrema, in Italia le ‘cose normali’ sembrano estreme!". Ne produce 25.000 bottiglie, con rese per ettaro bassissime per questa tipologia di vino (dichiara 1,5Kg di uva per pianta), vi assicuro che è un Lambrusco assolutamente da provare;
  • Rivalta Monferrato DOC 2003, Villa Sparina, Barbera in prevalenza, resa dichiarata a 35 q./ha, ottimo prodotto, originalissima la bottiglia;
  • Barolo Riserva Vignolo 2000, Cavallotto F.lli, €34,90 in cantina;
  • Moscatel20reserva_smallCapatosta Morellino di Scansano DOC 2004, Poggioargentiera, Sangiovese 95% Alicante 5%, un bel conseguimento per Gianpaolo Paglia l’essere con questo vino al "piano nobile" della Kurhaus insieme ai grandi nomi toscani, davvero complimenti;
  • Bolgheri Superiore DOC 2003, Podere Guado al Melo, medesime considerazioni per il medesimo conseguimento raggiunto da Michele Scienza, figlio d’arte, ;
  • Harlequin 2001, Zymè, €160 in cantina per blend di 15 uve veronesi, una "piccola follia" enologica di Celestino Gaspari, Francesco Parisi e Flavio Peroni, e un grande capolavoro non per tutti, ahimè…;
  • Coteaux du Layon Sélection Grains Nobles 2001, Domaine Patrick Baudouin, Chenin Blanc, portate pazienza ma Aristide si è innamorato di questo vitigno e non vorrebbe bere altro… [merci Francis pour la correction! Et le cadeau de cet Coteaux du Layon aussi.];
  • Chaudelune Vin de Glace 2004, Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle, Prié Blanc in purezza, biotipo Blanc de Morgex et de La Salle, prodotto nei vigneti più alti d’Europa cioè a Valdigne in Valle d’Aosta, €18 in cantina;
  • Sauternes 1998, Cru Barréjats, di Mireille Daret e Philippe Andurand;
  • Malaga Moscatel Reserva de Familia 2002, Bodegas Malaga Virgen Lopez Hermanos, Moscato d’Alessandria, un grande vino fortificato ma a soli 14,5% vol., con 400gr./litro di zuccheri residui perfettamente bilanciati e armonici con la mineralità. L’ultimo vino degustato: un’ora dopo ho lasciato Merano e lui era ancora con me…

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Le foto di questo post:
- esterno della Kurhaus a Merano;
- la Kursaal sabato 11 novembre;
- l’etichetta del Blanc Le Haut des Clous 2004, Domaine Saint Nicolas;
- probabilmente la bottiglia più originale presente all’IWF, quella del Rivalta Monferrato DOC 2003, Villa Sparina;
- altra bottiglia affascinante per il Malaga Moscatel Reserva de Familia 2002, Bodegas Malaga Virgen Lopez Hermanos.