"Non esiste conflitto tra la massima espressione dei vitigni ‘internazionali‘ impiantati in Italia e il nascente ‘partito
dei vitigni autoctoni. Esiste piuttosto la necessità di investire nella
ricerca e sviluppo di nuove varietà incentrate sulla ibridazione dei
vitigni di taglio ‘bordolese‘ (Cabernet, Merlot) con vitigni ‘nazionali‘ per sviluppare nuovi vini di carattere e stile ‘italiano‘."

Talkshow
Rieccoci qua, un anno dopo, alla rassegna "Bordolesi Cabernet Merlot" che in un anno cambia nome e sede [è il terzo Bordolese Day, celebrato dal 14 al 15 ottobre a Sarego (Vicenza), nella
magnifica Villa La Favorita, ormai sede eletta di rassegne enogastronomiche di qualità come "VinNatur, degustazione vini naturali"].

Rieccoci qua, anche il post qui presente comincia come lo stesso post di Aristide del 2005. Perché? Perché l’affermazione sopra riportata – sono parole del prof. Attilio Scienza, cattedratico di viticoltura all’Università di Milano – resta valida anche un anno dopo, nella sua solare chiarezza e nella desolante assenza dall’ordine del giorno del talk show dal titolo "Cabernet, Merlot o Bordolese? L’aristocrazia del mondo – terra, genio, stile italiani". Ben 16 relatori erano radunati all’affollato tavolo del talk show (tranquilli, gli spettatori erano per fortuna molti di più, come testimoniano le immagini del video girato da Aristide), moderati dal giornalista Bruno Donati, ospiti di Carlo Bressan, presidente del Consorzio Arcole Doc, sotto la regia organizzativa di Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di Tutela del Soave, e del suo staff.

L’Italia riunita a convegno è spesso afflitta dai medesimi tic. Si abbandona a rievocazioni del passato per qualificare un presente modesto e da piccolo cabotaggio, dove i grandi e nobili imprenditori di una volta hanno perso il tram della cultura scientifica e dell’innovazione, non sembrano comprendere le sfide attuali e nemmeno sfruttare le opportunità, salvo quelle a breve di uno spot pubblicitario camuffato da intervento in un talk show.

Tocca quindi ad Antonio Piccinardi, giornalista milanese, ultimo dei 16 intervenuti a parlare, richiamare tutti i precedenti relatori al dinamismo del futuro: "Anche oggi si è parlato al passato, ma il futuro?" si è chiesto Piccinardi. Troppo tardi per il futuro, troppo tardi lanciare un richiamo al termine del talk show. Pazienza, si aspetterà un altro anno.

E’ questa la chiave di interpretazione principale di questo evento. Pochissimi hanno parlato di "futuro", quali innovazioni del tipo invocate dal prof. Scienza un anno fa, quali strategie di marketing per affrontare i mercati con l’offerta di vini italiani basati sul segmento "vitigni internazionali" (Cabernet, Merlot, Syrah, Chardonnay, Sauvignon) che tanto pesa sul fatturato globale del vino italiano (almeno per un terzo) e che rappresenta la punta di diamante dell’offerta di qualità per il gusto internazionale (Supertuscans in testa).

Osserva Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, che soprattutto i Bordolesi hanno sostituito vitigni scadenti, si adattano benissimo nei tanti terroir italici e con essi si fanno grandi masse di vino di qualità, sono il "gusto internazionale", sono la chiave per entrare nei mercati globali (vedi Chardonnay Planeta e i Supertuscan), insomma – aggiunge Aristide – sono il sogno fattosi realtà di ogni industriale o grande imprenditore o commerciante del vino. Ma, continua Emilio Pedron, sono anche difficili a vendersi, troppo omogenei e simili ai concorrenti cileni, australiani, neozelandesi, americani (domani anche cinesi o indiani, aggiunge Aristide). Occorre decidere se impostare una competizione basata sul prezzo o sul rapporto qualità/prezzo, o se occorre investire nel marketing e/o dotarsi di buone strategie distributive. La competizione globale è sempre più polarizzata sulla qualità assoluta o sul prezzo (o qualità/prezzo), è sempre più organizzata, raffinata, coordinata a livello di sistemi paese e distribuzione. L’Italia non può pensare di vincere competendo solo sui costi, dice Pedron: forse allude alle recenti vicende sui trucioli autorizzati dall’UE nella vinificazione dei vini europei? Forse – allude Aristide – se continuiamo ad accettare sfide competitive imposte dagli altri (sui prezzi bassi, per esempio) ci troveremo a ridurre sempre più i costi (e la qualità) e, a medio termine, a ridurre causa chiusura le aziende produttrici di vino italiane?

Rincara la dose Giuseppe Meregalli, presidente dell’omonima azienda di importazione e distribuzione di vini pregiati e grandi spiriti: il Bordolese è un vino costruito sui gusti predominanti dei consumatori internazionali. Ma i prezzi dei Bordolesi al top del mercato hanno raggiunto punte di 500-550 Euro a bottiglia nelle aste en primeur a Bordeaux. E’ in crisi il modello della qualità che sostiene prezzi così elevati, osserva freddamente Meregalli. Che fare? Meregalli propone strategie di marketing imperniate sullo sviluppo dei brand aziendali, sulla proposizione e affermazioni dei valori di marca dei produttori italiani, forse Meregalli pensa – o condividerebbe questa mia opinione – alle strategie operate dai marchi della moda italiana. Chissà, magari Aristide prima o poi riuscirà a chiederglielo di persona.

Ma questioni così volgari non vanno trattate in un talk show, suvvia. Come diceva Giorgio Gaber nella sua opera teatrale "Polli di Allevamento", cantando "Salviamo ‘sto paese"?

"Cerchiamo di essere realisti. Non lasciamoci trarre in inganno… ehm… dalla realtà!"