Cinque mesi fa eravamo ospiti della cantina di Albino Armani, sede in quel giorno di un convegno dal titolo "Il vino che era, il vino che verrà: è
possibile brevettare la tradizione?" (qui il post di allora e qui il post con il video che ne seguì). In quell’occasione, Albino Armani era al culmine di una lunga collaborazione con i ricercatori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, impegnati in una serie di studi e prove di vinificazione sui vitigni locali della Valdadige (nord di Verona).

Albino Armani intervenne in seguito su Aristide manifestando il dubbio di non essere stato abbastanza chiaro nell’esporre le sue idee, e ci lasciammo con l’intesa di ritornare sull’argomento appena possibile.

Alcune settimane dopo siamo(*) tornati alla Corte del Foja Tonda, nei pressi di Dolcè (VR), per realizzare un’intervista più approfondita sull’argomento della brevettabilità di nuovi incroci da vitigni di vecchie varietà trentine e della Valdadige in corso di studio e realizzazione presso l’Istituto di San Michele con il contributo e la passione di Albino Armani. E’ una chiacchierata che allarga il campo al tema più ampio della ricerca e sviluppo finalizzata alla conservazione della tradizione vitivinicola di un territorio e al miglioramento delle caratteristiche dei vitigni tramite incrocio per puntare ad obiettivi di salubrità del vino.

(*) Il video che potete vedere qui è il frutto di una co-produzione "Aristide / VinoPigro" (alias quest’ultimo di Elisabetta Tosi): due blogger e un vignaiolo davanti alla telecamera.

Ecco il video dell’intervista ad Albino Armani:



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