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Abbiamo atteso lo svolgersi delle due manifestazioni collaterali al Vinitaly di Verona (Vini Veri a Villa Mattarana e VinNatur a Villa Favorita), oltre ad alcuni giorni necessari a riordinare le idee, prima di stilare un commento e alcune considerazioni sul movimento dei produttori di vini naturali e bio-dinamici, nonchè una serie di proposte "programmatiche" che ci permettiamo di rivolgere ai responsabili dei due movimenti.

Entrambe le manifestazioni hanno presentato un buon gruppo di produttori con numerose presenze dall’estero (soprattutto Francia) ed integrazioni con nuovi invitati, sia per colmare gli inevitabili vuoti a seguito della divisione in due gruppi successiva alla scorsa edizione del 2005, sia per accogliere nuovi produttori. Entrambi gli eventi ci sono sembrati nel complesso ben organizzati, in location adatte sia per logistica che per accoglienza degli spazi (qualche punto a favore per VinNatur che in Villa Favorita dispone di un edificio più ampio e suggestivo), fino ad arrivare alla cura dei "supporti alla visita" (cataloghi, schede informative comuni e per ogni singolo produttore, ecc.: qui assegnamo il vantaggio a Vini Veri, probabilmente ben supportato dall’esperienza di un operatore come Velier. E se così non fosse, complimenti lo stesso).

Dopo la separazione, le due organizzazioni dimostrano di essere ben avviate nel trovare il proprio nuovo equilibrio, basato sia su due buone "piattaforme" di produttori che su interessanti premesse organizzative e commerciali. Restano ovviamente diverse le impostazioni dei due movimenti. Ecco di seguito due brevi estratti dalla documentazione rilasciata al pubblico, più ampie delucidazioni le trovate sui rispettivi siti.

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Gruppo Vini Veri

"Anarcoidi
naturalisti [...] orgogliosi di poter dire all’esterno che, se non
siamo dalla parte giusta, siamo sicuramente un’isola [...] ecco cosa
siamo. Non siamo biologici, anche se la nostra regola impone condizioni
di vigna e di cantina ancora più severe di quelle delle varie
‘certificazioni’. Non siamo biodinamici, anche se molti di noi credono
alla filosofia di Steiner. Non lo siamo perché sappiamo che purtroppo
le regole possono essere cavalcate dalle mode, non lo siamo perché
sappiamo che nulla è più facile che imporre regole per poi violarle. Le
grandi ricchezze così nascono. [...] Noi ci siamo ribellati, riteniamo
che la ‘regola’ che sottoscriviamo sia un impegno così grande da
estrarre da noi la parte migliore, sappiamo che violare questa ci
costerebbe l’espulsione dal gruppo e la rivalsa legale [...]
".

VinNatur
"[...]
Il movimento non si pone l’obiettivo di fissare in una "regola" i
criteri di selezione dei produttori che vi si identificano, ma di
incontrare chi condivide ideologicamente e filosoficamente una cultura
di trasparenza, naturalità e ricerca delle espressioni della terra.
Produrre vino in maniera naturale significa agire nel pieno rispetto
del territorio, della vite e dei cicli naturali, limitando attraverso
la sperimentazione, l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura
chimica e tecnologica in genere, dapprima in vigna e successivamente in
cantina. [...] Il movimento si pone l’obiettivo di fare cultura
rifuggendo qualsiasi tentazione commerciale, cosa che va lasciata alle
individuali di ogni produttore all’interno della propria azienda.
L’appartenenza al gruppo significa riconoscere in se stessi
caratteristiche coerenti con gli altri viticoltori del movimento e non
entrare in possesso di un marchio di fabbrica
".

Ciascuno di voi tragga le proprie considerazioni sulle piattaforme "ideologiche" dei due movimenti.

A noi resta da osservare che ben poche sono le differenze nella
sostanza
della proposizione bio-dinamica o naturale espresse dai due
gruppi. Al di là degli stili diversi dei produttori, soprattutto dovuti
ad elementi di terroir, i vini degustati sono in diversi casi
strepitosamente "differenti" rispetto ai vini convenzionali,
soprattutto per l’estrazione di colori e profumi e per indubbie
componenti che – per chi le conosce – fanno risalire con più decisione
e chiarezza all’identità del vitigno in quel territorio.

Quanto
all’integrità del vino e alla sua maggiore salubrità ci atteniamo alle dichiarazioni dei produttori. Tra queste e l’approccio
fideistico di molti consumatori che si avvicinano a questi tipi di
vini, resta soltanto un "piccolo" particolare: comunicare a tutti la
sostanza "naturale" di questi vini – dall’etichetta ai siti Internet
dei winemaker – ed informare adeguatamente i consumatori sulle
differenze che distinguono un vino rispettoso di pratiche naturali e
"minimaliste" rispetto ad un vino "convenzionale" [preferiamo "minimaliste" a "tradizionali": chi ha detto che
l'esperienza della tradizione sia garanzia di pratica corretta o
qualità superiore? E l'innovazione che rompe nella continuità la
tradizione, non è essa portatrice di valori positivi? Se l'abate
Perignon avesse seguito solo la tradizione, non sarebbe mai nato lo
Champagne... ma questa è solo l'opinione di un blogger-consumatore...].

Ci siamo fatti questa idea: far assaggiare i vini al pubblico di certo non basterà. Secondo Aristide, il futuro del movimento bio-dinamico si confronta con una domanda di mercato potenziale assai interessante, ben radicata tra un pubblico soprattutto di giovani e appassionati alla ricerca di vere alternative a certi stili di vino "convenzionale", ancora incerta però sui contenuti dell’offerta di vino realizzato con pratiche bio-dinamiche. In pratica:

  • Rigore nella selezione degli aderenti alle due organizzazioni
    Crediamo che sia il primo aspetto da curare subito dopo la conclusione dei due eventi. Al di là delle dichiarazioni di principio dei responsabili di VinNatur e Vini Veri al riguardo, noi consumatori saremmo interessati alla massima trasparenza e chiarezza su questa questione.  Non crediamo si tratti di istituire nuove "certificazioni", troppo spesso onerose, inconcludenti, inefficaci. A ciascun gruppo starà il compito di trovare il sistema più congeniale alle proprie esigenze.  Comunicatecelo e ci regoleremo di conseguenza ma, ricordate, desideriamo trasparenza e chiarezza.
  • Formazione, formazione, formazione
    Ci sono tre tipi di interlocutori da formare:
    • i produttori sulla soglia del bio-dinamico (in attesa di avviare l’attività oppure già in mezzo al guado della transizione dalla pratica convenzionale o biologica, a quella bio-dinamica) ed i produttori già attivi;
    • gli intermediari commerciali (agenti e venditori, ristoratori, enotecari);
    • consumatori.
      Ciascuno di questi segmenti di mercato ha esigenze diverse e obiettivi diversi. Se per una volta, impostando questa particolare attività, si rovesciasse l’approccio partendo dalle esigenze ed interessi dei consumatori anzichè dalle necessità ed obiettivi della filiera produttivo-commerciale, sarebbe un segnale di grande novità [certo, questo approccio si chiamerebbe marketing, paroletta invisa a molti cultori del vino "alternativo", inconsapevoli (?) di essere loro per primi un fenomeno di marketing].
  • Chiarire il concetto bio-dinamico ai consumatori
    Su questo punto si sono fatti molti sforzi in passato e durante le due rassegne. Resta il fatto che la confusione sul significato di bio-dinamico rispetto al biologico e convenzionale (quand’anche fossero chiari al pubblico anche questi ultimi…) regna sovrana. Non dovrete mai stancarvi di comunicare su questi aspetti. Una piccola preghiera: evitate l’approccio del contrapporvi a qualcosa o qualcuno, contiene troppa negatività. Sottolineate le differenze e diversità in maniera positiva, gli argomenti non mancano di certo.
  • Evitare le contrapposizioni con il mondo del vino e le istituzioni convenzionali
    Può essere vero che sia congenito ad ogni movimento che si ritenga alternativo a qualcosa, esasperare le contrapposizioni. Ma, suvvia! stiamo in definitiva parlando solo di vino… Evitate i toni da "contrapposizione verso" i vini che attualmente tutti
    noi beviamo, o l’industria o la filiera della quale tutti voi, malgrado
    tutto, fate sempre parte. Non date corda a certe mammolette là fuori che hanno visto volare degli asini – abbastanza a bassa quota, per la verità – e credono che un vino naturale e sano non debba essere contaminato dalle leggi del mercato. Le rassegne di Villa Favorita e Villa Mattarana esistono per presentare prodotti, fare pubbliche relazioni, comunicare alla stampa ed ai consumatori, vendere il vino a importatori, distributori, agenti, enotecari e ristoratori, ecc. Affrontate da adulti quali siete la questione, apertamente, con trasparenza e chiarezza (ancora): aiuterete grandemente la credibilità delle vostre fatiche quotidiane, in vigna come in cantina come alle rassegne e degustazioni con i vostri clienti, che non sono asini volanti.

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Le foto di questo post:
- l’esterno di Villa Mattarana durante la prima, piovosa, giornata;
- panoramica esterna di Villa Favorita.