VendangesbeaujolaisboninAristide, che della lentezza si avvale come virtù, vi parla del Vino Novello dopo circa 72 ore dal fatidico momento della messa in commercio a termini di legge (mezzanotte e un minuto del 6 novembre: ma noi abbiamo visto bottiglie in esposizione sul banco di alcuni locali già al mezzogiorno del 4 novembre).
L’evocata lentezza ci è servita per accumulare informazioni dai numerosi siti Internet e dai colleghi blogger per compilare una sorta di Bignami-del-Novello o, se preferite, una "Novello FAQ" (Frequently Asked Questions – Domande e Risposte più Frequenti), riprodotta più sotto.
Parleremo spesso del Beaujolais Nouveau, il vino che nel XX secolo ha rappresentato l’affermarsi del concetto del vino Novello, inevitabile termine di confronto tra la produzione italiana e quella francese.

  • Il Novello è un vino?
    Si. Nonostante molti esperti possano storcere il naso a questa risposta affermativa, ci duole confermare che il vino
    Novello non è altro che il risultato di un procedimento diverso di
    lavorazione dell’uva, in particolare la "macerazione carbonica", una
    tecnica di vinificazione tramite fermentazione accelerata messa a punto
    in Francia negli anni ’30.
  • Da dove trae origine il Novello?
    La storia dei vini novelli è
    senz’altro assai antica. L’origine più diretta dei moderni novelli
    proviene dalle tradizioni consolidatesi in Francia nella regione del Beaujoloais, una contea della Borgogna meridionale. Qui, negli anni ’30 un ricercatore di nome Flanzy, ottenne un mosto gradevole e profumato da grappoli d’uva conservati sotto anidride carbonica (CO2). Successivamente furono i produttori del Beaujolais ad applicare tale tecnica di vinificazione esclusivamente ad uve del vitigno Gamay.
  • Quali sono le differenze tra il Beaujolais Nouveau e il Novello italiano?
    - il Beaujolais Nouveau è immesso sul mercato il 3.o martedì del mese di novembre;
    - il Novello italiano è immesso sul mercato il 6 novembre;
    - il Beaujolais Nouveau è prodotto da un solo vitigno, il Gamay;
    - in Italia vengono usati 60 vitigni, dei quali 7 internazionali, gli altri sono autoctoni; il Merlot è il più usato (17%); 42 sono i Novelli mono-varietali e autoctoni; 71 in tutto sono i Novelli mono-vitigno;
    - la vendemmia nel Beaujolais è rigorosamente manuale, in Italia no;
    - in Francia la macerazione carbonica è per obbligo di legge applicata al 100% delle uve utilizzate per produrre il B. Nouveau;
    - in Italia il disciplinare limita la macerazione carbonica al 30% delle uve. In pratica si consentono "rabbocchi" o "integrazioni" con vini dell’anno precedente. Non tutti i produttori limitano la macerazione carbonica al 30%, ma occorre che sia chiaramente esplicitato in etichetta il ricorso ad essa in via completa o esclusiva:
    - la Francia produce circa 65 milioni di bottiglie di Beaujolais, l’Italia circa 17 milioni di bottiglie di Novello delle varie tipologie.
  • Come funziona e quali scopi ha la macerazione carbonica?
    Lo scopo principale è quello di accelerare la fermentazione delle uve, estraendo un’ampia gamma di sensazioni profumate e fruttate, contribuendo a creare un vino assai fresco, leggero, facile da bere. Riguardo al suo funzionamento, citiamo per intero: 

"I grappoli interi sono posti all’interno di apposite vasche da 50-70hl,
nelle quali dopo aver prodotto il vuoto d’aria viene immessa CO2, a 30°
per 7-14 gg. I grappoli che si trovano sul fondo delle vasche vengono
schiacciati dalla massa d’uva e liberano il mosto. I lieviti indigeni
migrano dalla buccia alla polpa alla ricerca di ossigeno ed acqua,
innescando un processo di fermentazione intracellulare.  Al termine del ciclo si procede alla vinificazione in rosso, con una lieve pigiatura e un’ulteriore fermentazione di 3-4gg.


La gradazione minima è dell’11%, il termine ultimo per l’imbottigliamento è il 31 dicembre dello stesso anno della vendemmia, mentre come detto la commercializzazione non può avvenire prima del 6 novembre, giorno del deblocage". (VinoInRete)

  • Quanto tempo si può conservare una bottiglia di Novello?
    Per le caratteristiche intrinseche della sua vinificazione il Novello non contiene tannini, tra i principali conservanti del vino. E’ quindi un vino che va consumato entro pochi mesi: secondo la tradizione, entro la Pasqua. Non acquistate Novello oltre questo periodo: o non è più integro, oppure non era Novello…
  • Il Beaujolais è sinonimo di Novello?
    Certamente si. Ma attenzione: nel Beaujolais esistono ben dodici denominazioni, ma solo il Beaujolais Nouveau si riferisce al Gamay vinificato con la macerazione carbonica. Anzi, questo vino viene tecnicamente denominato Beaujolais Primeur: secondo le leggi francesi ed europee, la denominazione "primeur" viene assegnata ai vini immessi sul mercato tra la propria vendemmia e la primavera successiva, mentre la denominazione "nouveau" è per i vini immessi sul mercato tra la propria vendemmia e la vendemmia successiva.
  • Quando abbiamo cominciato a produrre Novelli in Italia?
    Negli anni ’70. I primi produttori sono stati Angelo Gaja (Vinot) ed i Marchesi Antinori (S. Giocondo, creato da Giacomo Tachis).
  • Che filosofia produttiva ricercano i produttori del Novello?
    Nelle parole dell’enologo Giacomo Tachis:

"Oggi più di ieri, per questi vini di primo fervore si cerca il carattere soffice, rotondo, fruttato, dimentichi quasi della tradizione e della fedeltà alla tipologia storica, anche se appartenenti ad una determinata e catalogata origine di produzione sul piano geografico, topografico e pedologico. Vero che l’enologia italiana dei novelli parte da svariati vitigni e offre al consumatore bottiglie diverse e diversificate per certe distanze organolettiche fra loro, non soltanto per origine varietale dei vitigni, per fattori pedoclimatici e per sistemi di allevamento della pianta. Ma è vero anche che la tendenza 
attuale è verso una bottiglia di immediato effetto organolettico basato sì, sull’aroma primario dell’uva, ma ancor più sul secondario, ossia su quel corredo frugace di fruttato che invita il consumatore ad essere velocemente avvinto senza chiedersi oltre, quando si alza da tavola. Tipologia non tanto di vitivinicoltura, quanto di enologia tecnica rampante. Tipologia di vino alla “carpe diem”, che genera emozioni subitanee, che piace al consumatore e che va bene al produttore. Tipologia di vino che non vuole essere il vino nuovo, ossia l’inizio, il rampollo di generazione tradizionale, ma a sé stante: ‘generazione novello’
".

  • Quali sono i numeri intorno al mercato del Novello in Italia?
    - 337 produttori nel 2005 (352 nel 2004);
    - 16.818.900 bottiglie prodotte nel 2005 (16.884.508 nel 2004);
    - € 77 milioni il fatturato del Novello nel 2004;
    - 0,27% è l’incidenza sulla produzione vinicola nazionale;
    - 20 regioni produttrici, ma il 61,5% delle bottiglie sono prodotte al Nord;
    - il Veneto produce il 50,4% delle bottiglie prodotte al Nord, il 33% delle bottiglie prodotte in tutta Italia;
    - il 7,4% delle cantine produce il 44,9% delle bottiglie di Novello;
    - 60 vitigni utilizzati (Merlot 17%, Sangiovese 13%, Cabernet e Ciliegiolo 6%);
    - 71 Novelli mono-vitigno, dei quali 42 autoctoni;
    - € 4,60 è il prezzo medio a bottiglia del Novello italiano.

L’andamento del mercato del Novello è in continua contrazione dal 2002, anno di assoluto picco della produzione nazionale (17.964.602 bottiglie prodotte): rispetto ad allora sono state prodotte 1.145.702 bottiglie in meno.  Anche alla Salone Nazionale del Vino Novello presso la Fiera di Vicenza diversi osservatori hanno notato un minore interesse per questa tipologia di vino.

Siamo forse al declino del Novello?

Ecco le fonti utilizzate per questo post:


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    La foto in apertura di questo post:

    - "Vendanges à Fleurie", di R. Bonin – vendemmia in un villaggio del Beaujolais (tratta dal sito Beaujolais.net).