Rieccoci qua, appena tornati da un viaggio in Scozia. L'unica, e assoluta, sensazione negativa riportata durante il viaggio riguarda la condizione dei vini italiani in quel mercato. Premettiamo che quanto stiamo per affermare non ha la pretesa di una ricerca di mercato rigorosa, nè si fonda su dati quantitativi accertati con scrupolo e metodo scientifico. Semplicemente è la sensazione dell'uomo della strada, che si forma un'idea tra gli scaffali dei supermercati, le vetrine delle enoteche, le liste del ristorante.
Non vogliamo nemmeno soffermarci sulla marginalità del vino italiano in Scozia, area di mercato sicuramente "marginale" per il vino rispetto ad altre bevande là consumate. Predominano i vini Australiani e Californiani, seguiti in ordine sparso da Cileni, Neozelandesi, Sudafricani, tutti attestati nelle fasce di prezzo medio-basse. Nelle fasce medio-alte ecco i Francesi e, ancora, Australiani e Californiani. In dieci giorni di viaggio, a parte prodotti di Vini Pasqua, Gruppo Italiano Vini, La Gioiosa, non abbiamo visto marchi di richiamo italiani, solamente marchi secondari e, i pochi sugli scaffali, di solito nelle fasce di prezzo medio-basse. L'esempio emblematico è costituito dal Valpolicella Classico Doc, 2003, Selected by Tesco (nota e importante catena della Grande Distribuzione nel Regno Unito), prodotto dalla Cantina di Soave Scarl e imbottigliato a Calmasino (VR).
Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente).


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